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Il nome del diavolo

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“Siediti forza, e inizia a lavorare! Non manca molto prima che LUI sia qui!” disse perentoria una voce alle mie spalle. Mi girai e rimasi di sasso. Era Gabriele, il mio capo. Camicia, pantaloni e cravatta. Un’altra persona.

“Siediti forza, e inizia a lavorare! Non manca molto prima che LUI sia qui!” disse perentoria una voce alle mie spalle. Mi girai e rimasi di sasso. Era Gabriele, il mio capo. Camicia, pantaloni e cravatta. Un’altra persona. Fino a quel giorno aveva sempre e solo indossato una maglietta bianca con una scritta rossa che recitava: “Dio vi guarda, lavorate sodo!”. Che poi… lavoro, non facevamo nulla tutto il giorno. Ero in quell’ufficio da due settimane, anche se non riuscivo a ricordarmi il perché, in effetti non mi ricordavo nulla, neanche come mi chiamavo.

I telefoni squillavano pazzamente e le tastiere dei computer ticchettavano come mai prima d’ora. “Ma LUI chi?” chiesi a Gabriele. “Dio”. Dio? Quel Dio della maglietta? Era possibile che perdesse tempo con gente come noi? “Pssst”…“Ehi”…“Scusami”…nessuno aveva più il tempo di rispondermi. E poi Dio non può davvero essere così male… se è Dio, sarà buono e caritatevole, al massimo ci potremo aspettare qualche cavalletta.

All’unisono ci alzammo in piedi. Un giovane, alto ed etereo fece la sua comparsa. Iniziò a girare per la stanza come se stesse controllando che le nostre barbe fossero rasate alla perfezione. Eravamo tutti uomini.

“Tu!”. Nessuna risposta. “Sto parlando con te, ragazzo!”. Con me? Ma io non sono nessuno! “Si… Signore”. “Come ti chiami!”. Non me lo ricordavo. “Va bene, va bene, con voi novellini è sempre così, non ricordate mai un accidente! Ma dimmi, da quanto tempo servi la nostra causa? Questo almeno lo ricordi?”. Ma quale causa? “D…due settimane”. “Vieni con me, subito”.

Nel silenzio generale uscimmo dalla stanza e prendemmo il corridoio a destra. Non mi parlava, non mi guardava. Io lo seguivo, mentre lui camminava, a quattro dita da terra. Un po’ esibizionista, pensai. “E non hai ancora visto niente, Custode!”. “Ma…”. “Silenzio!”. Non era la lettura del pensiero ad avermi scioccato, LUI era Dio. Custode: non dovrò mica lavorare in una guardiola? “Prego, Angelo, dopo di te”. Angelo? Custode? La mia anima iniziò a comprendere ciò che ancora il mio cervello rifiutava. La porta si aprì e come per magia ci trovammo in un piccolo ufficio con tre poltrone. Il fumo e l’odore acre di un sigaro acceso rendevano l’aria irrespirabile. “Ah finalmente!” disse l’uomo seduto su una delle poltrone.

“E questo bambino chi diavolo è? Spero per te che sia uno scherzo!”. “Nessuno scherzo Lou! Solo una dimostrazione che persino un inetto come questo può fare meglio di te!”. Fate pure come se io non ci fossi, pensai subito prima di ricordarmi con chi ero. A quel punto iniziò a spiegare. “Le presentazioni. Angelo Custode, questo è Lucifero detto Lou. Lou, questo è Angelo Custode” disse. “Devi sapere Angelo, che Lou è un rinunciatario e l’uomo che avevo a lui affidato, da proteggere e guidare nel mio amore, sta creando qualche problema. Tu sei qui per prendere il suo posto”. “Se abbiamo finito con questi convenevoli del cazzo, io me ne andrei, se non ti dispiace” disse Lou avviandosi verso l’uscita. “Sentirai ancora parlare di me” aggiunse subito prima di sbattere la porta. Dio sospirò e per la prima volta mi sembrò un po’ meno scorbutico. Mi dovetti ricredere subito. “Adesso hai capito di cosa si tratta? O devo farti un disegno?”. “Credo, penso…”. “Sei Angelo Custode. Adesso ti affiderò l’uomo che dovrai proteggere e gestire.” Rise. “Penso che ti divertirai! Il suo nome è Vlad Tepes, conosciuto anche come Draculia. È un principe della Valacchia, una zona montuosa della Transilvania”.

