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Edith Wharton e l’insostenibile leggerezza della borghesia

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Esisteva un mondo di carta, troppo fragile per resistere allo sguardo di Edith Wharton.

Esisteva un mondo di carta, fatto di ville finemente decorate dagli echi palladiani, di discreti rituali aristocratici, di giardini luminosi eternamente in equilibrio tra struttura e natura; un mondo di carta nel quale la forma coincideva con la sostanza, la virtù con l’eleganza.

Esisteva un mondo abitato da fantasmi aggraziati, che si muovevano sinuosi, senza disturbare, senza neppure lasciare traccia della loro presenza, se non l’odore appena percettibile della nobiltà.

Esisteva un mondo nel quale le donne erano creature belle e rarefatte, che accompagnavano in silenzio uomini ricchi e potenti: alcune erano prigioniere della loro stessa grazia, altre erano ansiose di usare qualunque malizia pur di non essere escluse da quei luoghi fragili e resistenti allo stesso tempo.

Esisteva un mondo innocente nel quale Edith Newbold Jones nacque e crebbe senza troppi problemi, viaggiando, ricevendo la migliore istruzione possibile e sposando un banchiere di Boston dal quale prese il cognome.

Esisteva un mondo nel quale Edith Wharton capì che quei fantasmi così aggraziati erano legati da pesanti catene che trascinavano cercando di non fare rumore. Dietro i loro volti perfetti e aleatori, si nascondevano il terrore di perdere tutto, l’angoscia di dover recitare per sempre lo stesso ruolo, avendo cura di farlo nel migliore dei modi possibili: gli errori erano peccati imperdonabili, ancor di più se a commetterli erano quelle creature meravigliose create solo per ornare la scena.

Quel mondo di carta era talmente fragile da poter essere spazzato via da una scintilla in qualunque momento: ognuno sapeva di essere solo una comparsa, un piccolo e fragile origami, capace di cambiare forma solo per sopravvivere. Le catene diventavano ogni giorno più strette, lacerando le mani candide e inoperose. E condannando tutti ad essere instancabilmente uniti. Chi si trovava da solo era un’anima in pena che non poteva condividere con altri il suo fardello.

Edith Wharton era lì ad osservare con crudele maestria quel mondo di carta finire in cenere, quei fantasmi dimenarsi terrorizzati, quelle virtù trasformarsi in ipocrisie. Quelle donne eteree sfuggire al loro destino usando qualunque mezzo. Esisteva un mondo di carta che scomparve non appena Edith Wharton decise di liberarsi e di stare a guardare cosa sarebbe successo.

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