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Lettera sulla Serenità – (Prima Parte)

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C’è molta differenza fra felicità e serenità. Eparmione lo sapeva bene e lo ha scritto ad Eudobulo. Prima parte.

Lettera Sulla Serenità, Di Eparmione A Eudobulo

Eudobulo, amico mio
Mi stai tediando con tutti i tuoi soliti discorsi sull’infelicità e sulla totale mancanza di prospettive della tua vita. Oltretutto nell’ultima tua lettera mi dici che non sei mai stato sereno in vita tua e che reputi stolti tutti coloro che vanno in giro a dire di esserlo stati mai. E che la serenità non esiste.
Eudobulo, io ti voglio bene, ma lasciatelo dire, sei stupido.
No.Mi correggo.
Tu sei molto stupido.Sei scusabile, forse, ma ciò non toglie nulla al fatto che così spesso tu dica delle sciocchezze (e fin qui passi) e che poi per di più tu me le scriva!
Eudobulo, chiariamo subito un punto. Io so che la serenità esiste. Capisci? Non ne faccio una questione di fede.
Io so dell’esistenza. Essa è anche vicina alla tua mano, solo che tu non lo sai e non la vedi. E’ vero che è difficile essere sereni, ma è anche vero che, forse, è molto più facile di quanto non ti sembri oggi.
Eudobulo, credimi: la serenità è fatta di niente. Solo che senza questo niente, è difficile vivere. E questa è una condanna, perché non è impossibile vivere senza serenità, anzi. Senza serenità si vive, eccome, ma si vive male: si perde il meglio della vita.
Non è la felicità il meglio della vita. La felicità è l’entusiasmo, cioè “essere preda del dio”. La felicità è un momento estremamente intenso, ma breve.
Cerca di capirmi (fai uno sforzo!): la felicità è una verità che ti inganna, perché tu ti vuoi fare ingannare. Tu vuoi credere che essa sia o possa essere eterna, mentre essa è altro.
La serenità invece è una rocca che non viene attaccata perché il nemico non la vede.
La felicità è la bellezza che il nemico vuole possedere, il bene prezioso, la gemma, il bene che il nemico è venuto a predare.
La serenità invece è nascosta sotto il sole, nell’acqua limpida, sotto gli occhi di tutti.
Per questo la felicità è invidiata e della serenità invece nessuno dice, nessuno parla. Anzi in tanti sciocchi come te, la negate. Non la volete vedere.
Io so che già in molti ti hanno detto, o mio povero Eudobulo e tu gli hai dato retta.
Che la serenità non solo non esiste ma che non può esistere. Io so che in molti ti hanno anche già detto che non esiste e che non può esistere nemmeno la felicità. Ed io ti dico che costoro sono persone infelici e non serene che hanno perso ogni speranza. E molti tra loro sono da compiangere, perché ne hanno ben motivo: la vita è stata crudele con loro, o almeno così ritengono, e quindi essi non hanno più fiducia nell’avvenire, non vedono alcun futuro, non hanno nessuna aspettativa di una vita migliore e trascinano quella che hanno nel dolore.
Io li comprendo. Ma vedo vicino a loro altri, che hanno avuto le stesse disgrazie e le stesse sconfitte, che hanno subito gli stessi strali avversi e gli stessi ingiusti torti, eppure vedo questi sereni, se non felici.
Perché gli uni sì, e gli altri no?
Conosco molto bene la storia di due uomini. Entrambi nati e cresciuti nello stesso posto, in famiglie quasi identiche, amici da sempre. Venne la guerra e loro furono portati a combattere. Il nemico vinse e loro fuggirono, poi finirono prigionieri, subirono le vessazioni del più crudele fra i nemici. Fuggirono ancora e tornarono alle loro case e le trovarono distrutte, morti o dispersi i loro cari, i parenti, gli amici, i beni. Solo le rovine intorno a loro Entrambi passarono giorni nel pianto, finché non fu necessario riprendere a seminare, a raccogliere, e di nuovo a seminare e raccogliere.
La loro vita è cambiata. Ma uno ha raggiunto la serenità e l’altro no. L’uno ha ricostruito con fatica la sua casa e la sua famiglia ed ha aiutato l’altro ed altri ancora a fare altrettanto. L’altro invece è triste e si lamenta. Per anni ha vissuto alle spalle degli altri, infine cacciato, è andato altrove a far fortuna. Ed infine è tornato, uomo ricco e potente. Ma sempre insoddisfatto e sempre infelice.
