Jeeg va… a Roma!

di

Data

L’autore del romanzo “Roma Caput Zombie” non ce la fa a restare imparziale mentre parla del film “Lo chiamavano Jeeg Robot”… e rosica pure!

Come fai a scrivere una recensione di Lo chiamavano Jeeg Robot?

Non puoi.

Intanto per recensire un film avresti dovuto vederlo nel pieno delle tue facoltà mentali.

Invece eri influenzato e per uscire ti sei dopato con un cocktail di Tachiflu, Fluimucil, aspirina, caffeina, echinacea, halls mentholiptus.

Uscire di casa è stata un sfida alla Narcotici, entrare nella sala del cinema un affronto all’Antiterrorismo e assistere allo spettacolo un attacco batteriologico a suon di starnuti e colpi di tosse, prontamente rivendicato dallo Stato Islamico.

Poi per recensire un qualsiasi film dovresti almeno:

a) Fingere una certa imparzialità (non puoi sei un fan sfegatato di questo film).

b) Esibire buon gusto e una certa erudizione cinematografica (non fa per te: nemmeno tua moglie ti segue al cinema e alcuni dei tuoi migliori amici ti hanno tolto il saluto da quando li hai spinti a vedere Attack the Block che tu consideri ancora un capolavoro.)

Sei troppo impulsivo e non è bene scrivere recensioni sull’onda dei sentimenti.

Eh già perché Lo chiamavano Jeeg Robot ti ha fatto ridere, ti ha fatto piangere, ti ha meravigliato e, diciamolo, ti ha fatto anche rosicare un po’.

Perché hai pensato:

«Una storia del fantastico ma ambientata nella periferia romana con precisione pasoliniana, un outsider che in seguito a un incidente si trova in possesso di poteri straordinari che lo aiutano a crescere e a sviluppare il suo lato umano, una storia d’amore tra due marginali…  dove ho già sentito cose del genere?»

Ma certo hai scritto un romanzo con gli stessi ingredienti!

Solo che Roma Caput Zombie fatica ad essere distribuito nelle librerie mentre Lo chiamavano Jeeg Robot lo danno a Roma in oltre venti sale.

Voi non rosichereste nemmeno un po’?

In ogni caso, no! La recensione non la puoi proprio scrivere. Al massimo puoi fare un elenco di quelli che a te sembrano buoni motivi per andare a vedere questo film.

1)    Lo chiamavano Jeeg Robot è a tutti gli effetti un film italiano del filone dei supereroi. (Si può fare!) Enzo Ceccotti è il primo supereroe romano e in quanto tale non poteva che nascere da un bagno involontario nel Tevere.

2)    È la dimostrazione che oltre le trite commedie all’italiana e le mattonate d’autore esiste una terza via per il cinema nostrano che riesce a coniugare intrattenimento e intelligenza.

3)    Cercare su Google, sezione video, Basette e Tiger Boy sono due corti  rispettivamente di 16 e 20 minuti di Gabriele Mainetti (regia) e Nicola Guaglianone (sceneggiatura). Vi sono piaciuti? Gli autori sono gli stessi ma Lo chiamavano Jeeg Robot è molto di più.

4)    È un film scritto benissimo.  Riesce a non prendersi troppo sul serio senza perdere di credibilità. Le battute fanno ridere, i momenti drammatici fanno piangere, le scene d’azione sono verosimili.

5)    Gli attori, una buona prova. Un ottimo lavoro corale che esalta lo script. Claudio Santamaria (il protagonista, un outsider che si ritrova, suo malgrado con superpoteri), Luca Marinelli (Fabietto, lo zingaro, l’antagonista), ma soprattutto Ilenia Pastorelli che interpreta Alessia, la coprotagonista, una ragazza con ritardo cognitivo, alla perfezione (parola di educatore professionale!)

6)     È un film dove i cattivi sono cattivi e i buoni sono buoni. E, anche se i buoni a mani nude sventrano bancomat e svaligiano portavalori, non c’è l’apologia del coatto criminale a cui ci hanno abituato film e serie TV paracule negli ultimi anni

7)    Di film sul degrado Sociale e ambientale di Roma, in questi anni, ne sono usciti molti. Lo chiamavano Jeeg Robot e Non essere cattivo, a mio avviso, sono i più onesti

Di solito gli elenchi sono su base decimale e, se stessi scrivendo le ragioni per leggere Roma Caput Zombie, non ti fermeresti al settimo punto

Mi sa che hai proprio rosicato.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'