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Tranne il weekend

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Luca ed io stavamo insieme da 8 anni. Sapeva delle mie aspirazioni professionali ma non della domanda che avevo fatto per il Master a Cambridge. Il nostro rapporto aveva il sapore di una pesca matura.

Luca ed io stavamo insieme da 8 anni. Sapeva delle mie aspirazioni professionali ma non della domanda che avevo fatto per il Master a Cambridge. Il nostro rapporto aveva il sapore di una pesca matura. Regalava momenti di coccole e complicità e soffriva del distacco fisico. Ogni volta pareva che l’alchimia simbiotica si spezzasse con il primo alito di vento. Non avevo ritenuto opportuno dargli un pensiero prima del tempo. Sapevo, infatti, che l’esito positivo avrebbe comportato una lontananza di un anno e mezzo e questo sarebbe stato un trauma per lui, che sperava di andare presto a convivere. Invece, avevo voluto sfidare la sorte, mettermi alla prova. Avevo fatto tutto da sola, non sapendo bene cosa sperare. Ed ora era arrivata la notizia che mi avevano accettato, lasciando a me il compito ingrato di affrontare la questione con lui. Mi guardai allo specchio. Gli occhi segnati da una notte insonne.

Ci incontrammo davanti al ristorante. Luca mi venne incontro abbracciandomi affettuosamente. Mi calmai un istante. Si accorse che avevo le mani fredde. “Hai la febbre?” Feci cenno di no. Entrammo e ci sedemmo.

“Ok dimmi tutto” disse Luca, sorridente. Iniziai dopo un profondo sospiro “Mesi fa ho fatto una domanda per Cambridge come uditrice. Oggi è arrivata questa”. Posi la lettera sul tavolo, lui la lesse. Non sembrava sconvolto. Anzi, mi prese la mano accarezzandomela. “Non ti dispiace?” “Perché dovrebbe, è la tua vita..” Restai sbalordita. Cosa significava, non mi amava più? Aveva un’altra? La testa sembrava scoppiarmi. Tra tutte, questa era la reazione che non avevo previsto. Lo guardai interrogativa. “Pensavo che ti saresti arrabbiato perché non te l’ho detto prima”. “Se questo è quello che vuoi vai, liberamente.” Questa affermazione avrebbe dovuto incoraggiare la donna emancipata che volevo diventare. Invece mi gettava nell’angoscia. I suoni del locale si fecero più assordanti mentre vedevo le mie sicurezze polverizzarsi. Iniziai a tormentarmi le mani: era stato lui a chiedere di andare a convivere e la mia risposta era stata invece quella di incrementare gli impegni di studio e lavoro. “Ti ho trascurato ultimamente” dissi con voce tremante “ma non intendo uscire dalla tua vita” conclusi con più decisione. Lui in risposta mi accarezzò il braccio “Cosa vuoi che sia la distanza tra Roma e Cambridge. Potremo vederci nel weekend. Non puoi perdere questa occasione”. Disse guardandomi negli occhi. ‘’Ma staremo sempre lontani…” feci io triste abbassando gli occhi. “Ma no, staremo sempre lontani, tranne il weekend”. Il senso di straniamento che si era impossessato di me si sciolse in un caldo abbraccio. Mi sembrava avesse assorbito le mie paure. Pensai che si era dimostrato, ancora una volta, la persona comprensiva che conoscevo.
“Ci sei sempre stato nella mia vita. Ora sono convinta di fare questo passo. Grazie dell’incoraggiamento”.
Le note di “Magic Woman” di Santana interruppero il ritrovato equilibrio. Spostai lo sguardo sul display del cellulare trillante: era mia madre. “Martina, dove sei? Puoi passare in farmacia per le medicine di papà?”. “Ok mamma arrivo tra mezz’ora”. “Devo fare una commissione per mamma” dissi a Luca e feci per alzarmi. “OK vuoi che ti accompagno?” “No no” feci io “non devi disturbarti”. Ora mi faceva piacere fare una passeggiata in solitaria per snebbiarmi il cervello.

Quando uscii mi resi conto che avevo dimenticato gli occhiali da sole sul tavolo. Rientrai dalla porta laterale e vidi Luca al telefono. Stavo per fargli in cenno quando gli vidi sul viso un sorriso che non gli conoscevo. “Si te l’ho detto, se ne va per più di un anno…” stava dicendo a qualcuno dall’altra parte del telefono “potremo vederci sempre ora… naturalmente tranne il weekend”.

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