In un attimo tutto si fece confuso, una grande luce mi avvolse e mi sentii come all’interno di un frullatore; ma così come era giunta, quella luce svanì. Vomitai. Ok, sono un Angelo Custode. Ma come diavolo si fa l’Angelo Custode? I miei pensieri si interruppero all’istante. Mi trovavo in uno spiazzo, enorme, pieno di… vomitai di nuovo, cadaveri impalati. Al centro c’era un uomo in armatura rossa, con un elmo cornuto e un lungo bastone in mano. Stava infilando il bastone nelle viscere di un altro uomo. Ma che schifo! Ci credo che Lou ha deciso di andarsene! “Ti prego Dio, riportami indietro! Ma hai visto che roba?” Domanda inutile, l’ultima. Avevo una paura fottuta e mi veniva ancora da vomitare. Magari se gli sto vicino si calma, pensai, sono un Angelo io! Gli fui accanto e quello sputò in faccia all’impalato. Andiamo bene! Forse se lo tocco… le mie dita gli passarono attraverso. Stavo per piangere. Ad un tratto qualcuno gli portò una lettera, che lui lesse subito prima di salire in sella ad un enorme cavallo e partire al galoppo. Avrei voluto scappare ma mi misi a seguirlo, cazzo potevo volare!

Mi stavo godendo l’aria quando arrivammo a destinazione. Vlad si precipitò dentro una cappella e iniziò a urlare. Di fronte a lui, a due passi dall’altare c’erano tre uomini con barbe lunghe quanto le loro tuniche e una donna sdraiata sul pavimento. Uccise gli uomini con la spada. Ero stufo di vomitare. “Ma perché fai così?” mi scappò fuori la voce senza che me ne accorgessi. Ma che voce di merda! Sembrava che avessi respirato l’elio di una bombola per palloncini. “Ma chi è?” disse Vlad. Certo che sputtanarsi così il primo giorno! “Sono qui” dissi. Si girò, poteva vedermi. “Sei Dio? Bene! Meglio ancora se sei qui! Perché io ti rinnego! Sei licenziato! E poi, la tua voce! Sappi che da ora in poi berrò solo sangue di altri esseri umani e vivrò in eterno!”. Ma che cosa orribile! “Ehi, ehi, calmati. No, non sono Dio, diciamo che sono un… suo amico. Non ti sembra di esagerare un po’?”. “Esagerare? Senti amico di Dio”, disse sputando ai miei piedi, “Corri a riferirgli quello che ho detto!”. “Ma dai, ragioniamo. Pensa alle cose belle che ci sono nel mondo! Gli amici, l’amore!”. Il suo volto si trasformò in una maschera orribile di sofferenza e rabbia. La sua voce si fece ancor più terrificante. “Allora, secondo te la mia dolce Elisabetta è morta grazie al tuo Dio?”. Indicò la donna stesa sul pavimento. Ops… “Ok ok, scusa… però avrai un sacco di amici!”. “Morti! In nome di quel tuo Dio”. Stronzo, sadico e pure sfortunato, avevo vinto alla lotteria della sfiga. Non ebbi il tempo di replicare. Mi si avventò contro mordendomi sul collo. Mi sentivo svuotare, quando intorno a me si fece tutto nero.

Una risata e un applauso mi ridestarono. “Bene, bene, faremo grandi cose insieme… Ti chiamerò Belial!”. Lucifero detto Lou, era davanti a me, e quel nuovo nome non lo avrei dimenticato mai più.

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