Non sarà una scelta? Anche se lui dice il contrario, certo, dichiara di essere felicissimo proprio perché ricco. Ma nessuno gli crede perché tutti vedono che il suo respiro è corto, non è profondo, ed ampio; il suo è il respiro breve e rapido di chi vuole avere altro, ed altro ancora e che vuole anche nascondere a sé stesso di essere infelice.
Io so cosa stai pensando, amico mio, io lo so. Hai avuto come me cattivi maestri e questo è il risultato. Ma io mi sono salvato per tempo, vediamo se riuscirò a salvare anche te.
Tu stai pensando, o Eudobulo, che non puoi essere sereno se non sono sereni anche gli altri. Tu non puoi essere sereno se il tuo vicino non lo è, non puoi essere sereno se c è chi muore di fame al mondo o è sotto il tallone dell’ingiustizia.
Tu dici: ecco, guarda, costoro muoiono di fame, e questi altri sono picchiati e violentati e la guerra distrugge le loro vite, come posso io essere sereno?
Tu amico mio confondi responsabilità politica e personale. E soprattutto confondi felicità con serenità.
E’ vero: questo è un mondo malfatto. E’ vero, le ingiustizie a volte sembrano essere le regole e non l’eccezione. E’ vero, sembra anche (ed a molti) che non ci sia nessun dio da accusare di quanto accade. E forse questo è vero ed il dramma è tutto qui.
Ma il tuo digiuno ha senso se il cibo a cui rinunci dà vita ad un altro. Il tuo sconforto ha valore se tu unendoti ad altri, combatti l’ingiustizia, cominciando da quella più vicina a te e lasciando che sia il contagio del bene a combattere quello del male, arrivando da solo a sanare quella più lontana.
Tu non sei dio. Tu non sei onnipotente.
Ma crogiolarti in una infelicità che molto comodamente ti paralizza, non ti pare sciocco? Tu soffri perché non puoi partire a salvare la gente che muore di fame in paesi molto lontani, o Eudobulo, ma sai mica per caso quanti affamati ci sono intorno a casa tua?
E prima di aiutare i poveri vicini a te, sei sicuro di aver salutato, stamattina, con affetto coloro che ti son cari? Spandere del bene intorno a sé è giusto, ma sei sicuro di aver onorato i tuoi genitori, ben educato i tuoi figli, pagato i tuoi debiti?
Sereno, lo dovresti ricordare, indica un cielo sgombro di nubi, e all’origine nei tempi antichi questa parola voleva dire, secco, asciutto.
E cioè senza le piogge. Ma senza le piogge, senza che mai cada l’acqua dal cielo, resta solo il deserto.
Eppure un giorno sereno è un giorno senza nubi. Ed è bello!
Quando è stata l’ultima volta che ti sei fermato a guardare il cielo terso ed azzurro sopra di te, respirando fino in fondo ai tuoi polmoni?Per quanto possa sembrarti ridicolo, sappi che quel cielo lo si vede anche dal fondo di una prigione o dalle finestre di un ospedale. Il cielo senza nubi lo può vedere (e desidera vederlo) anche chi soffre, anche chi sta per morire. Io credo che perfino i ciechi dalla nascita sappiano come è fatto, se sono sereni.
La serenità è più importante della felicità.
Non fosse altro per un motivo. Si può vivere felici ma non si può morire felici.
Ma si può morire sereni. E si può vivere sereni.
Ma c’è di più. Si può vivere una vita lunga, ma ininterrottamente felice no! Anzi: i momenti felici, per quanto numerosi, saranno sempre brevi. La felicità ininterrotta alla fine diventa preoccupante, è una droga, staccarsi dalla quale è pericoloso.
Mentre si possono vivere anni interi, interi periodi della propria vita, con grande serenità. Io so cosa tu vuoi da me, tu vuoi che io ti dica come tu puoi diventare sereno. Vedi, il fatto è che io so benissimo cosa devi fare. Meglio: cosa puoi fare. Ma tu non sei disposto a credere in quello che ti direi.

Stai negando, lo so. Ma vedi io oggi, mentre ti scrivo, sono sereno. E nel corso della mia vita io sono stato molte volte felice ed altrettanto infelice. E per mia fortuna in parte ed in parte per mio merito sono stato anche a lungo sereno. Per questo ora ti sto scrivendo.
Voglio condividere la mia serenità con te.
Ma ti conosco, anzi, ti conosco meglio di quanto tu non conosca te stesso.
