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“Breaking news” di Frank Schätzing

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Afghanistan, 2008, da qualche parte nel nord del Paese, un giornalista di fronte a una roccaforte talebana. Palestina, 1929, due famiglie vicine di casa, amiche, in uno dei primi insediamenti sionisti.

Afghanistan, 2008, da qualche parte nel nord del Paese, un giornalista di fronte a una roccaforte talebana. Palestina, 1929, due famiglie vicine di casa, amiche, in uno dei primi insediamenti sionisti. Le mille pagine di “Breaking news” di Frank Schätzing, apparentemente una spy story tra realtà e finzione, ma in realtà un monumentale affresco quasi degno di un romanzo storico, tracciano due linee che partono da punti molto lontani nel tempo e nello spazio, che saranno destinate a incontrarsi, inevitabilmente, a Tel Aviv, in un convulso 2011.

Tom Hagen è un inviato di guerra tedesco molto quotato, ma la sua spregiudicatezza e la sua ambizione lo perdono, quando in Afghanistan la sua caccia al reportage da prima pagina causerà molte morti e un rimorso, per lui, indelebile. Da quel momento la sua carriera comincia una picchiata che non si fermerà più. Ma lui continua a battere le zone di guerra, la Libia, la Siria, per riviste online di terz’ordine, fino a arrivare in Israele, a Tel Aviv, dove la sua carriera sembra avere una nuova svolta. Che si trasforma invece nell’ennesimo fallimento. Al culmine della disperazione Tom Hagen vende la sua anima di giornalista al diavolo più terribile. Al telefono con il suo vecchio redattore capo di Amburgo si inventa uno scoop che non esiste: l’ex premier israeliano Ariel Sharon, in coma da anni, è stato vittima di un complotto.

Yehud e Benjamin sono gemelli, ma non potrebbero essere più diversi. Yehud è un bambino alto, grosso e estroverso, Benjamin, tutto al contrario è piccolo e introverso, e sarà reso storpio da una caduta in bicicletta. Arik è il loro amico, il figlio dei vicini, coraggioso e sfrontato, un leader naturale. Attraverso i loro occhi, e delle loro famiglie, scorriamo tutta la storia di Israele, dal 1929 a oggi, che si intreccia tra realtà e finzione con quella dei personaggi. Yehud diventerà un ingegnere, pioniere delle innovazioni agricole e vagherà da una colonia all’altra, spinto dalla sua abilità, dai capricci dei politici e dalle guerre. Benjamin diventerà un rabbino oltranzista, capo carismatico delle formazioni più radicali. Arik diventerà uno dei generali più celebrati dell’esercito israeliano e uno dei politici più controversi del Paese. Arik è Ariel Sharon.

Ariel Sharon. Il nuovo problema di Tom Hagen, quasi la vendetta di un terribile dio biblico dei giornalisti, è che Sharon, il vecchio primo ministro, è stato davvero vittima di un complotto e che la sua telefonata con Amburgo è stata intercettata dallo Shin Bet, il potentissimo servizio segreto interno israeliano. Ma, soprattutto, il suo problema più grande è che la telefonata è stata intercettata anche dai registi del complotto, in un susseguirsi di doppi e tripli giochi. Hagen dovrà solo scappare, dovrà solo mettersi in salvo, con Yael, la nipote del vecchio Yehud, che dovrà seguirlo suo malgrado. Saranno braccati da una super agente dello Shin Bet e dai super cattivi della storia, terroristi religiosi israeliani che progettano l’attentato definitivo. Altro sangue, altre morti, altri pesi sulla coscienza del giornalista, in un ritmo di scrittura finalmente molto serrato, tra colpi di scena, inseguimenti, minacce, interrogatori, torture e sparatorie ben raccontate, verso un finale non proprio a sorpresa.

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