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Io rubo Una cosa è sicura: non si fa. Non è che uno ci deve troppo girare intorno, è una cosa che non si fa, non solo non è legale, ma neanche morale, è un peccato, sta addirittura nei dieci comandamenti.

Io rubo
Una cosa è sicura: non si fa.
Non è che uno ci deve troppo girare intorno, è una cosa che non si fa, non solo non è legale, ma neanche morale, è un peccato, sta addirittura nei dieci comandamenti.
E pensare che mio padre invece si è prodigato in dettagliate spiegazioni del perché e delle conseguenze che avrei subito, quella volta che mi beccarono da Standa … “ti spezzo tutti gli arti e poi ti mando a quattro zampe a chiedere scusa”.
Il mio “bottino” erano matite, temperini e gomme colorate.
A casa c’era solo il necessario, mio padre non mi picchiò, mi mise all’angolo della cucina, sotto la targa “il denaro fa l’uomo ricco, l’educazione lo fa signore”, davanti alla pattumiera a rompere una per una ogni gomma, a spezzare ogni matita e mi insegnò a smontare con il cacciavite i temperini.
Ora mi era chiaro: non si fa.
Ho resistito alla tentazione per qualche anno, poi mio padre è morto, sono rimasta sola e il supermercato è diventato una seconda casa. E in fondo il signor Standa ne ha di soldi … figuratevi quando il signor Standa è diventato Berlusconi.
Attenti però, io non rubo quello che posso comperare, rubo solo quello che teoricamente non mi posso permettere, quegli articoli che hanno prezzi talmente esagerati da farmi incazzare.
Ho le mie riserve di caccia preferite, supermercati dove sono “conosciuta”, dove saluto e chiacchiero con la cassiera, dove conosco i punti morti delle telecamere e dove so che le telecamere sono finte; ho affinato talmente la mia perspicacia che noto subito le persone preposte al controllo.
Non è un vizio, è un piacere, ormai non mi sale neanche più l’adrenalina, non sono io che rubo, sono loro che sussurrano “prendimi”.
Eccolo là, olio superconcentrato d’argan, senza parabeni, rende i capelli morbidi, annulla l’effetto crespo … adoro leggere attentamente la confezione, tenerlo tra le mani e sapere che tra poco sarà mio.
Apro la confezione e tolgo il tappo inalando il profumo come si fa quando devi scegliere l’ammorbidente, nessuno ci fa caso, lo fanno quasi tutti,  e nessuno fa caso che mentre ripongo la confezione, con l’altra mano sto facendo scivolare la bottiglietta nella borsa.
Ce l’ho è mio, prezioso, speziato, mio.
Vedo uno del personale preposto al controllo venirmi incontro, è nuovo, credo dell’Est Europa, gli sorrido, mi sorride e  afferra lateralmente il carrello sussurrando “guarda che t’ho vista” cazzo parla romano …
Fatico a deglutire e mi sembra come se tutto nel supermercato si fosse bloccato: il tizio che afferra il mio carrello, il sorriso che mi muore sulle labbra, l’olio d’argan che brucia nella borsa.
Una goccia di sudore freddo scende tra le scapole: sono in cucina, sotto la targa, davanti alla pattumiera.
Rivedo mio padre intento a svitare un temperino con il cacciavite, tutte quelle belle matite, con la punta perfetta, spezzate nella spazzatura. La cintura del sorvegliante che mi si para davanti e la faccia compiaciuta del Direttore di Standa che mi chiede di scegliere se dargli il telefono di casa, per chiamare i miei, o telefonare ai Carabinieri … certo!!! Ventanni fa ti fermavano dentro al Supermercato, adesso ti seguono fino alle casse e solo mentre stai pagando ti chiedono di aprire la borsa …
“Scusi ce l’ha con me?” la mia voce esce fresca, tonda; sento il sorriso riaffiorarmi sulle labbra e le spalle aprirsi
“T’ho vista che te sei rubata na cosa” sussurra il rumeno con l’accento del Quarticciolo; sussurro anch’io “mi sa che ti sei sbagliato”
Ora la voce è solo un bisbiglio “me basta na parola pe’ rovinatte”
Ha ragione gli basta una parola per rovinarmi, tanti anni di onorato esercizio e una piccola distrazione per sfasciare tutto.
“E per non rovinarmi?” azzardo, sapendo già prima di aprire bocca che sto facendo una cazzata.
“Vedo che cominci a capì”
“In che senso?”
“Ner senso che se te fai quello che te dico io, io nun dico niente a nessuno”
“tipo?”
“tipo che mo annamo de la’ in magazzino”
Non posso chiedere aiuto, dovrei spiegare della bottiglietta d’olio d’argan, non posso scappare griderebbe “al ladro al ladro”, no griderebbe “pijatela s’è rubata na cosa”.
Lo seguo verso il magazzino, potrei dargli un calcio in mezzo alle gambe … siamo tra scatoloni  e bancali di cassette vuote, c’è odore di muffa e fa freddo.
Si apre la lampo e mi spinge con la mano sulla testa, ho le labbra compresse … “ma che state a fa? Ahoooo ma sete scemi?” l’addetto alla macelleria, con il camice bianco e il grembiule imbrattato, sta urlando.
Il direttore lo conosco, è un ometto di mezza età, quasi calvo, seduto alla scrivania non tocca con i piedi per terra. Vicino a lui c’è l’addetto alla macelleria e due carabinieri, altro che pattumiera qui finisco in galera.
“Carabiniere Vagnozzi, qui va capito se i due sospettati sono imputabili dell’art. 527 e/o 529 del codice penale: atti osceni in luogo pubblico; e come lo capiamo Carabiniere Vagnozzi?”
Il Carabiniere più anziano si rivolge al suo collega che sbattendo i tacchi risponde:
“Signorsì Brigadiere, lo si evince dalla deposizione dell’addetto alla macelleria, ossia si chiede al testimone se la scena a cui ha assistito, ha destato in lui disgusto e repulsione”
“E bravo il Carabiniere Vagnozzi. Signor Caciotti, addetto alla macelleria, la scena a cui ha assistito, ha destato in lei disgusto e repulsione”
“Cioè brigadie’, proprio disgusto e repulsione nun direi, e chè, mannaggia la paletta, certe cose nun se fanno in magazzino!”
“Quali certe cose Signor Caciotti?” lo incalza il Brigadiere
“Brigadie’ ce l’ho già detto, certe cose … la signorina stava in ginocchio e lui stava dritto in piedi, si insomma … “ Caciotti guarda il Direttore in cerca di aiuto.
“Carabiniere Vagnozzi, vuol dire, al qui presente Fabio Dionigi, che invece lui risulta recidivo per infrazione all’art. 527 e/o 529 e che stavolta il carcere non glielo toglie nessuno?”
Vagnozzi prende aria e cerca di ripetere quanto detto dal suo superiore, ma il Brigadiere lo zittisce alzando una mano “Vogliamo spiegare il modus operandi del pregiudicato Dionigi?”
Fabio Dionigi, nome che non sa neanche vagamente di Est Europa, l’olio d’argan che, che cazzo l’ho preso a fa che non ho neanche i capelli crespi, la piccola stanza del Direttore che comincia a puzzare di umanità concentrata e Vagnozzi che sbatte nuovamente i tacchi:
“Il pregiudicato Dionigi, fingendosi addetto alla vigilanza, adocchia le taccheggiatrici, le costringe ad avere con lui rapporti sessuali, di preferenza fellatio”
La faccia nascosta tra i capelli, lo sguardo fisso sulle scarpe, le braccia serrate sulla borsa, riesco solo a pensare: non si fa.

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