La caccola

di

Data

Certe volte è tutto perfetto e pronto per gli ospiti. Certe volte. Perché certe altre qualcosa a noi invisibile finisce sul nostro naso.

Quel sabato era il compleanno dell’Avvocato Pinotti Gianluca.
Odiava le feste, sia chiaro, ma per una volta aveva deciso di fare un’eccezione.
Con la scusa degli anni, aveva invitato i suoi nuovi dipendenti per festeggiare la sua recente nomina di Direttore Generale.
– Finalmente… – parlò davanti allo specchio.
– Era da così tanto che desideravo quest’incarico! – continuò Pinotti sistemandosi la cravatta e il gel sui capelli.
Dopo un ultimo ritocco scese le scale e, sull’ultimo gradino, fece uno starnuto.
Nella sua nuova villa regnava l’aria di festa di un monastero.
– Allora, è tutto pronto? – disse rivolgendosi ai camerieri.
Lo fissarono un momento silenziosi.
– Tutto sistemato come richiesto avvocato. – rispose uno di loro a denti stretti.
– Molto bene, voglio che tutto sia perfetto! – esclamò dirigendosi verso il corridoio d’ingresso.
Indossava un vestito nero, una camicia bianca e aveva una caccola nella narice destra.
Delle prime due era consapevole, la terza invece, era una componente sfuggita al suo controllo.
Venne notata dagli invitati fin dal momento dell’arrivo.
– Benvenuti! – diceva con un inchino che inizialmente la nascondeva.
I malcapitati entravano e lui, tornando dall’inchino, la scopriva al pubblico.
Tutti subivano l’iniziazione alla caccola.
La sorte più triste toccava al gentil sesso: era costretto a nascondere lo sconcerto al momento del “baciamano” che, in questo caso, si era trasformato in un “baciacaccola”.
– Grazie per l’invito avvocato.
Una signora dal tubino nero gli si era avvicinata insieme a una bambina.
– Le presento mia figlia Martina – continuò indicandogliela.
Ci fu una pausa di silenzio durante la quale restarono a fissarsi.
– Spero che vostra figlia sappia come comportarsi ad un party – rispose lui alla fine.
– Assolutamente! Mia figlia è molto obbediente, vero tesoro? – la madre scoprì tutti i denti e diede una scossa sulla spalla della bambina.
Martina alzò gli occhi al cielo.
– Ciaaaao Gianluca. Sì mamma, farò la brava! Posso guardare la televisione adesso? – disse alla madre.
L’avvocato si grattò il naso e si avvicinò la caccola verso la punta del naso.
La signora spostò lo sguardo dalla figlia alla caccola e dalla caccola alla figlia, che era invece presa a fissarsi una scarpa.
– Il permesso te lo deve dare il Signor Gianluca, questa è casa sua… – le rispose la donna guardandola come se con occhi avesse il potere di tenerle la testa piegata ancora verso il basso.
– La televisione è al piano di sopra. La farò accompagnare dalla colf – disse Pinotti.
– Grazie mille avvocato, non le darà nessun fastidio!
– Lo spero bene…- replicò mettendosi le mani sui fianchi.

Sicuramente, era una Signora Caccola che si meritava tutto il rispetto della categoria.
Grossa e gialla, era attaccata ai peli del naso che la tenevano sospesa.
Lasciava pensare che fosse dotata di vita autonoma e, forse, anche di intelletto.
Non potevi averne la certezza ma avevi la sensazione che ti guardasse con un ghigno per testare il tuo autocontrollo.
Gli invitati tentavano di ignorarla ma nonostante tutto era lì, e se provavi a non guardarla ti tormentava con il ricordo della sua immagine.
Durante la festa, tesi, giravano l’oliva nel Martini scambiandosi sguardi preoccupati.
– Non si sa chi dei due faccia più paura… – sussurrò un uomo dagli occhiali tondi ad un altro.
Fece un sorso e continuò – Chi glielo dice di quel mostro adesso? –
– Ssssh, non lo chiamare così che magari ti sente! – rispose l’altro con un sorrisetto.
– Ma chi? – occhiali tondi si guardò intorno.
– Tu di chi stavi parlando? – disse ancora l’altro.
– Dici che cambierebbe qualcosa? – l’occhialuto fece lo stesso sorrisetto del suo compare.
– Io direi di no, anzi…
Si guadarono e risero in silenzio.

