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Il pugile sensibilissimo

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Il motivo della sua fulminea e disastrosa carriera pugilistica (dieci incontri tutti persi per k.o.) non fu né scarsa tecnica né mediocre preparazione fisica, qualità dove peraltro eccelleva notevolmente.

Il motivo della sua fulminea e disastrosa carriera pugilistica (dieci incontri tutti persi per k.o.) non fu né scarsa tecnica né mediocre preparazione fisica, qualità dove peraltro eccelleva notevolmente. No. La ragione del suo fallimento sportivo fu un’altra. Il suo animo. Sensibilissimo. In pratica, per farla breve, accadeva questo: nel primo corpo a corpo serrato di ogni incontro, succedeva sempre che l’altro pugile si avvicinasse con la bocca al suo orecchio e iniziasse ad insultarlo (figlio di puttana, uomo inutile, fenomeno da baraccone, porco, impotente, frocio, cornuto), e lui, sistematicamente, iniziasse a piangere. Prima piano, poi sempre più forte, fino a buttarsi a terra, frignando e sbattendo mani e piedi come un bambino, incurante delle selvagge risate che scatenava tra il pubblico, ma soprattutto, indifferente ai conteggi degli arbitri, anche loro ogni volta molto divertititi. La fine di questo uomo ormai è famosa in tutto il mondo. Si è ritirato a vivere come un eremita nei boschi del suo paese nativo in Abruzzo (Luco dei Marsi), con le uniche due compagnie che un sensibile come lui può avere, le uniche con le quali può sentirsi finalmente al riparo da ogni offesa. Quella del silenzio, e quella dei vari animali che vivono nel bosco. Che emettono suoni sì, ma che per quanto inquietanti, non saranno mai parole offensive nei suoi confronti.

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