Sai che è vero. Non lo negare. O se vuoi negalo pure, ma allora non mi capirai. E bada che io non ho intenzione di nasconderti alcunché. Nelle mie parole non ci sono trucchi, non c’è il desiderio di trarti in inganno, il desiderio di avere su di te il potere che il saggio ha sul tuo discepolo. E tu sai che è così, e se non lo sai ancora, alla fine capirai che quello che ti sto dicendo è vero.
Essere sereno è possibile a quasi tutti. E il fatto che non sia possibile a tutti non può che darci un po’ di infelicità, ma non può impedirci di essere sereni.
E’ vero, purtroppo. Questo mondo è pieno di ingiustizie. Ma io so che da quando sono nato io, questo mondo è migliorato. Io l’ho visto migliorare, io sono sicuro di aver vissuto per molti anni in un mondo che era in continuo e costante miglioramento. E comunque questo è accaduto sotto i miei occhi nel corso della mia vita. Ed ho avuto, in quegli anni, anni di grande serenità. E naturalmente non lo sapevo!
Certo, la serenità sembra essere indicata dalla salute, sembra sia vero di entrambe ciò che si dice comunemente: ti accorgi di averla avuta quando l’hai persa. Ma si recuperano entrambe, con le cure, la volontà, l’attenzione ed un po’ di fortuna.
Ahimé, è vero, la fortuna serve. Ma ricordi? Fortuna fortis iuvat. E il forte è colui che ha fortuna. Non a caso le due parole sono così simili, forte non vuol solo dire forte in senso fisico, ma anche ricco di fortuna. E forti si diventa, anche per scelta non solo per nascita.
E quindi essere sani e forti vuol dire essere sereni. Ma essere malati non vuol dire necessariamente essere non – sereni!
Io sono stato aiutato a guarire dai miei mali da persone che ne avevano di più grossi.
E questo (il fatto che io guarissi con il loro aiuto) ha dato a loro serenità e perfino felicità.
Nel caso non te ne fossi accorto la serenità mal si accompagna con la gioventù. E del resto è ovvio. Il giovane tutto vuole dalla vita, vuole l’amore, l’avventura, la ricchezza, l’eternità, egli vuole tutto, subito e qui. Tutto tranne essere sereno!
E’ giusto quindi che i giovani NON siano sereni!
Eppure fra loro spesso ne ho visti molti che lo erano. Certo, i più intelligenti fra loro.
Che poi non sta scritto in nessuna legge o libro che per essere giovani bisogna essere infelici. Troppo spesso i giovani si creano con le loro mani le cause della loro infelicità. Ma è possibile essere giovani ed avventurosi e gettarsi fra le fauci della vita, ed al tempo stesso essere sereni.
Io lo ero, ad esempio. Nella mia gioventù lo sono stato spesso. E quando non lo ero non era per mia esplicita volontà ma per la mia stupidità di seguire quelli fra i miei coetanei che mi sembravano più forti e belli perché combattivi ed infelici perfino. In realtà erano così combattivi perché infelici e infelici perché sì e basta, per motivi loro e non per i motivi che essi adducevano a me e ad altri.
Ma tu dici: non è vero, è questione di fortuna pura e semplice, anzi, è solo questione di ricchezza.
E io ti dico non solo che questo non è vero, peggio, ti dico che sei uno sciocco!
Sei così sciocco che se tu gareggiassi contro il più sciocco del mondo, uno più sciocco anche di te, perderesti. E sai perché? Perché sei sciocco! Tu sei senza sale, ché questo significa essere sciocchi.
La ricchezza è una bellissima cosa, che non fa mai in sè stessa la felicità e men che meno la serenità. Ma si può essere ricchi e felici e perfino ricchi e sereni!
Conosci quelli che dicono: ah, i ricchi sono ricchi sì, ma sono infelici? Devi ridere di questi stupidissimi fra tutti gli uomini. Fra i ricchi ci sono molti uomini e donne molto felici e perfino sereni. Ma ci sono anche fra i poveri! Anzi fra i poveri ce ne sono di più, ma non perché sia la povertà a fare la felicità o la serenità, è solo perché i poveri sono più numerosi dei ricchi! E’ una pura necessità statistica.
E per quanto uno possa essere povero, può sempre tentare di migliorare e se la sua condizione non è per sua colpa ma di altri allora può ribellarsi, per tutti gli dei. E nella lotta restare sereno.
Corrono tempi cattivi, o Eudobulo, ma ne sono sempre corsi e sempre ne correranno. Tu copriti, evita il vento, e aspetta.
Ora voglio che tu pensi all’ultima volta che sei stato sereno in vita tua.
