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La notte

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Ore 02:27. Il ragno sul soffitto è ancora lì. Ormai ci si è fatto casa. Chissà se anche lui, come me, non dorme da settimane e trascorre la notte tessendo pensieri. Circa due minuti dopo mi sistemo su un fianco e la guardo.

Ore 02:27. Il ragno sul soffitto è ancora lì. Ormai ci si è fatto casa. Chissà se anche lui, come me, non dorme da settimane e trascorre la notte tessendo pensieri. Circa due minuti dopo mi sistemo su un fianco e la guardo. Vedo solo la nuca e non la sento respirare. Mi sforzo ma non sento niente. Mi giro dall’altra parte cercando di trovare la posizione migliore. Davanti, ho la finestra bianca ancora senza tenda. Abbiamo litigato per mesi su quale colore si abbinasse meglio alle pareti senza riuscire a metterci d’accordo. Piccole gocce di luce passano attraverso la persiana colandomi sugli occhi. Ora vorrei tanto averle fatto fare le tende come cavolo voleva lei. Ripasso gli esercizi di respirazione uno alla volta. Sento un sussulto. Sono quasi certo che il materasso si sia mosso. Mi giro e la guardo. Vedo a malapena un orecchio spuntare dal campo di grano che ha in testa. E’ bellissima – penso. Ancora nessun rumore. Mi giro di nuovo e ripeto il mio mantra per essere sicuro di non aver dimenticato nulla. FEDE: esercizio Fisico, evitare Eccitanti, Dieta bilanciata, Esercizi di respirazione. Riprendo gli esercizi sapendo che serviranno a poco: inspiro per quattro secondi; trattengo il respiro per sette secondi ed espiro per otto. Mi interrompe un odore di bruciato. Mi siedo sul letto e guardo intorno cercando di capire se qualcosa va a fuoco, ma tanto già so che non è reale. Allucinazioni olfattive le chiamano. Scruto nella penombra ma non vedo fumo. E’ buio e non c’è rumore. Vorrei non dover aspettare lunedì per andare dal medico. Ancora trentuno ore mi separano dal Lorazepam. Effetti collaterali: confusione mentale, debolezza muscolare, nausea e vomito. Non vedo l’ora di scoprire quale toccherà a me.
Ore 03:01. Decido di scendere in cucina e guardare un po’ di televisione. Esco dal letto, indosso l’apparecchio acustico che è sul comodino e faccio piccoli passi al buio in direzione della porta. Mi giro a guardarla un’ultima volta prima di lasciare la stanza. Ora la sento respirare.
Ore 03:04. Mi siedo sul divano e dopo qualche minuto mi rendo conto che sto fissando il vuoto. Davanti a me la TV con immagini che si rincorrono, disegnando vite perfette dove la gente normale dorme, cucina, scopa e va al cinema. Sento le gambe pesanti, delle fitte ai muscoli come se li avessi usati per ore. Mi sento stanco e mi incazzo perché vorrei riposarmi anch’io come fanno i personaggi del mondo a colori. Mi strofino le palpebre finché non mi fanno male gli occhi, e vedo forme luminose che danzano in un universo appannato. Stringo la testa fra le mani, apro la bocca e soffoco un grido nella mia mente. Mi sfogo. Mi sfogo e poi mi calmo. Un poco alla volta, come ogni sera ormai da settimane. Il ragno accanto a me mi fissa senza dire una parola. Mi fissa soltanto, ma capisco cosa vuole. Andiamo a fare un giro – gli dico.
