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Le api

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In viaggio nel Seicento, alla ricerca delle sue oscure ambiguità.

È sempre un’impresa difficile per uno scrittore contemporaneo raccontare una storia lontana nel tempo: l’abilità sta tutta nel saper descrivere minuziosamente un mondo ormai perduto, con i suoi ideali e le sue ambiguità, le sue tradizioni e il suo inafferrabile passato. Ma il compito è quanto mai gravoso se ad essere raccontata è la storia di un uomo del Seicento, uno dei secoli più oscuri e complessi dell’umanità, ricco di opposizioni e di controverse antinomie. Il viaggio di Laurentius Hylas, il protagonista de “Le api” (Iperborea) il nuovo romanzo dello scrittore estone Meelis Friedenthal, è infatti prima di tutto un viaggio nelle intrinseche dualità che attraversano il XVII secolo. Ossessionato dalla separazione tra mente e corpo, tra materia e spirito e dalle sue necessarie contaminazioni, il Seicento di Friedenthal conserva la forza dell’oscurità, del fragile limite tra razionalità e natura, tanto cari al barocco e ai suoi intellettuali.

Laurentius ne incarna perfettamente i tormenti e l’ansiosa volontà di traghettare il mondo verso un razionalismo ancora timido e malato di prodigi terreni: l’irrequietezza da giovane studente lo porta a raggiungere una piccola università immersa in quella sanguigna campagna dalla quale ogni ragionevole uomo tentava di rifuggire, in cerca di risposte. Risposte che non possono arrivare dall’oscurità dei luoghi, ma solo dalla luce del sapere. Eppure Friedenthal ci ricorda che raccontare il Seicento significa non cercare di illuminare brutalmente ciò che desidera rimanere al buio, né tentare di spiegare ciò che non può e non vuole essere esaminato. La ragionevolezza spesso si nasconde negli antri dell’incertezza e del dubbio, nella magia terrena e nell’estasi sovrannaturale, nella forza della natura, a volte matrigna, a volte semplice spettatrice insensibile dei drammi umani, ma comunque protagonista con la sua violenza immaginifica, della vita individuale e storica del barocco. La modernità seicentesca è ancora in bilico tra l’essere e il non essere, tra la coscienza e l’inconsapevolezza, così come Laurentius, l’uomo simbolo di un intero secolo. Spaventato, timido, ma con in pugno una manciata di incrollabili idee, il giovane studente si avvicina a piccoli passi al nuovo secolo, inciampando e poi rialzandosi, cercando di rifuggire ogni lusinga fideistica, ma incapace di cedere alle tentazioni degli illusionismi, così vitali al suo mondo. La storia scorre attraverso il corpo di un solo uomo, che rappresenta tutte le ambiguità e le discrepanze di un’intera cultura e le complesse forme di un secolo incapace di definire se stesso.

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