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il ritardo

di

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Il sole sorge sulla domenica, Fabio 30 anni, in cucina si sta preparando per andare a correre,  si muove lento per non fare rumore, non vuole svegliare Linda e il piccolo. “Dove ho messo le nike??” in punta di piedi si avvicina alla porta della stanza da letto. Eccole lì, in tutto il loro splendore giallo fluo … con il passo del giaguaro le raggiunge e le afferra al volo.

Il sole sorge sulla domenica, Fabio 30 anni, in cucina si sta preparando per andare a correre,  si muove lento per non fare rumore, non vuole svegliare Linda e il piccolo. “Dove ho messo le nike??” in punta di piedi si avvicina alla porta della stanza da letto. Eccole lì, in tutto il loro splendore giallo fluo … con il passo del giaguaro le raggiunge e le afferra al volo.

“Bastardo smettila di fare tutto sto rumore” soffia Linda rigirandosi nel letto. Mentre la bacia sulla fronte, Matteo comincia a piangere … saltellando verso la porta si infila le scarpe e fugge. Le maledizioni di Linda lo accompagnano fuori di casa.

Gli viene da ridere, da quando è nato Matteo non corrono più insieme, anzi Linda non corre praticamente più, e tutte le volte che lui esce per correre, lei approfitta di qualsiasi scusa per insultarlo.

Linda barcolla verso la cucina con Matteo in braccio, non vede l’ora di prendere il caffè. Domenica mattina e quell’imbecille l’ha svegliata presto. Si mettono seduti a mangiare gli stessi biscotti, Matteo sbriciolati nel biberon e lei affondandoli nel caffè. Al piccolo basta poco per ritornare di buonumore e Linda non capisce se è, più per il fatto di soddisfare un bisogno primario o perché gli piace vedere sparire i suoi biscotti nel caffè della mamma.

All’improvviso si ferma concentratissimo e il suo nuovo sorriso, segnala a Linda, che ha soddisfatto un altro bisogno primario.

Fabio tira dentro tutta l’aria che può, è fredda e taglia la gola, ne tira dentro il più possibile e restituisce calde nuvolette di fatica; aria gelida come la brina sugli angoli del marciapiede. Correndo controlla il cronografo che Linda gli ha regalato a Natale, è bellissimo, controlla il battito e gli dice che sta per entrare nella fase aerobica. Spinge ancora e l’aria gelata ora rinfranca il primo sudore.

Pannolino tolto e sederino pulito; nudo, Matteo sgambetta fino alla pattumiera, una mano tenuta a distanza da se’ con il trofeo maleodorante e l’altra a serrare le narici. Si mettono seduti nella vasca e si fanno il bagno insieme. Quello, fin dalla nascita del piccolo, è un momento tutto loro. La domenica mattina niente scuola e niente lavoro, Linda si fa il bagno nella vasca seduta con Matteo, non importa se la sera prima gli ha già fatto il bagnetto o, magari, si è fatta la doccia lei. Questo è un momento che non ha nulla a che fare con l’igiene.

 

Fabio corre lungo il viale principale, affrettando il ritmo per avviarsi, il prima possibile,  sulla traversetta sterrata che lo porterà al parco; il sole è quasi alto, ma il quartiere ancora sonnecchia, è domenica.

Adora la domenica, la corsa della domenica, la colazione e la doccia della domenica, addirittura il pranzo della domenica dai suoceri … il dolore arriva improvviso dietro la nuca e si trova carponi a terra. Il dolore passa veloce al ventre e l’ultima cosa che riesce a vedere è la sua pancia piena di sangue e il braccio che cade pesantemente a terra,  senza il prezioso cronografo … si dice che in quei momenti ti passa tutta la vita davanti, l’unica cosa che gli viene in mente è Linda, e come ha fatto a sopportare i dolori del parto. Passa dal cronografo, al sangue, a Matteo,  a Linda … al niente.

Tutte e due in tuta si pettinano reciprocamente e nell’attesa Linda rifà i letti. Squilla il telefono “Si mamma, sto aspettando Fabio. Tranquilla non faremo tardi come al solito”. La madre ha un dono speciale, mettere fretta immotivata e farle venire l’ansia … chiama Fabio al cellulare, ma non le risponde. Ticchetta velocemente un watsapp “vado avanti, sbrigati che mia madre si stranisce, stronzo”.