Io non so in quale momento è stato. Ma ti conosco e so che ce ne sono stati. Pensalo quel momento ma non me ne dire niente, non farmi sapere in nessun modo qual è stato e quando e come e perché. Io so che c’era e so che aspetta solo di tornare. E allora dammi retta. Pensa quel momento.
Lo hai fatto?
C’era giusto? In quel momento per quel motivo tu eri sereno. E lo sai che è vero e lo sai che è stato così.
Ora pensa a questo: che differenza fa esserlo stato ed esserlo?
Se allora lo eri e oggi sei stato capace di ricordarlo, per un breve momento sei stato quello di allora. Per un breve momento sei stato oggi sereno come allora, “per” allora. Grazie a quel momento di serenità che tu hai ricordato tu sei stato di nuovo il te stesso di allora. E quindi sei stato, brevissimamente, sereno.
Ebbene amico mio, si fa così. Si pensa alla serenità passata, chè tutti ne abbiamo avuta un po’, a volte, di tanto in tanto, chi più chi meno; e si rivive quel momento. E ad esso ci si aggrappa con tutte le forze. E lo si ricorda. E lo si rivive. E lo si porta sempre con sé.
Io non ho avuto un buon rapporto con mio padre. Intendiamoci, non è stato un rapporto “cattivo”. Un rapporto fatto di discussioni frequenti, di contrasto anche forte. Ma di fondo sempre onesto, in sostanza corretto.
Mio padre mi amava, lo so per certo. Ha fatto per me molte cose, molte di più di quelle che gli chiedevo io e spesso non quelle che gli chiedevo io. Io invece non lo amavo poi granché. E’ morto anni fa e ormai eravamo pacificati, ma mai eravamo stati amici. Questo è un rimpianto grosso per me. A cui non potrò mai porre rimedio a meno che io non mi sbagli del tutto, ed abbia modo di rincontrarlo in un’altra vita, dove forse, non commetteremmo gli stessi errori tutti e due.
Ma non ti sto parlando di lui per rievocare i momenti della nostra infelicità reciproca. Al contrario. In ogni volta che penso a mio padre, penso ad un uomo sereno. Lui lo era. Era anche un uomo che aveva sofferto, certamente, ma che era stato sostanzialmente sereno per tutta la sua vita. E che era stato capace di dare questa serenità alla sua famiglia, che era stato capace di darla anche a me, facendomi crescere protetto ed amato, anche se a me a volte non sembrava, o non me ne importava.
So cosa stai pensando. Ci sono genitori che violentano i figli, ci sono gli orfani e ci sono anche bambini che muoiono dopo pochi mesi o anni passati fra le sofferenze di malattie atroci, abbandonati in un angolo.
E ciò mi rende infelice ed anche molto. Ma non mi toglie la serenità. Se ce l’ho, certo. Il fatto è che nelle famiglie di serenità ce n’è sempre tanta. Se no crollerebbero. Crollerebbe il mondo, Eudobulo, crollerebbe il mondo.
La famiglia è come una casa: puoi non vedere le strutture portanti sotto l’intonaco, puoi non vedere i mezzi con cui l’elastica forza che la tiene in piedi esercita il suo lavoro. Ma ci sono. Altrimenti la casa cadrebbe al primo soffio di vento.
E ci sono, ma certo!, cattivi muratori! E case che crollano, le famiglie che crollano ci sono. Ci sono i terremoti, gli uragani, le guerre.Ma la maggior parte delle case non crolla. C’è serenità ovunque, Eudobulo, credimi. A pacchi!
Se hai dei dubbi mettiti un gatto in casa. Sono stati gli egiziani a farceli conoscere e loro hanno un pò esagerato, li adoravano come dei! Ma io ti dico che vedere un gatto che si stiracchia dormendo al sole, che si allunga ogni singolo muscolo e baffo e pelo e poi riprende a dormire, senza quasi essersi svegliato, io ti dico, amico mio che quale che sia il pensiero che mi si arrovella in quel momento per un pò mi passa dalla testa.
Guarda un fiore. Uno qualunque, purchè ancora sulla pianta, non guardare i fiori recisi, stanno morendo. Vai in un campo, guardati intorno, lascia vagare lo sguardo finché non si è fermato su un fiore. E mettiti lì a guardarlo.
