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L’espressione

di

Data

Ognuno ha il proprio modo per trovare l’ispirazione!
Spero solo che lo psicopatico di questo racconto non faccia a pezzi anche me!

La conoscevo bene quell’espressione di gioia appena apparsa sulla faccia del tipo seduto di fronte a me in quel vagone della metropolitana, mentre appuntava qualcosa su un pezzo di carta. L’espressione tipica di uno che ha appena avuto un’idea bellissima da sviluppare in qualche forma artistica, e il mio istinto mi diceva che il tipo, di certo, aveva la stessa mia passione, o forse addirittura era il suo lavoro: la scrittura. Oh, quell’espressione… quanto mi mancava! Era da tempo, troppo, che ormai non appariva sul mio viso. L’invidia e la rabbia che provai furono subito opprimenti. Dovevo leggere quello che aveva scritto su quel foglio. Ad ogni costo. Quando la metropolitana si fermò l’uomo ripiegò in fretta il pezzo di carta, lo mise nella tasca dei pantaloni e scese. Lo seguii. Erano circa le dieci di sera. La via deserta. Lui camminava senza fretta. Io dietro, poco distante. Si fermò dopo un centinaio di metri davanti ad un palazzo. Aprì il portone ed entrò, e, facendo un breve scatto, entrai anch’io. Stava aspettando l’ascensore. Gli arrivai alle spalle.

– Voglio leggere quello che hai scritto su quel foglio – gli dissi, impaziente.

Lui si voltò.

– Scusi?

Non ripetei. Mi avvicinai, gli presi la testa tra le mani e gliela sbattei sulla porta dell’ascensore. Perse i sensi all’istante. Del sangue iniziò a uscirgli dalla fronte. Rapido mi chinai e gli presi il foglio dalla tasca. Lo aprii. Quello che lessi mi gelò. Non si trattava di nessuna brillante intuizione artistica, ma di un semplice, stupido appunto per non dimenticare. Non dimenticare di fare un cazzo di regalo ad un tale di nome Giorgio. Stracciai il foglio e lo gettai a terra. Quindi mi alzai, e stavo per assestare al tipo un ulteriore calcio di sfogo sulle costole, quando mi bloccai con la gamba a mezz’aria. E sorrisi. Sorrisi come un bambino, mentre avvertivo sulla mia faccia posarsi dolcemente quell’espressione. La mia espressione.

– Sei tornata… finalmente – sussurrai, con le lacrime agli occhi. E poi corsi a casa, a scrivere subito la mia storia. Quella che tu hai appena letto.

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