– Bene, adesso voglio una foto con la torta!
Gianluca voleva immortalare l’evento dopo il “tanti auguri”.
– Ma certo, ma certo, dai tempo a tutti di riunirsi in salone. Sicuramente manca qualcuno! – disse una ragazza bionda agitando le braccia.
– Che ne dici di uno sfondo di luce soffusa? – suggerì un’altra con delle scarpe alla Lady Gaga.
– La luce soffusa per delle foto? – Gianluca si girò verso di lei con gli angoli della bocca all’ingiù.
– Darebbe un’atmosfera noir molto in voga quest’anno.. – aggiunse la ragazza bionda mentre guardava l’altra inclinando velocemente la testa verso il suo lato sinistro.
– Ma se quest’anno mi avete assillato con il fluo! – controbattè l’avvocato e tirò su con il naso all’improvviso.
Le due ragazze videro la narice destra di Gianluca risucchiare la caccola e trattennero il respiro.
– Il fluo è per i vestiti, cosa hai capito… – rispose la bionda continuando a fissare il naso dell’uomo.
– Con tutta questa tendenza vampire, il dark è davvero l’ultimo grido… – disse scarpe di Lady Gaga con un’espressione simile a quella di un cane mentre fa la cacca.
– Manoneranoir? – intervenne Gianluca tutto di un fiato prima di fare uno starnuto che lo costrinse a coprirsi il viso con le mani.
– Si, no, beh ecco, era per indicare le luci…- provò a continuare il discorso scarpe di Lady Gaga ma Pinotti, togliendosi le mani dalla faccia, la ammutolì.
Tornata più grossa e grassa di prima, la caccola era di nuovo in pista decisamente infarcita durante la sua temporanea assenza.
Le due ragazze si guardarono con la coda dell’occhio.
– Ehm, noi scappiamo un attimo in bagno! – dissero in coro.
Non potevano permettere che si facesse una sola foto con quella creatura.
– Ma… le luci?!- esclamò troppo tardi il festeggiato.

– Ciao bei gattini!
Martina, nel frattempo, era finita nello studio dell’avvocato.
Si era buttata sul tappeto attirata dai due gatti che vi era addormentati sopra.
– Che beeeelli che sietee! Daai, fatevi toccare un po’ – disse iniziando ad allugare le mani come se volesse impastare le loro pance.
I gatti drizzarono di scatto la testa e si irrigidirono.
– Vi va di giocare con me? – continuò la bambina acchiappando le code dei due felini.
I gatti, con un balzo, si alzarono pronti a scappare.
– Non andate via! Vi prego! – gridò Martina stringendo le code nei pugni.
I due felini, a quel punto, strinsero con le unghie le mani della bambina e la morsero sui polsi.
– AAAAAAAAAH! – gridò aprendo le mani di colpo e lasciò che i gatti scappassero fuori dalla stanza.
– Ma cosa sta succedendo?!
Gianluca e la caccola entrarono di corsa nello studio.
– Stavo solo giocando con i gattini.. ma mi hanno graffiata… – disse Martina guardando in basso e arricciando il labbro inferiore.
– Ed è così che ti hanno insegnato a giocare?! Non si tirano le code ai gatti!- rispose Pinotti a voce talmente alta che la caccola vibrò.
Martina continuò a guardare per terra e iniziò a piangere in silenzio.
– Non piangere adesso eh!? Cosa volevi da quei poveri gatti!
La bambina, oramai, piangeva disperata.
– Ah, i bambini… Vai via va! Che sei solo capace a dare fastidio…- disse Gianluca alla bambina mentre la spingeva a uscire dallo studio.

