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Un’estate omerica

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D’estate in una scuola di scrittura, si leggono racconti e romanzi di grandi scrittori contemporanei, ma anche di autori meno grandi però interessanti da proporre agli allievi, si selezionano i testi mandati da coloro che vogliono iscriversi ai laboratori della prossima stagione, si scelgono racconti...

La stagione della scuola Omero s’interrompe solo per pochi giorni ad agosto, tra l’ultimo incontro del terzo livello e la prima giornata della full immersion, ma la mitica (per noi) redazione romana di via Sprovieri non chiude mai. Al caldo torrido, oppure bagnati da rimbombanti temporali estivi che oggi si chiamano sui giornali bombe d’acqua, un manipolo di coraggiosi continua ad avanzare trascinando testi scritti, un po’ come fanno le fomiche con le briciole di pane più grosse di loro. Questo risponde a un antico quesito: Che si fa in una scuola di scrittura? Si lavora. Si leggono racconti e romanzi di grandi scrittori contemporanei, ma anche di autori meno grandi però interessanti da proporre agli allievi, si selezionano i testi mandati da coloro che vogliono iscriversi ai laboratori della prossima stagione, si scelgono racconti delle stagioni scorse da proporre qui sul MAG O oppure su una delle nostre antologie (a questo proposito presto ci saranno nuove uscite e molte sorprese). Ma soprattutto si ricevono i libri pubblicati dai partecipanti ai nostri laboratori. Ormai sono talmente tanti che non ce la facciamo quasi più ad aggiornare la lista.

Gli autori non sono tutti uguali, nemmeno nel farti sapere che hanno pubblicato il loro romanzo. Alcuni arrivano di persona, lievemente imbarazzati, con le gote arrossate dall’emozione. Oppure fanno gli indifferenti, buttano sul tavolo della redazione i loro tesori come se fossero perle da distribuire comunque a dei porci (che poi sarebbero i lettori, con rispetto parlando). Ci sono quelli che li spediscono per posta, con una semplice lettera d’accompagnamento, fatta di poche parole. E quelli che si sbrodolano dalla contentezza dimostrando che un po’ di editing fa sempre bene, soprattutto quando si è felici. Ci sono quelli che te lo fanno sapere su Facebook o su twitter: Ah, a proposito, lo sapete che ho pubblicato il romanzo poi, no?

Una categoria a parte è costituita da quelli che vincono i concorsi letterari. Ce ne sono a bizzeffe, soprattutto su internet, ma non solo. Generalmente ci inviano un messaggio con la foto sorridente che somiglia a quella che si fa ai vincitori di una tappa del giro d’Italia, mentre vengono premiati dal presidente della giuria, quasi sempre un notevole intellettuale, un professore stimabilissimo, uno scrittore acclamato. Pensate che recentemente un partecipante ai nostri laboratori ci ha informato di aver vinto in ben due categorie di un premio, come racconto breve e come soggetto per cortometraggio. Mentre noi ci immaginiamo che gli altri partecipanti, i rosiconi, si chiedano come mai vinca di nuovo un altro allievo di Omero… La risposta in fondo non è difficile, non sono solo bravi, sono anche abituati a lavorare duro, a scrivere e riscrivere finché il racconto non funziona, a far coincidere (operazione difficilissima) la loro brillante creatività con l’ordine rigoroso delle parole sul foglio di carta.

Naturalmente ci sono anche quelli che non ce l’hanno fatta. Loro ci inviano le lettere di rifiuto che ricevono dagli editori oppure le schede di lettura non esaltanti che ricevono dai premi e dai concorsi letterari ai quali partecipano. Ci chiedono: dov’è che abbiamo sbagliato? E forse pensano che siamo responsabili anche noi per i loro insuccessi. In genere la vittoria ha molti padri, la sconfitta non ne trova nessuno. Ma tra gli omerici non è così e per quelli che non ce l’hanno ancora fatta suggeriamo diverse soluzioni. C’è quella classica, di Samuel Beckett: “Ho provato, ho fallito. Non importa, riproverò. Fallirò meglio”. C’è quella pop un po’ incomprensibile di Bob Dylan:”Non c’è successo come il fallimento, ed il fallimento non è per nulla un successo. C’è quella vincente tratta dai fumetti di Batman: “Sai perché cadiamo, Bruce? Per imparare a rimetterci in piedi”. E c’è la calma elegante con la quale un grande studioso sa accogliere i mancati trionfi: “Se la scienza ci insegna qualcosa, ci insegna ad accettare i nostri fallimenti, come i nostri successi, con calma, dignità e classe… Figlio di puttana bastardo, te la farò pagare! Perché mi hai fatto questo? Perché mi hai fatto questo?”. E magari qualcuno si sarà riconosciuto nelle immortali parole di Frankenstein Junior.

Che poi, a dire la verità, in un artigianato creativo o nella creatività artistica che compete al territorio del diavolo (come direbbe Flannery O’Connor), niente è mai del tutto sicuro, e quindi accade pure che alla scheda distruttiva di un editor si accompagni il contratto di pubblicazione di un altro editore. E perfino che la vittoria in un grande concorso nazionale non porti a nessuna pubblicazione. Anche noi di Omero abbiamo avuto le nostre delusioni e le nostre sorprese. Qualche volta abbiamo puntato su un testo che non ha voluto nessuno e ogni tanto ci siamo stupiti di vedere il successo di un altro che ritenevamo troppo difficile o lontano dai gusti del pubblico.

La cosa bella è che in dirittura d’arrivo, pronti alla lettura finale, oppure già in bozze, ci sono anche in questa stagione molti bei romanzi di allievi omerici sui quali scommettiamo. Insomma sarà una breve estate di letture e scritture, e poi ci troveremo pronti per la prossima stagione di questa scuola che forse t’illuse, che forse m’illude, o Omero. Ma che perlomeno rende meno solitaria la passione di scrivere.

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