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L’aspirante scrittore e i punti morti dei suoi romanzi

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L’aspirante scrittore sapeva bene da dove proveniva quel terribile tanfo di decomposizione che lo aveva appena svegliato e che aveva già saturato ogni angolo della casa: dal punto morto nel quale da circa dieci giorni si trovava il romanzo che stava cercando di scrivere.

L’aspirante scrittore sapeva bene da dove proveniva quel terribile tanfo di decomposizione che lo aveva appena svegliato e che aveva già saturato ogni angolo della casa: dal punto morto nel quale da circa dieci giorni si trovava il romanzo che stava cercando di scrivere. Gli era già successo con i punti morti di tutti gli altri suoi fallimenti narrativi, e anche con quello, si ritrovò a fare quello che faceva sempre in tali situazioni. Disgustato si alzò e andò nello studio, dove il puzzo toccava il suo apice. Poi, in apnea, raggiunse il computer che aveva lasciato acceso, mise il puntatore su un documento word senza titolo sul desktop (il romanzo in questione), e senza pensarci un attimo, senza neanche aprirlo e rileggere quello che c’era dentro, lo eliminò. Infine, ripromettendosi come regolarmente era solito fare (anche se poi regolarmente non lo faceva mai) di ricordarsi di eliminare dal computer eventuali lavori futuri al massimo entro due giorni e non dieci, o, perfino (ma questo lo pensava solo quando si sentiva più sfiduciato del solito) di darci un taglio netto una volta per tutte con la scrittura, aprì le finestre per cambiare aria, riprese a respirare, e tornò a dormire.

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