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Il corpo della vita di David Wagner

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Il corpo della vita è un diario disordinato, confuso nella nuvola narcotica degli antidolorifici, nelle allucinazioni provocate dai suoni e dai colori dell’ospedale, scandito...

Il signor W. ha trentasei anni e un’epatite autoimmune. È una malattia che non si può curare, che lo perseguita da venticinque anni. Il suo fegato è la sua personalissima balena bianca, lo tormenta, il signor W. si può salvare solo con un trapianto. Nella sfortuna della malattia, è fortunato però il signor W., è in lista d’attesa da tempo, ha una buona assicurazione sanitaria e un medico premuroso che lo segue.

Il corpo della vita è un diario disordinato, confuso nella nuvola narcotica degli antidolorifici, nelle allucinazioni provocate dai suoni e dai colori dell’ospedale, scandito da quasi trecento microstorie, alla deriva nel fiume dei farmaci e delle flebo. La prima chiamata per il trapianto, nel cuore della notte, che il signor W. rifiuta per non dover svegliare e dare spiegazioni alla figlia di tre anni, la crisi emorragica che quasi lo uccide e la prima lunga degenza, poi il trapianto, un’altra degenza, la riabilitazione, le complicazioni. Ma non è da solo il signor W. in tutti questi mesi di ospedale. Ci sono i vicini di letto, cambiati mille volte accanto a lui, con le loro storie, tutte diverse ma inevitabilmente tutte uguali, il contadino siberiano, il macellaio libanese, il cameriere di Berlino est, la grassona cannibale, così inverosimili che anche il signor W. comincia a inventare storie e fa diventare anche lui la sua malattia sempre uguale, ma sempre diversa. E con lui ci sono tutte le sue donne, per ognuna c’è un ricordo, soprattutto per Rebecca, forse l’unica che abbia veramente amato, morta in un incidente stradale, c’è la madre, morta anche lei, ma di cancro, quando lui era bambino. E soprattutto c’è la donatrice. Il signor W. non sa, ovviamente, chi sia, non sa chi gli ha donato il fegato che a poco a poco attecchisce nel suo corpo, nessuno glielo dice, non può saperlo, non deve, ma è sicuro che sia una donna. È convincente il signor W.  È una donna, deve essere una donna. Per lei scrive il suo racconto, è lei la destinataria di tutte le sue storie, a lei è dedicata la sua guarigione.

Si fa amare il signor W., e con lui David Wagner che ci ha raccontato una storia vera, la sua. E leggere il finale ci solleva, come sapere una buona notizia da un lontano parente malato. Ce ne importa fino a un certo punto, ma ci solleva, ci fa stare meglio, ci dà speranza. Nel mondo esistono malattie gravissime, è vero, ma qualcuno che guarisce c’è, e Wagner è qui per rassicurarci.

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