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La prova strappata

di

Data

– Basta con le bugie! – gridò il commissario dell’enigma poliziesco alla donna nella stessa vignetta davanti a lui – So per certo che ad uccidere suo marito è stata lei! La dichiaro in arresto! – Prove commissario! – ribatté a sua volta la donna – Servono quelle per arrestare qualcuno! E lei non ce l’ha!

– Basta con le bugie! – gridò il commissario dell’enigma poliziesco alla donna nella stessa vignetta davanti a lui – So per certo che ad uccidere suo marito è stata lei! La dichiaro in arresto!

– Prove commissario! – ribatté a sua volta la donna – Servono quelle per arrestare qualcuno! E lei non ce l’ha!

Fu a quel punto che il commissario chiamò in causa il poliziotto semplice sullo sfondo della stessa illustrazione, intento a stendere un lenzuolo bianco sulla vittima.

– Tu – gli ordinò – vai subito alla pagina delle soluzioni, la 46, e portami quella di questo enigma!

Il poliziotto semplice ci mise qualche minuto per trovarla. Non la pagina 46, che distava dalla sua appena quattro pagine avanti, ma la soluzione. Stava posizionata tra la risposta ad un rebus e quella ad un anagramma cifrato. A prenderla quella soluzione, però, il poliziotto non se la sentiva. Perché significava strappare un pezzo di carta e lasciare un buco sulla pagina, e ciò gli sembrava irrispettoso nei confronti della persona che aveva comprato quella settimana enigmistica. Tuttavia, si rese conto di non avere altra scelta, così, seppure a malincuore, strappò il riquadro che gli interessava e tornò indietro.

– Ecco la prova che voleva! – le disse deciso il commissario – Le basta?

La donna diede una rapida occhiata al pezzo di carta che aveva davanti agli occhi. Le parole che c’erano scritte sopra spiegavano chiaramente l’errore grossolano che aveva commesso e il movente del suo gesto. Era spacciata, lo sapeva, e alla fine non le restò altro da fare che abbassare gli occhi, esplodere in un  pianto violento e confessare tutto.

– Bravo ragazzo – disse a quel punto il commissario al poliziotto rimasto accanto a lui. Il volto di quest’ultimo però non era affatto contento. E il commissario se ne accorse.

– Cosa c’è? – gli chiese.

– Niente – rispose dispiaciuto il giovane – è solo che per prendere quel pezzo di carta ho dovuto bucare un foglio di questa settimana enigmistica, rovinandola quindi alla persona che l’ha comprata. Quando se ne accorgerà si arrabbierà molto, e forse se la prenderà anche con qualcuno che non c’entra niente.

Il commissario lo fissò alcuni secondi. Prima incredulo, poi con bonarietà.

– Non pensarci figliolo – tagliò corto dandogli una pacca sulla spalla – e ricorda sempre: meglio una settimana enigmistica bucata che un assassino in libertà. E Oora torna al tuo lavoro, c’è ancora quel cadavere da coprire.

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