Ore 03:41. Esco di casa facendo attenzione a non fare rumore. Mi stringo nel cappotto e mi sistemo la sciarpa, ma il freddo entra dentro lo stesso. Mi accarezza le scapole e il petto, riga le guance, taglia le labbra e mi sveglia da quel torpore in cui mi trovavo. Non capisco come sia possibile, ma ora mi sento ancora più sveglio di prima. Cammino lungo il marciapiede disegnando impronte sulla neve. Il ragno segue fedele al mio fianco. E’ cresciuto, me lo ricordavo piccolo, da tenere su una mano. Ora lo vedo muoversi accanto a me con un’agilità che non riconosco mentre camminiamo verso il supermercato aperto anche di notte. Col tempo ho scoperto il piacere di fare due passi al suo interno poco prima dell’alba per vedere le facce di chi fa spesa a quell’ora e immaginare la loro storia. Li guardo come se fossero in un acquario dove le figure appaiono distorte, allungate, ridicole, surreali, affascinanti, meravigliose. Delle volte mi sorprendono a fissarli e scappano via spaventati. Vorrei fermarli e dire loro che non farei mai del male ai miei pesci, al mio antidoto alla solitudine della notte, ma non me ne danno modo, lasciandomi solo tra gli scaffali. Quando entriamo, il ragno impazzisce sotto le luci a led sparate dal soffitto. Corre tra le corsie e per poco non fa cadere tutto. E’ diventato così grande che mi chiedo se sia il caso di dargli un nome. Ci penso un po’ ma non mi viene in mente nulla. Lo guardo e gli faccio cenno di calmarsi. Intanto, una giovane dottoressa piange nella corsia dei liquori. Me la immagino con il camice ricoperto del sangue del paziente che poco prima non è riuscita a salvare. La vedo desiderare la bottiglia e buttare via gli anni di dedizione e astinenza. La fisso finché lei non se ne accorge e si allontana infastidita. Mi piace pensare di aver contribuito a mantenerla sobria per un altro giorno. Vado verso l’uscita perché la guardia giurata mi osserva con insistenza e si accarezza la fondina. Prendo un pacchetto di gomme e vado nell’unica cassa aperta. La solita ragazza dai capelli rossi mi saluta e, come ogni notte, mi scrive il suo numero sullo scontrino. Le sorrido perché penso che tra tutti i miei pesci, lei è quella che adoro di più, quella che vorrei portare a casa e tenere in una boccia trasparente accanto ai miei libri. Metto lo scontrino in tasca e la saluto. Mi ritrovo di nuovo al freddo, con i piedi bagnati dalla neve sciolta che cola dai tetti e sporca le case. Butto via le gomme e lo scontrino e cammino verso casa. La strada è inghiottita nella penombra, ma non fa paura. Coni di luce cadono dai lampioni colorando la vita intorno a essi. Faccio respiri profondi e lascio entrare tutto dentro: la notte, la luce, il buio, il freddo, la neve. Tolgo l’apparecchio acustico per tuffarmi completamente in quel mondo. Dopo pochi passi, mi fermo e guardo intorno. La città è vuota, sta dormendo e io non sento alcun rumore. Provo pace e ogni parte del corpo si rilassa, si libera. Anche il ragno accanto a me è soddisfatto, lo vedo dal suo viso che ora mi arriva alle spalle. E’ cresciuto ancora. Adesso si è alzato e cammina su due zampe. Siamo diventati amici nell’insonnia della notte, condividendo pensieri e angosce. Mancano pochi metri alla porta di casa quando il ragno mi guarda con i suoi otto occhi e parla per la prima volta. Vedo muovere la bocca, ma non riesco a capire cosa voglia. Mi rimetto l’apparecchio acustico per sentire cosa sta dicendo, ma lui ha già smesso di parlare. Lo guardo e noto in lui una tristezza che prima non aveva. Nemmeno il tempo di chiedergli cosa aveva detto, che lui mi spinge in mezzo alla strada. Perdo l’equilibrio e cado. Un’auto passa e non fa in tempo a fermarsi.
Ore 05:36. Sono disteso a terra. Il sangue mi colora le orecchie, gli occhi, la bocca. Non riesco a muovere le braccia. Dovrei provare dolore, ma non sento niente. Vedo solo dall’occhio destro. Davanti a me la neve è rossa e soffice. Il sangue mi ristagna in gola, provo a tossire ma non ce la faccio. Allora, mi abbandono e chiudo gli occhi. Sorrido. Nel silenzio della notte, finalmente mi sento libero e riposato. Ora posso dormire.

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