Anche Linda ama la domenica, si mangia tutti insieme e il pranzo è lento e pieno di portate, di chiacchiere e risate. Si evita di litigare la domenica, sembra tutto perfetto. Ma non discutere con sua madre è impossibile, invecchiando è diventata ansiosa: è fondamentale arrivare “un po’ prima” del pranzo per “dare una mano” … a far cosa è difficile da capire, visto che la madre non la fa neanche entrare in cucina e il padre apparecchia la tavola, praticamente, fin dal mattino. Nonostante Linda cerchi di arrivare ogni domenica prima dell’orario della precedente, comunque, la madre, si lamenta “Non capisco cosa ti costa arrivare 10 minuti prima …”

In macchina lungo il vialone, sorride a Matteo nello specchietto e cerca di vedere la sagoma di Fabio arrivare correndo, per poterlo cazziare … tutte le domeniche così: lui perde il senso del tempo e lei discute con sua madre.

Taglia velocemente sulla stradina sterrata, per evitare la piazza della chiesa alla fine del vialone e vede subito le auto della Polizia. A terra il corpo di un uomo coperto da un lenzuolo bianco, intorno al corpo il sangue assorbito dal terriccio, quell’uomo ha le nike di Fabio.

Alla Questura di San Lorenzo, il Commissario la fa sedere e le da dell’acqua, nel corridoio un Agente donna, magra e delicata come un elfo, gioca con Matteo.

“Mi spiace signora, ma dobbiamo capire cosa è successo, devo farle qualche domanda”. Il Commissario, Dr. Morelli, ha più o meno l’età del padre, ma è alto, atletico e avvenente; continua a stringerle le mani e sembra sinceramente commosso.

“Mi perdoni, suo marito faceva uso di droghe?”

Fabio si è sempre fatto le canne e un paio di volte avevano preso cocaina insieme, ma no, Linda fa di no con la testa.

“Nessun altro vizio particolare? Giocava d’azzardo? Si era indebitato? Si era invischiato in qualche losco giro?”

Sincero e commosso il Dr. Morelli, sembra meno lucido di lei, Linda scuote ancora la testa.

“Signora deve fare il riconoscimento ufficiale prima dell’autopsia, la procedura, in questi casi, non prevede l’autorizzazione dei familiari” Sincero e commosso, il Dr. Morelli, è pur sempre una guardia.

L’Istituto di Medicina Legale, c’era stata un paio di mesi prima, per il funerale del padre di una sua amica, allora tutto le era sembrato normale … ora la scortano per lunghi corridoi lugubri e bianchissimi. Su uno strano lettino d’acciaio, sotto una lampada piena di luci che illumina un lenzuolo bianco, come quella della pubblicità di un detersivo, vede il corpo del marito. Il volto di Fabio è bello, sembra vivo, tranne gli occhi, che si intravedono da una sottile fessura tra le palpebre, che sono, come dire … spenti. Il Dr. Morelli sta dicendo qualcosa, ma lei continua a guardare quegli occhi senza vita  “senza te non so e non voglio vivere”. Il Medico di guardia, tarchiato e senza un minimo accenno di grazia, le passa un bicchiere di acqua amara “Si faccia forza Signora, deve essere coraggiosa, deve pensare a suo figlio”.

Matteo, suo figlio, se Matteo fosse morto sarebbe stato insostenibile e innaturale, ma lei e Fabio avrebbero potuto avere altri figli o decidere di prendere un gatto …“che cazzo penso? Cosa mi ha dato quel grassone che ora fa il cascamorto, davanti alla macchinetta del caffè, con l’infermiera dal sedere a mongolfiera?”

Il sincero e commosso Dr. Morelli, le stringe nuovamente le mani “Noi signora ci vediamo domani, la faccio accompagnare da una volante a casa dei suoi. E’ meglio che non rimanga da sola”

Con Matteo in braccio Linda guarda fuori dal finestrino di quella gelida domenica di gennaio, accarezza la testa del figlio.

Il padre è nel cortile, va avanti e indietro, prende Matteo in braccio e ringrazia gli Agenti; con un braccio stringe la vita della figlia e li porta in casa.

La tavola è ancora apparecchiata, vedendo la madre Linda scoppia in lacrime chiedendole scusa.

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