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La città osservata: giungla d’asflato o pura poesia? Microcosmo crudele o precario equilibrio tra natura e cultura?

Per William Riley Burnett, autore de “La giungla d’asfalto”, capolavoro noir del 1949, la città invade gli spazi, cambia le persone e le spinge a compiere azioni immorali, lasciando dietro di sè solo corpi vuoti e indifferenti. La città è una giungla: chi è più fragile soccombe, chi è più forte vince. E chi cerca di cambiare le carte che la vita gli ha dato, fallisce e deve piegare la testa alle regole della metropoli. Non si può chiudere gli occhi davanti alla realtà, ci ricorda Dziga Vertov ne “L’uomo con la macchina da presa”: per quanto amara, bisogna affrontarla ed osservarla continuamente, da ogni angolazione. Così se Odessa del 1929 appare attraverso gli occhi tutt’altro che ingenui di Vertov, una metropoli caotica e crudele, nel 1983 è Godfrey Reggio a mostrarci con chiarezza gli effetti devastanti dell’urbanizzazione: “Koyaanisqatsi” è pura rappresentazione del disequilibrio tra metropoli e natura. Talmente pura da non aver nemmeno bisogno di parole: bastano le immagini, che si rincorrono insaziabilmente sullo schermo per descrivere la città e le sue conseguenze.

Eppure anche nella metropoli si può trovare la poesia: ce lo ricorda la regista Eva Weber  con il suo “The solitary life of Cranes”( 2009) , storia di una città vista dall’alto, attraverso gli occhi degli operai che lavorano sulle gru nella gelida Londra. La stessa Londra protagonista del documentario “Men of the City” ( 2009) di Marc Isaacs: uomini sperduti in una metropoli sempre più arida di certezze e di risposte. Perché la crisi economica stravolge il paesaggio urbano fino a fagocitarlo: “Detropia”(2012) di Heidi Ewing e Rachel Grady è la testimonianza della lenta agonia di una città, incapace di sopravvivere all’urto della crisi. Ma nonostante si stia trasformando in un deserto urbano, l’anima di questo non luogo post-moderno non smette di avanzare. La giungla d’asfalto non muore, ma si trasforma, costantemente e implacabilmente. E ad ogni suo  mutamento c’è  sempre uno sguardo umano pronto a coglierne ogni più piccola sfaccettatura.

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