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Storia di un corpo di Daniel Pennac

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Siamo solo dei corpi in movimento, che agiscono, vivono e respirano senza poter contare sulla mente? Forse siamo solo ciò che vediamo e nulla più.

È possibile raccontare tutta una vita attraverso il corpo e attraverso ogni suo più piccolo cambiamento? A questa domanda il libro di Daniel PennacStoria di un corpo”, Feltrinelli editore, sembra rispondere affermativamente: anzi, per Pennac forse, l’unico modo sensato di raccontare una vita è solo quello di studiarne il corpo di chi la vive, analizzarlo fino all’inverosimile, scarnificarlo e mostrarlo nella sua nudità. Si è soli dall’inizio alla fine, dalla nascita alla morte: il nostro corpo è tutto ciò che abbiamo. Nessun amore, nessuna amicizia, nessun’idea: è solo il corpo a interagire con il mondo, a muoversi, respirare, sudare, ammalarsi e soffrire. C’è stato un tempo in cui pensavamo di poter essere superiori alla materia, di poter fare a meno della parte fisica e tangibile dell’esistenza, ma Pennac ha riportato l’attenzione sugli eventi salienti della nostra vita, quelli che ci accompagnano ogni giorno, che non ci lasceranno, né ci tradiranno mai. Siamo soli con il nostro corpo, che mangia, beve, tossisce, si guarda, si lascia trasportare in sordidi amplessi e in altrettante sordide malignità; un corpo che cade, si ferisce, si loda delle sue defecazioni e di tutto ciò che fuoriesce da sé stesso, si meraviglia dei piccoli cambiamenti fino a pensare di essere divino. Ricordiamo solo sensazioni, odori, sapori, come ci aveva già insegnato Proust, ma la cui lezione abbiamo rapidamente dimenticato, ansiosi di immergerci nell’oscurità della mente, illusi che racchiudesse il vero segreto della vita. Forse non c’è nessun segreto, nessun mistico luogo nel quale conservare le nostre misere vite. Quello che abbiamo è veramente solo ciò che vediamo: nessun inganno, solo l’amara verità. E se siamo davvero condannati a vivere la nostra vita in balìa dei nostri corpi, conviene amarli il più possibile, trattarli bene e non desiderarli migliori di quello che sono. È davvero così terribile essere fatti di sola carne? Pennac ci tranquillizza e nella suo diario corporale ci insegna, da bravo maestro, a far affidamento su noi stessi e sulle nostre sensazioni più di quanto realmente facciamo. Perché, in fondo, non ci resta altro.

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