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Night lights

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Al Night lights stasera il frastuono mi rompe i timpani, mi muovo nervosamente verso l’uscita, ho voglia di fumare una sigaretta. Dalla terrazza del bar guardo giù una ragazza magra e piccola, la fisso senza perderla di vista un solo istante,

Al Night lights stasera il frastuono mi rompe i timpani, mi muovo nervosamente verso l’uscita, ho voglia di fumare una sigaretta.

Dalla terrazza del bar guardo giù una ragazza magra e piccola, la fisso senza perderla di vista un solo istante, ne seguo i movimenti fino all’angolo in fondo verso la toilette. Lei si ferma, solleva una mano all’altezza del seno, magro dietro la scollatura nera e sottile della maglia, mi fa un cenno,  abbassa appena le ciglia, muove la punta del naso come l’avesse sfiorata un insetto. Mi punta lo sguardo al centro della fronte. Mi sento un falco con un mirino addosso. Attraverso la sala, non le arrivo davanti che già le ho afferrato la mano e la tiro via verso il parcheggio. Apro l’auto, siamo dentro. Sono semi sdraiato sul sedile di guida appiattito su quello posteriore. E’ già sul mio collo, sento un fremito sulla pelle, le sue narici respirano sesso dai miei pori, le sue labbra mi sfiorano, ne sento la scia umida di lumaca impazzita accelerata dai battiti sui bottoni della mia camicia a righe, troppo stretta prima che lei li tiri via uno ad uno, piano con le sue dita sottili, mi poggia la mano delicata sullo stomaco, sento quel calore scendere con le carezze lente e le dita morbide. Le sue labbra si poggiano sulle mie, giocano, cercano qualcosa, mi sento in un vuoto, solo col mio battito nei timpani e il frastuono di musica dietro di noi. Mi si abbassano le palpebre, mi perdo. Sono un falco accecato. Ho una scossa alla nuca. Il falco da’ un colpo d’ali, si spinge piu’ su, solleva la testa. Non serve aprire gli occhi, non ora. Non sento il mio corpo. Le mani di lei si muovono, leggere. il mio sesso tra le sue labbra. Sono nel vuoto assoluto senza luce ne’ suoni. Il mio sesso tra le sue labbra, la sua gola scura tira dentro il mio desiderio. E ora e’ suo. Il vuoto si espande, allargo le braccia e le mani, il falco e’ alla massima estensione d’ala allunga la testa si spinge piu’ su, alla punta estrema…allungare quell’attimo di desiderio di piacere e dolore…oltre, oltre il punto di rottura… oltre..si protrae…ancora, stringo i pugni, li allargo, afferro qualcosa, il falco ha emesso un grido soffocato dall’attrito dell’aria del suo volo, ha chiuso il becco, abbassato il collo per planare sospeso dal vento sulla sua forza di gravità tra cielo e terra. Apro gli occhi lentamente, ho un leggero crampo allo stomaco, lei ci poggia su la testa, sento la sua fronte umida e un calore benefico, allungo un braccio per avvicinarla a me, voglio guardarla negli occhi, accarezzarle il viso. Non faccio in tempo a fermarla, lei e’ gia’ fuori dall’auto, sento dei passi veloci, il piazzale e’ buio, dico qualcosa…ehi aspetta torna indietro…non so il suo nome non posso chiamarla. Mi rivesto a fatica, non riesco ad allacciarmi i pantaloni, mi sento sfinito privo di energie, no…ho solo voglia di fermarmi… fermare qualcosa, sento di nuovo il battito crescere, non so s’era bella non ricordo il suo volto, forse non l’ho proprio visto, ricordo un ciuffo di capelli neri e poi…poi non so…sento le sue mani, ancora mi accarezzano, non posso allacciare i bottoni della camicia, fisso quelle righe azzurre e mosse, chiudo gli occhi, mi addormento.

Quando li riapro lei è di nuovo accanto a me, non riesco a  vederla e’ buio pesto, sento il ciuffo dei suoi capelli sfiorarmi il viso e la fronte, il suo odore di lavanda mi attrae, la cerco con le narici, le labbra la vogliono, ora subito le mie labbra cercano le sue, dal suo collo mi arriva odore acre di terra bagnata muovo gli occhi da un lato all’altro, non posso girare la testa, la sua mano piccola calda mi tiene la nuca ferma,delicatamente, sento pollice e indice ruotare sui miei timpani in un massaggio appena percettibile, sento i muscoli della fronte e poi del collo e della faccia distendersi, e’ un piacere dolce che scende sino allo stomaco, ancora più giù nelle viscere, ora la sua mano mi percorre rapida con un leggero ticchettio dei polpastrelli dalla gola al ventre scoperto, sento l’aria tiepida smuovere la peluria sulla mia pelle come piume morbide al sole di primavera. Il falco riprende il suo volo, di nuovo il vuoto la sensazione di vuoto davanti a me, voglio entrare in quel vuoto perdermici dentro provare ancora l’ebrezza del volo. Dovrei guardarla negli occhi, lo so, chiederle il nome, dovrei accarezzare quel ciuffo di capelli, vorrei allungare le dita sul suo capo mentre lei tiene il mio pene tra le sue mani, lo bacia lo percorre con leggeri movimenti delle labbra umide e la lingua bagnata, lo accarezza se lo porta alla gola profonda, sento che potrei perdermi in quella gola, il vuoto mi tira dentro, il falco ha ripreso il volo, allargo le ali non posso resistere a quel vuoto scuro che mi tira dentro sempre piu’ dentro.

Il volo e’ inebriante, sento brividi che mi attraversano tutto il corpo, il mio collo dritto il capo appena incurvato a fendere l’aria, ora i miei occhi distinguono forme di cielo nel buio pesto e luci lontane, posso salire ancora piu’ su ancora un colpo d’ala ancora la brezza della notte sul mio corpo, senza peso. Ancora nella sua gola, in quella gola profonda termina il mio volo, ancora mi allungo alla ricerca di un piacere estremo e subito devo planare trascinato dentro da quell’odore acre di terra bagnata, tirato al collo da un cappio che non conosco, non so di avere, le sue mani sono ora intorno al mio collo, sento la nuca ferma bloccata delicatamente da dita sottili e movimenti impercettibili. Il tuo nome, dimmi il tuo nome, muovo le labbra per parlare ma sono intorpidito, stordito dal volo o forse dal planare cosi rapido al suo richiamo. Dimmi il tuo nome ti prego, articolo le labbra e la lingua ma mi rendo conto che dalla mia bocca non esce un suono bensi’ una sorta di rantolo, provo a tossire a schiarirmi la voce, dimmi il tuo nome, lo penso ma riesco a emettere solo un suono rauco quasi uno stridere, non ho dolore, sono disperato a non poterle dire neanche una parola. I miei occhi la cercano, sento le pupille ruotarmi nelle orbite con scatti magnetici, so ch’e’ li’ a un passo da me. Mi allungo verso lo specchio retrovisore per guardarmi la faccia e sistemare i capelli, prima di voltarmi verso di lei, ma sento le braccia pesanti incollate al corpo. Il mio sguardo fulmineo mi rimanda la mia immagine di falco dallo specchio, un attimo prima che le mani di lei con gesto rapido mi allunghino dalla testa al collo un nero  copricapo e sono nel buio pesto mentre le sue dita si posano delicate sulle piume morbide del mio ventre.

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