Condividi su facebook
Condividi su twitter

Un gatto non gioca d’azzardo

di

Data

E anche stasera ho litigato con Piera. È un po’ di tempo che succede, sempre più spesso e per lo stesso motivo. La mia passione per il gioco d’azzardo. Ovvio. “Adesso spiegami come faremo ad arrivare a fine mese?” “Piera, se gridi così, svegli i gatti!”

E anche stasera ho litigato con Piera. È un po’ di tempo che succede, sempre più spesso e per lo stesso motivo. La mia passione per il gioco d’azzardo. Ovvio.

“Adesso spiegami come faremo ad arrivare a fine mese?”

“Piera, se gridi così, svegli i gatti!”

“Ecco, i gatti. Sai che i gatti sono migliori di te? Non sporcano, non spendono, non buttano i soldi al gioco e ti fanno compagnia. Amo più i gatti di te, Sandro.”

Piera si disperava accarezzando i suoi due gatti. E io non potevo fare altro che subire e mettermi a letto in silenzio. Aveva ragione. Avevo perso stipendi interi per il gioco d’azzardo. Mi tirai il lenzuolo sul viso per nascondere le lacrime e mi addormentai. Quando mi risvegliai non aprii subito gli occhi. Mi stiracchiai sbadigliando ed ebbi la sensazione che il cuscino fosse diventato troppo alto. Pensai che nel sonno ne avessi aggiunto un altro involontariamente. Quando mi sporsi dalle lenzuola vidi delle zampe da gatto e pensai che uno dei due gatti di Piera si fosse intrufolato tra le lenzuola. Ma quando scesi dal letto, che mi sembrava decisamente più grande del solito, inorridii nel vedere che quelle zampe da gatto mi seguivano e facevano esattamente i movimenti che io stesso gli dettavo. Rabbrividii. Avevo la sensazione di avere i peli dritti sulla schiena. All’altezza dell’osso sacro sentivo qualcosa che mi tirava verso l’alto e mi faceva incurvare. Chiusi gli occhi. Mi inumidii con la lingua la punta delle zampe e me le passai sugli occhi. Li riaprii e vedevo benissimo che nello specchio dell’armadio si rifletteva un gatto grigio che muoveva veloce la coda. Saltai istintivamente contro lo specchio per colpire quel gatto ma diedi una tremenda botta contro il vetro facendomi male alla testa. Quel gatto allo specchio, evidentemente, ero proprio io. Il rumore ha svegliato Piera che entrata nella stanza disse con dolcezza:

“Micetto, ti sei spaventato! Come siete buffi voi gatti quando vi spaventate! Vieni qui micio che non ti faccio niente.”

Mi teneva con una mano sola la mia Piera. Avrei voluto dirle

“Sono io”. E invece miagolai.

“Ti lamenti? Sembra proprio che vorresti parlarmi. Hai degli occhi così espressivi. Chissà che fine ha fatto quel fannullone inutile di Sandro.”

Piera prese una ciotola e ci mise dentro un bel po’ di croccantini. Che schifo pensai. E invece più li odoravo e più li sentivo buoni. Li ho spolverati dalla ciotola con pochi morsi.

“Che fame che avevi. Te li sei divorati, eh? Vieni qui, Briciola.”

D’improvviso sentivo la sua mano piacevolmente calda e delicata che mi accarezzava dalla testa alla coda, piano piano. Le conoscevo bene le mani di Piera, le sue carezze e la sua dolcezza. Ma mai avevo provato una sensazione così avvolgente dal collo fino alla coda. Un brivido caldo che dal dorso scendeva giù fino ai cuscinetti delle zampe. Come un’ondata dorso-petto, dorso-stomaco, dorso-coda. Mi prese in braccio e mi strinse a sé con tenerezza. Guardai nella scollatura il suo seno, caldo e morbido e sodo e un altro brivido bollente mi attraversò il corpo in lungo e in largo. Con la testa mi sfregai sui suoi seni e facevo le fusa felice. A quel punto feci un gesto un po’ strano per un gatto. Abbassai volontariamente le spalline della camicia da notte di Piera e lei rimase con il seno nudo. In quel momento, per quell’atto davvero stravagante per un gatto, mi guardò a lungo e intensamente negli occhi. Non so se mi riconobbe. Ma non ha molta importanza perché da quel momento comunque viviamo ancora insieme. Non più come marito e moglie, è chiaro. Però siamo una coppia che funziona. E io, come gatto, non gioco più d’azzardo. Al massimo gioco con un topo di plastica che mi ha regalato Piera una notte che ci siamo divertiti più del solito.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'