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Non rispondo neanche a mamma

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Di mattina ogni cosa è faticosa, anche pulirsi la bocca. La donna era in piedi davanti al lavello, strofinava tra le gengive il suo spazzolino a setole dure e intanto scrutava la finestrella del bagno. Di fuori c’erano delle tracce di brina che scivolavano giù per il vetro.

Di mattina ogni cosa è faticosa, anche pulirsi la bocca. La donna era in piedi davanti al lavello, strofinava tra le gengive il suo spazzolino a setole dure e intanto scrutava la finestrella del bagno. Di fuori c’erano delle tracce di brina che scivolavano giù per il vetro. Ne osservò una, in particolare, che cominciò la sua caduta dal telaio superiore, poi precipitò lungo l’infisso e alla fine esplose sul gocciolatoio. A quella vista arricciò il naso, sputò nel lavandino l’acqua mista a dentifricio che da un po’ teneva tra i denti, quindi uscì nel corridoio e passò in cucina.
Sul tavolo la sagoma argentata del cellulare donava uno squarcio di luce alla penombra della stanza. La donna accese il gas sotto la caffettiera, poi prese il telefono. Premette il tasto centrale col pollice e lo schermo si illuminò. Vi apparve la foto di un cane di piccola taglia, con un paio di orecchie secche e allungate come due lingue di gatto. In alto a destra, un’icona a forma di busta da lettera segnalava un messaggio da leggere. La donna ci appoggiò sopra l’indice, pigiò e lesse. “IL GESTORE TELEFONICO LE RICORDA CHE IL SUO CREDITO STA PER ESAURIRSI” c’era scritto. “LE CONSIGLIAMO AL PIU’ PRESTO UNA RICARICA”.
Fece una smorfia, lasciò il cellulare sul tavolo e poi spense il fuoco sotto la macchinetta che fischiettava. Bevve il caffè tutto d’un sorso da una tazzina di ceramica, mentre dalla finestra scorse il primo raggio di sole che bucava il chiosco interno del condominio. Poi uscì dalla stanza. Attraversò l’anticamera sfiorando coi capelli la corda appesa alla trave del soffitto, quindi entrò in soggiorno. Il suo PC era acceso dalla notte prima, sopra un mobiletto di IKEA. Non si sedette, si limitò ad inginocchiarsi per ritrovarsi all’altezza della tastiera e con mani veloci si sintonizzò su Faccia da Libro.
La pagina si aprì in un’istante. Aveva due notifiche da controllare. La donna lesse la prima: “Miriam Sepe ti ha invitato a giocare a Criminal Game”. Arricciò il naso e passò alla seconda: “Dario KLM compie gli anni. Contribuisci a rendere speciale il suo giorno”. Si infilò le mani tra i capelli e chiuse gli occhi. Poi li riaprì,  agitò le dita sulla tastiera e attivò il suo indirizzo e-mail. Non c’era posta in arrivo. Si rimise le mani tra i capelli.
Il cellulare in cucina squillò. La donna si drizzò in piedi, passò in anticamera e stavolta, con la testa, colpì la corda che prese a penzolare. Tornò in cucina e si precipitò verso il tavolo. Sul display la scritta gigante “MAMMA” lampeggiava al ritmo del trillo della suoneria. Arricciò un’altra volta il naso e osservò il telefono, finché lo stesso smise di dare segni di vita. Allora guardò in basso, tra la gamba del tavolo e lo stipite della porta. Lì giaceva la cuccia di Ricky. Vuota.
Pochi secondi dopo un BIP-BIP si levò dall’apparecchio. Un messaggio. Lo aprì, era di sua madre.
“SONO DUE GIORNI CHE TI CHIAMO E NON RISPONDI. FATTI SENTIRE, SONO PREOCCUPATA”.
Lanciò il telefono a terra. L’aggeggio cadde producendo un rumore sordo.
La donna tornò in soggiorno, si connesse di nuovo a faccia da Libro e controllò. Nessun messaggio privato. Nessun “Mi piace” e nessun commento alla foto di Piazza Navona che aveva pubblicato la sera prima. Allora riaprì la posta elettronica e si irrigidì.
C’era una nuova mail.
Ma era di Stefano. “SCUSAMI SE TI DISTURBO DI DOMENICA, MA PURTROPPO COME SAI SIAMO ALLA FINE DEL SEMESTRE. VOLEVO RICORDARTI CHE ENTRO MARTEDI’ VA RENDICONTATO IL 730 DELL’AVVOCATO MORELLI, ME L’HA SOLLECITATO LA SEDE CENTRALE IERI POMERIGGIO. BUON LAVORO E A DOMANI”.
La donna lanciò un pugno sulla tastiera. Poi appoggiò la tempia sul palmo di una mano e chiuse gli occhi. Improvvisamente il campanello della porta suonò. Trattenne il respiro e rimase in silenzio.
“Daniela, ci sei?”.
Era la voce secca della madre.
Altro squillo di campanello. “Daniela! Daniela! Perché non rispondi?”.
“Forse non c’è”. Un’altra voce si era sovrapposta. Era Giancarlo, il fratello.
Trasalì. Quei due erano lì a pochi metri, e solo una vecchia porta di legno li divideva da lei.
Altro squillo di campanello. Poi ancora la voce della madre.
“Andiamo via. Ma dove si sarà cacciata?”.
“Non so che dirti, mamma. Forse è uscita con un’ amic…”. La voce del fratello svanì. Daniela stette immobile per una manciata di secondi ma non udì più nulla. Come erano venuti, ora se ne erano andati. Guardò il PC e aprì ancora Faccia da Libro, ma non c’era niente. Allora si decise, prese una sedia in alluminio che stava tra il divano e la poltrona e la portò fino in anticamera. La collocò proprio sotto la corda e ci salì sopra. Quindi si infilò il cappio intorno al collo.
Prima di saltare guardò in bagno. La porta era aperta e riuscì a intravedere la finestra. La brina sul vetro era scomparsa, un sole, seppur pallido, l’aveva asciugata.
Chiuse gli occhi. Era pronta. Piegò un poco le ginocchia e fece pressione sulle gambe.
Stava per gettarsi quando un BIP-BIP le arrivò all’orecchio. Era il cellulare. Scese subito dalla sedia ed entrò in cucina. Raccolse il telefono da terra e  vide che aveva il vetro leggermente crepato. E c’era un messaggio da leggere.
Aprì e lesse: “CIAO, SONO LUCA. NON TI FAI SENTIRE DA TANTO. PERCHE’ NEL POMERIGGIO NON CI PRENDIAMO UN CAFFE’ INSIEME?”.
Daniela sorrise. Poi digitò a tutta velocità: “CIAO LUCA, CHE PIACERE RISENTIRTI. CHE NE DICI SE CI BECCHIAMO SU SKYPE TRA UNA MEZZ’ORA?”.
Attese e la risposta tardò meno di un minuto. “PERFETTO!” scrisse Luca dall’altra parte.
Un altro sorriso allargò la bocca di Daniela. La donna si mise il telefono nella tasca dei pantaloni e uscì dalla cucina saltellando. Si fermò un attimo nell’anticamera, ad osservare la corda. La guardò senza paura per qualche secondo, poi, sempre saltellando, andò in bagno a farsi bella.

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