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Se fai la brava ti porto al cimitero

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Marta giocava. Seduta sul letto aveva messo in fila tutte le sue bambole. “Allola” disse con la sua vocina squillante puntando il dito “ dovete fave le bvave! Hai capito susanna?” aggiunse spostando il ditino paffuto verso una bambola di pezza con le lentiggini colorate di rosso “ tu sei sempve un poco monella e i bambini monelli….”

“i bambini sono degli enigmi luminosi” (Daniel Pennac)

Marta giocava. Seduta sul letto aveva messo in fila tutte le sue bambole.
“Allola” disse con la sua vocina squillante puntando il dito “ dovete fave le bvave! Hai capito susanna?” aggiunse spostando il ditino paffuto verso una bambola di pezza con le lentiggini colorate di rosso “ tu sei sempve un poco monella e i bambini monelli….” Scosse la testolina riccia “ eh non no…te l’ho detto : solo se fai la bvava ti povto al cimitero!”
rimase ancora qualche secondo ad osservare le bambole in fila poi, come contrariata dal loro silenzio, si alzò
“ aspettatemi qui” disse dall’uscio continuando a tenere il ditino puntato “ tovno subito”
si voltò e a piedi scalzi sul pavimento di maioliche attraversò il lungo corridoio. Si fermò davanti ad una stanza, l’ultima in fondo. Rimase sull’uscio
“mamma” chiamò sottovoce quasi un sussurro “ mamma”
Aspettò una risposta
“Mamma” disse ancora e aspettò ancora una risposta. Che non arrivò. Si alzò sulle punte e sporse la testa per guardare oltre la serie di macchine e tubi. Tutto ciò che riuscì a vedere dalla sua altezza fu il viso pallido della donna sdraiata sul letto. Gli occhi chiusi
“mamma dovmi anche oggi” sussurrò
Aspettò sempre sperando in una risposta poi senza riceverne alcuna abbassò la testa ma non si mosse.
“ciao piccolina” disse una voce di donna alla sua destra “ tu devi essere..”
“mavta”
“Marta certo! che fai così impalata? Hai bisogno di qualcosa?” aggiunse accovacciandosi al livello della bambina e sollevandole il viso dal mento appuntito.
“sei sempre così spettinata bimba bella?” chiese la donna spostandole i ricci che le cadevano davanti agli occhi “ diventerai cieca…..e sarebbe un peccato con questi bellissimi occhi azzurri…..!”
“ mamma dovme”
“lo so piccolina. Non essere triste però….lo sai che ha bisogno di dormire la tua mamma”
“ma…”
“vedrai che magari domani starà meglio e potrai parlarle…”
“ma…lei…mi aveva pvomesso…”
“cosa? Cosa ti aveva promesso?” disse la voce accarezzandole la guancia rosa e tonda
“ mamma mi aveva pvomesso che se facevo la bvava mi povtava al cimitevo”
“ al cimitero?”
“si…a tvovare il mio papà!” rispose contenta Marta “ lui sta li. È movto lui ma la mamma mi ha detto che sta bene anche se è movto. È in un posto bello bello…”
La donna la guardava in silenzio
“ e quando la mamma non dovme, come adesso, e il tempo è bello usciamo e andiamo al cimitevo…..li ci sono tanti fiovi e albevi gvandi gvandi “ continuò Marta disegnando con le mani la chioma degli alberi “pevò…nessuno pavla mai oppuve pavlano piano piano fovse per non distuvbare i movti che dovmono….”
“forse”
“ io povto anche le mie bambole…ma non tutte pevò” Marta scosse la testa con espressione seria poi sollevò le dita “ solo due alla volta. ..quelle che sono state bvave!”
“quelle che fanno le brave le porti al cimitero con te!” disse la donna alzandosi
Marta segui il movimento con gli occhi e il capo e guardando verso l’alto annui con tale veemenza che di nuovo i ricci le caddero sopra gli occhi. Con la manina li spostò e cercò di metterseli dietro l’orecchio
“ tu invece che sei venuta a fave qui?” chiese poi, cambiando discorso, alla donna in camice bianco
“sei venuta a cambiave i fili nel bvaccio di mamma?”
“ si piccolina. Sono un’infermiera…”
“ sei una bvava tu? Puoi fav svegliave la mia mamma?”
“lei ha bisogno di dormire ancora un po’ così poi quando si sveglierà starà così bene che potrà portarti dove vuoi!”