– Dai, fallo tu
Dall’altra parte della casa, intanto, il padre di Martina confabulava sottovoce con la moglie.
– Sei pazzo? È il tuo superiore, come puoi pretendere che lo faccia io!?
– Tu sei una donna, hai tatto, sono sicuro che con te non si offenderebbe mai.
– Assolutamente no. In qualsiasi modo tu la voglia mettere devo pur sempre dire che si deve togliere una caccola dal naso!
– Ma non c’è nulla di male… – insistette lui.
– E allora se non c’è nulla di male perchè non lo fai tu?
– Perchè non so come la può prendere! – l’uomo stava quasi gridando e si era dovuto ricomporre per finire la frase a bassa voce – È il mio nuovo capo, te l’ho detto. –
– Cosa succede ragazzi? – Gianluca e la caccola erano inaspettatamente apparsi dietro di loro.
– Niente! – rispose lui dando prova di ottimi riflessi.
– Niente di grave Avvocato, mio marito si diverte a farmi un po’ arrabbiare ogni tanto – aggiunse la donna lanciando uno sguardo acido al proprio compagno.
– Quindi tutto bene? Vi state divertendo? – il festeggiato aveva aperto un ampio sorriso che aveva fatto muovere la caccola verso il basso rendendola ancora più evidente.
A stento erano riusciti a nascondere una smorfia dal proprio viso.
– Mamma! Mamma! Guarda cosa ho trovato!
Martina era tornata in salone correndo e agitando un enorme orologio a cucù intagliato a forma di gufo.
– Martina posalo immediatamente! Dove l’hai preso? – rispose la donna spalancando gli occhi.
– Era vicino a un quadro di una persona bruttissima! Sembrava molto triste e quindi ho pensato di portarlo via da lì..
– E quello da dove spunta fuori?
L’avvocato e la caccola si erano immediatamente accorti dell’arrivo di Martina e dell’oggetto che teneva in mano.
– Questo è un gufo e spunta dalla biblioteca! Perchè? – lo fissò dritto in faccia per la prima volta.
– Perchè quello è un orologio a cucù centenario. Appartiene alla mia famiglia da sempre e vorrei che lo facesse ancora per molto! – rispose Pinotti avvicinando il suo viso a quello della bambina.
Gli fu talmente attaccato da farle incrociare gli occhi.
Occhi che, a quel punto, godevano di una vista caccola decisamente impeccabile.
– Mamma! Mamma!
– Shh! Ridalle immediatamente l’orologio!
La madre glielo strappò dalle mani.
– Mi scusi, sono mortificata… spero non si sia rotto nulla… – continuò la donna porgendogli l’oggetto.
– Mamma ma io volevo dirti un’altra cosa! – Martina insistette.
– Silenzio ragazzina! – disse Gianluca tirando dritto e prendendo l’orologio fra le mani.
Un signore dalla cravatta rossa, nel mentre, aveva proposto un brindisi.
– Al nostro Direttore Generale, tanti cari auguri!
– Tanti auguri! – si erano uniti in coro tutti gli invitati alzando i bicchieri.
Ma del silenzio creato dal sorso di champagne, Martina aveva trovato il momento per approfittarne – MAMMA, GIANLUCA HA UNA CACCOLA NEL NASO! –
Il silenzio dello champagne si frantumò in tanti colpi di tosse e sputacchi.
Pinotti guardò i suoi dipendenti alla ricerca di conferme.
– Ho una caccola nel naso?
– Sì! Io non ce l’ho perchè me le mangio – aggiunse Martina soddisfatta.
Il festeggiato, mettendosi un dito al naso, la tirò fuori e la scrutò alla luce.
– Certo che è davvero enorme! – concluse Gianluca mentre gli altri lo continuavano a guardare silenziosi.
– Infatti! È gigantesca! Come avete fatto a non vederla?! – la bambina infierì ancora ridendo.
L’uomo girò la testa verso di lei e le sorrise per la prima volta.
– Infatti! Come avete fatto? – disse rivolgendosi a caso a una signora grassoccia.
– Io.. non lo so.. – rispose affannata.
L’avvocato osservò gli invitati e, tenendo ancora alta la caccola sul dito, improvvisò una sfilata sotto i loro occhi.
Fece il giro dell’intera sala, si assicurò che tutti la vedessero e alla fine tornò dov’era.
– Che dici Martina, cosa ne facciamo adesso? – chiese infine lui aprendole un altro sorriso.
– Beh, io di solito quelle che non mangio le attacco sui grembiuli dei miei compagni di scuola!
– Molto bene – rispose e, un attimo dopo, avvicinò la caccola sulla spalla della signora grassoccia.
– Avvocato! Ma cosa state facendo? – disse la signora mentre lui, con un movimento a semicerchio, posava su di lei il suo dito indice.

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