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Attenzione

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Allora siamo d’accordo, la voce di Carlo la raggiunse mentre  era persa altrove, seduta al margine del letto, i lunghi capelli che coprivano la schiena nuda. Fece finta di niente ed annuì, sperando così di non essersi impegnata troppo, poi si girò lentamente.

Allora siamo d’accordo, la voce di Carlo la raggiunse mentre  era persa altrove, seduta al margine del letto, i lunghi capelli che coprivano la schiena nuda. Fece finta di niente ed annuì, sperando così di non essersi impegnata troppo, poi si girò lentamente. Lui invece era ancora  sdraiato, ma aveva preso i cuscini per appoggiarsi e con una mano si carezzava lentamente i peli grigi sul petto mentre con l’altra  impugnava  il telefono. Se fosse stata a portata di quella mano avrebbe sicuramente accarezzato lei, non riusciva quasi mai a star fermo.  Lo guardò mentre concentrato controllava qualcosa sul display , sapendo già come sarebbe andata anche questa volta. Invece di rannicchiarsi accanto a lui e prendersi ancora qualche minuto di  attenzione si avvolse nel lenzuolo e si avvicinò alla finestra. Stava facendo sera e le macchine si accalcavano come un ottuso gregge diretto alle loro stalle, ancora poco e si sarebbero accesi i lampioni. C’è traffico, non poté evitarsi di dire. Carlo replicò subito, non aveva disturbi di attenzione, lui. Allora tocca che vada, disse, ma le sue gambe erano ancora inerti contro il materasso. Lei si appoggiò con il viso contro il vetro e lasciò cadere il lenzuolo. Il richiamo ebbe presto effetto, dopo poco lui era in piedi dietro di lei che le si strofinava addosso. Ma cosa guarda la mia bella principessa? Due enormi dinosauri viola disse lei con voce neutra, sono lì in fondo la strada. Davvero ? replicò lui mentre con le labbra le accarezzava il collo e che fanno i tuoi bei dinosauri violetti? Non sono violetti, disse lei, sono di un bel viola scuro e lucido sembra quasi nero ma è viola, si è proprio viola, aggiunse dopo una breve pausa. Lo squillo di un telefono invase la stanza. Lui mollò rapido la presa e al secondo squillo aveva già risposto. Prendeva accordi per quella sera o per la sera seguente, su una serata di beneficienza in favore di qualche toccante causa. Lei non c’era mai andata a una serata di beneficienza e aveva il dubbio che se fosse avvenuto, sarebbe stata fra quelli che ricevevano la beneficienza. Un tempo le sarebbe piaciuto andarci, indossare un elegante abito firmato e seguire un docile cameriere verso un tavolo, il tuo. Forse quel cameriere le avrebbe fatto una strizzatina d’occhio, un piccolo gesto di riconoscimento, come a dire ce l’hai fatta. Ma Carlo diceva che erano noiose, che ci andava solo per far contenta Sara, sua moglie. Non sembrava annoiato però mentre parlava con il suo amico della serata. E se a Sara piacevano un motivo ci doveva pur essere. I soliti pensieri, le solite cose che non gli aveva mai detto. Smise di guardarlo e si rigirò verso il vetro. Non so se riuscirai ad andare disse, mentre lui si dirigeva verso il minuscolo bagno. Aveva raccolto i  vestiti e ora si apprestava  a lavarsi con il bagnoschiuma che teneva nella 24ore, per ogni evenienza. Perché topina? Chiese Carlo con sottile condiscendenza, vorresti impedirmelo? Non io, i dinosauri, disse lei dopo una piccola pausa. Ma lo disse piano e le sue parole non lo raggiunsero.
Carlo scendeva rapido le scale completamente immerso nei suoi prossimi impegni, arrivato al portone lo spalancò con sicurezza e sentì subito che c’era qualcosa che non andava, che richiedeva la sua immediata e totale attenzione, alzò lentamente la testa giusto un attimo prima di cominciare ad urlare.

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