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Che ne sarà della meglio gioventù

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A proposito della morte di Giulio Regeni

Avrei voluto pagare il riscatto per Giulio Regeni.

Avrei voluto che parte dei miei contributi, venisse utilizzata per riportarlo a casa.

Fra le tante, immense torture subite da questo giovane uomo, gli è stata risparmiata quella della massa di imbecilli benpensanti che dicono “poteva rimanere a casa.”

Io sono contenta che lui, e altri come lui, prima, ora, e spero in futuro, non se ne stiano a casa, ma vadano invece, anche per mio conto che me ne sto con il culo al caldo, là dove c’è bisogno. Avrei preferito, ad esempio, che la parte dei miei contributi che certamente ha finanziato, nei giorni in cui è stato ritrovato il corpo, il viaggio del ministro Guidi in Egitto, finalizzata ai commerci con uno Stato il cui governo vedo con un certo sospetto (e la cronaca mi dà, ahimè, ragione), venisse destinata a riportarlo a casa. La stessa preferenza la esprimo per le spese servite ad ospitare in pompa magna Rohani ed altri rappresentanti di un governo che impicca la gente sulla pubblica piazza.

Perché continuare a finanziare, foraggiare, anche con commerci “legali” questi Paesi, significa, dal mio ingenuo punto di vista, alimentare terrorismo e violenza e soprusi. E quindi esserne complici.

Man mano che si accumulano le notizie, si scoprono cose bellissime e dolcissime di quel giovane uomo, gusti, impegni, preferenze, studi, speranze ed obiettivi già raggiunti. Mi piacerebbe che giornalisti, rappresentanti delle istituzioni, esperti di comunicazione, artisti, scrittori, web manager e via cantando, (mi ci metto anch’io e, per quel che posso, per il piccolo spazio pubblico che mi è concesso, con il teatro prima e la scrittura ora, cerco di essere coerente con questo impegno) dedicassero un po’ più di attenzione alle migliaia di giovani donne ed uomini che esportano quel che di bello, ancora, rimane del nostro Paese. Intelligenza, passione, creatività, poesia e capacità di assumersi delle responsabilità. Smettendola con questo ipocrita atteggiamento paternalistico. Bamboccioni, li chiamiamo, schizzinosi e cervelli in fuga. Come se fossimo costretti a morire là dove nasciamo, come alberi, col tronco inchiodato alla terra. Dimenticando che prima ci sono state generazioni di mani in fuga, andate a scavare e costruire case e strade e ponti di mezzo mondo, e polmoni in fuga, corrosi di silicosi nelle miniere del nord Europa, ora se ne vanno le menti. Ma non è una fuga dal momento che abbiamo sufficienti mezzi di comunicazione per collegarci a loro e seguire le meravigliose cose che fanno. Avrei voluto pagare il riscatto per Giulio Regeni, perché era bellissimo e forte ed è una perdita immensa, non quantificabile in milioni di euro. Non c’è moneta sufficiente a ripagare l’intelligenza e la voglia di cambiare il mondo in meglio.

Oggi io sono infinitamente più povera, molto più di quel che potrei essere se fosse stato pagato quel riscatto. Grazie Giulio, e grazie a tutte le donne e gli uomini che siamo riusciti, pagando, a riportare a casa e che ci hanno dato e ci danno il modo di far vedere, che questo nostro disastrato Paese di ex santi, poeti e navigatori, è ancora in grado di esportare generosità, passione intelligenza.

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