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Fuori dai denti

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Mecuccio non paga la dentiera e il dott. Giardini, incontrandolo in piazza, con una scusa gliela riprende. Dopo le stazioni in un paio di bar, Mecuccio arriva dai Carabinieri per denunciare il fatto.

Mecuccio non paga la dentiera e il dott. Giardini, incontrandolo in piazza, con una scusa gliela riprende. Dopo le stazioni in un paio di bar, Mecuccio arriva dai Carabinieri per denunciare il fatto.

Appuntate Appunta’ che ‘l dentista m’ha sdentato poe m’ha dentierato e poe sdentierato. Nu è così che se fa co’ ‘n omo ché le dente so’ ‘mportante, sinnò come addente?
Io c’hìo le mie le dente, esso gnente. Vedete, vedete, altro che addenta’, Appunta’. ‘n tengo manco la bava! Appuntate, appuntate.
Quarcuno trettecava, facìa qua e là, ma gnente de che. Quarcuno spuncicava la lingua, un po’ qui e un po’ lì, ma gnente de che.
Com’è come nu’ è, vo’ dal dentista che l’ultima vorta c’ero stato da soldato. Te puzza ‘l fiato me dice; no, me rode ‘l culo, je dico. Voe che gli avreste detto Appunta’?; la prima volta già ‘sta confidenza…
Martello e tenaglia e me sganassa e ‘ntanto me dice che so’ fradicio. Io o le dente denti’? je dico. Paro e quarcosa, me dice, me pare. Tipo paro dentite me pare, è ‘l dentista. Appuntamolo Appunta’, che poe guardamo ‘l vocabbolo sul vocabbolario.
La prima vorta m’ha levato la mezza pacca de sopra. Paro ‘ncazzo Appunta’, otto dente ‘n fila, ha fatto filotto. Magnavo storto come le gatte. Poe la mezza pacca sotto ma da quest’altra parte; e magnavo solo ‘l pancotto. Alla fine c’hìo ‘l muso più corto de tre centimetre e la scucchia; e la lingua pareva matta e sguillava come ‘n anguilla.
M’ hìa promesso la protesi e ‘nvece m’ha messo ‘na dentiera. Balla tutta e balla sempre, ‘sta diavola. Quanno magno schiva ‘l boccone, schifa mado’!; le bestemmie solo a bocca stretta e pe’ fischia’ dietro a la sorca c’ho ‘l fischietto. E voe esse’ pagato? Damme la protesi e io te pago.


Il croccante verbale redatto dall’Appunta’ illustra altri aspetti salienti della vicenda.

Verbale di Denuncia Orale art. 333 c.p.p.

L’anno 2008, addì 15, del mese di febbraio, alle ore 12 e zero minuti secondi, il sottoscritto Gaetano Quagliarella, Ufficiale/Agente di Polizia Giudiziaria, effettivo presso il Comando Stazione Carabinieri di Orvieto, dà atto di acquisire la seguente denuncia orale.

Denunciante: sig. Domenico Pietropaoli, detto Mecuccio, nato a Ficulle, il 12.8.1947, residente a Ficulle, via Garibaldi, civ. 18, professione commerciante, tel. 0763.125498, identificato in quanto persona di notorietà diffusa e personalmente noto allo scrivente.

Il predetto riferisce: “questa mattina, avendo già espletati i commerci avicoli e leporidi che mi avevano indotto in orario antelucano a scendere in città, mi intrattenevo in piazza della Repubblica, poco oltre la veranda del Bar Centrale ed equidistante dalla tabaccheria Focarelli e dalla drogheria Flli Canetta, in ameno sodalizio verbale con alcuni abituali avventori di quei luoghi e di quegli esercizi — omisis —
Ad un certo punto, non posso stabilire con esattezza l’orario pur essendo stimabile che si fosse tra le 9.15 e le 9.30 antimeridiane, si appalesa davanti alla mia persona il dott. Franco Giardini, medico odontoiatra con studio in via Pianzola 31. Mi si rivolge con tono affabile e mi dà dell’ubriacone, del rincoglionito e del ladro. Soltanto ex post capisco che non era per celia. Ma procedendo con ordine dichiaro che ho aderito al suo invito ad aprire la cavità orale, di cui ho spalancato l’orifizio, in quanto ben disposto dalla sua cordialità che ancora non sospettavo falsa. Ingenuamente ho creduto che il dottor Giardini volesse appurare la qualità del suo lavoro e fosse in condizione, seduta stante e lì per lì, di aggiustare la protesi dentale con la quale si poneva rimedio all’edentulia causata dalla parodontite di cui ero affetto e che mi aveva spinto a rivolgermi alle sue cure. E non ho eccepito nulla allo scappellotto assestatomi con la mano destra sul cotozzo, cioè sul coppino, cioè nella regione occipitale pensando che con esso si volesse coadiuvare il lavoro della mano sinistra che introdotte le dita indice e medio a tenaglia nella mia cavità orale, aperta come e perché appena detto sopra, rapida e precisa estraeva le due metà della protesi. Prima la superiore e poi la inferiore.
Domanda: può essere che gli scappellotti in regione occipitale possano essere stati due o più?
Risposta: non ricordo.
Solo quando vidi il dottor Giardini involtare le due protesi nel fazzoletto, il detto fazzoletto sparire rapido nella tasca destra del cappotto colore commello e il dottor Giardini esibirsi in una plastica rotazione, mostrarmi le spalle ed allontanarsi, solo allora compresi di essere rimasto vittima di un raggiro a scopo di furto.
Domanda: lo definirebbe furto con destrezza?
Risposta: non so.
Domanda: lo definirebbe furto con scasso?
Risposta: non so.
A parere dello scrivente, il furto con destrezza si configura in maniera ineccepibile vista la combinazione in sincrono della manovra percussiva (scappellotto o scappellotti in zona occipitale) e di quella estrattiva (dita a tenaglia in bocca). Da dimostrare la sussistenza dello scasso poiché l’orifizio orale del sig. Pietropaoli risulta aperto sua sponte, sia pure in comportamento indotto da mendaci blandizie del dott. Giardini.

Letto, confermato e sottoscritto,
Orvieto, lì 15 febbraio 2008, ore 13.00

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