“al cimitevo?”
“ dove vuoi tu”
“ al cimitevo va bene” disse Marta voltandosi “ ciao infevmieva!” aggiunse agitando la manina
“ vado a vedeve se le mie bambole hanno fatto le bvave”
Con la sua andatura trottelerante tornò nella sua stanza. Guardò di nuovo le sue bambole sistemate ordinatamente sul letto
“Nemmeno oggi si va al cimitevo. La mamma dovme” sussurrò guardandole
Rimase in silenzio per alcuni minuti lo sguardo corrucciato poi il sole, filtrando dalla finestra, le illuminò il viso: sorrideva
“Pevo’” disse” fovse…. se….. Eh si eh….potvei fare pvopvio cosi!”
E piu ci pensava piu l’idea le sembrava bella
“siiiii” gridò saltando e battendo le manine paffute “ adesso vi uccido tutte! Come in tv! Tu” disse poi indicando la bambola dai capelli rossi “ a te potvei stvangollavti con questo bel nastvo vosa..” Disse mostrandole il nastro che pendeva dalla spalliera del letto
“Mi vaccomado pevò, quando lo stvingo devi cacciare fuori la lingua cosi guarda “Aggiunse tirando fuori la sua lingua.” Cosi di lato e poi devi apvive gli occhi gvandi gvandi!” Disse spalancando i suoi.
“Tu invece…..”disse rivolta alla seconda bambola della fila, un bambolotto biondo e paffuto “…tu invece…mmmmm…”mugugnò con il ditino sulla bocca “…..a te ti pugnalo con la spada piumata fatata della pvincipessa del mondo incantato. Cosi muovi ma non ti fa tanto male …tu sei buono e bello” e lo strinse a se baciandolo.
Volgendo lo sguardo sulla terza bambola dal vestito a fiori e lunghi capelli biondi e buccolosi…. “A te stacco la testa! Cosi!” In un batter d’occhio la bambola era stata decapitata, i suoi occhi spalancati guardavano la finestra. Con la manina paffuta glieli chiuse
“Cosi fanno in tv.”
La quarta bambola, che poi era una barbi con le punte dei piedini mangiucchiati, la avvolse fra i fili di lucine colorate che aveva intorno alla spalliera del letto. “Se metti la manina nella pvesa.. cosi guavda… ” Disse avvicinandola alla presa della corrente “muovi subito e tutti i capelli si alzano in testa!” Rise di cuore al pensiero e stava ancora ridendo quando l’infermiera si avvicino alla porta
“Perche ridi piccolina?”
“Niente” rispose scrollando le spalle
“Un niente divertente però!”
“I capelli….tutti alzati in testa!” la sua risata era contagiosa e l’infermiera non poté fare a meno di sorridere.
guardò la bimba poi il letto: Una delle bambole era senza testa, la barbi appesa ai fili, quella di pezza aveva un nastrino colorato stretto intorno alla gola e il bambolotto uno strano pugnale infilato sotto la camicina bianca.
“cosa è successo alle tue bambole?”
Un sorriso furbetto illuminò il viso di Marta
“le uccido tutte cosi muoiono e si va divettamente al cimitevo anche se la mamma dovme”
La donna guardo la bambina poi le bambole e poi ancore la bambina
“capisco”
“ è una buona idea vevo?”
“insomma…”
“pevchè?”
“uccidere non è mai una buona idea”
“pevchè?”
“come perché…! Non si uccide!”
“pevchè?”
“andiamo su Marta…..! Non si uccide. È vietato dalla legge e se uccidi vai in prigione!”
Marta ci pensò su un po’
“ma io le uccido pev finta!…vedi…..” disse poi cercando di rimettere a posto la testa della bambola decapitata “vedi…non è movta per davvevo!”
“lo sapevo che eri una brava bimba!” disse l’infermiera voltandosi al rumore di un campanello
“ ecco…la tua mamma si è svegliata!” aggiunse uscendo dalla stanza.
Marta la osservò mentre si allontanava a passo svelto con il camice bianco svolazzante poi prese la bambola e con un gesto veloce le staccò di nuovo la testa continuando a meditare su come uccidere anche i restanti tre bambolotti: un ken rigido e muscoloso, una bambola cicciottella dai capelli neri tagliati corti e storti e un cicciobello dalla pancia di stoffa.
“ non vi pveoccupate…..la mamma mi ha detto che anche se muovi vai in un posto bello…bello bello!”
Poi prese il cicciobello.

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