Funziona. Questo trucco me lo ha insegnato un uomo che era stato in prigione. Anche lì c’erano i fiori, il vento porta semi e vita ovunque. E il fiore che guardava lui era un fiore destinato a ben poche cose, nato com’era fra le pietre del muro. E quest’uomo, ogni volta che lo poteva vedere, guardare, era felice. Il fiore naturalmente morì presto, ma l’uomo non si perse d’animo e ne cercò un altro. Il suo scopo nella vita non era guardare il fiore. Era uscire da quella prigione. Non importa ora dire se era o no colpevole, e nemmeno come è riuscito ad uscire, se rilasciato o fuggito. E posso dirti per certo che era infelice, anche se ora non so se lo sia ancora. Ma so che grazie a quel fiore aveva ritrovato la sua serenità e che questo lo aiutò ad uscire.
Non saranno le grandi cose a darti felicità. Non è impossibile, ma è molto difficile. La serenità è una conquista enorme, ma entra in piccoli contenitori. Non sarà diventando immensamente ricco che sarai sereno. Sarà già difficile essere felice di quella ricchezza, credimi!
Non sarà per un grande amore che diventerai sereno. Anche qui sarà difficile sopravvivere alla delusione di quando la felicità finirà, perchè questo è poco ma sicuro: più sarà stata intensa la felicità che avrai provato e più forte sarà la delusione quando quella felicità finirà, trasformandosi, inevitabilmente, in qualcos’altro : non esiste, non è mai esistito e non esisterà mai un amore che duri con la stessa intensità per sempre.
Sono solo i giovani che credono questo, proprio perchè sono giovani: altrimenti la razza umana si estinguerebbe, o, peggio, non cambierebbe mai.
Invece cambia. Si evolve. E crea sempre più serenità. Perchè a volerla vedere essa, oggi, è più abbondante che in passato. Per chi “voglia” vederla, per chi “voglia” viverla. Credimi.
Anche all’inizio dei tempi, quando gli esseri umani condividevano vita, cibo e spazio alle fiere, c’era tempo e modo per essere sereni. Ma adesso non ce n’è più.
Ammesso che tu abbia capito infine che non si può possedere la felicità. Si può solo “essere” sereni.
Se si è qualcosa, perchè lo si vuole, non si può perdere l’essenza dell’essere. Se si possiede qualcosa si può benissimo perdere ciò che si possiede. Ci può essere rubato, sottratto dal caso, dalla propria stupidità perfino. Se si è, nel profondo, qualcosa, basta continuare ad essere.
Quindi sii sereno. E’ più facile che il contrario. Per essere non – sereno occorre mettere in atto, ogni istante strategie complicate e costose. E’ sorprendente che in tanti lo facciano. Essere sereno significa invece più non fare che fare. Significa mettersi in sintonia con l’universo, con la vita.
Vivere nel presente, nella quotidianità, senza pensare troppo al domani. Non dico non pensarci per nulla, sarebbe sciocco. Dico: andare a letto pensando che si sta per riposare. Mangiare pensando che il cibo è buono. Bere senza pensare, solo per sete.
E svegliarsi sereni.
Ma temo di non averti convinto. E penso di sapere perchè. Potrei non dirtelo, ma già che ci siamo, tanto vale…
Non è la pochezza delle mie parole. Esse povere, forse lo sono e forse no. Tu sai bene quanto in realtà io sia stimato per l’uso che faccio delle parole. Vengo pagato per questo. Ma questo, in realtà è il passato ed il passato si sa non è garanzia di un presente altrettanto valido. Conobbi un tempo uno spirito ribelle, arguto e molto presuntuoso (tanto che si perse da solo) che diceva di non capire perché i 70 anni passati ad essere uno stupido dovesso essere una patente di saggezza.

Ma una cosa ho imparato. Ogni volta che ho convinto o sedotto qualcuno è stato perchè quel qualcuno voleva essere convinto o sedotto. Non esiste donna che mi si sia concessa, non esiste uomo che mi si sia dichiarato amico o complice, non esiste essere umano che io abbia affascinato con le mie parole che non lo abbia fatto perchè già aveva deciso “prima” di essere pronto a farsi convincere o sedurre. Che poi sono due facce della stessa moneta.
E’ per questo che non attribuisco più grande valore alla mia retorica!
Certo è possibile usare degli artifizi, è possibile raggirare i più ingenui per non parlare degli stupidi, ma di questo non so e non voglio sapere nulla! Di tali artifizi sono piene le scuole di molti che vogliono insegnare in realtà non a sedurre ma a predare gli altri.
E ricordati che si può ingannare tutti intorno a sé per un pò di tempo, una parte per tutto il tempo, ma tutti per tutto il tempo, no.
E tu non vuoi essere convinto. Ammettilo. bTu non cerchi sempre la soluzione migliore per fare una cosa. Tu cerchi invece quasi sempre la soluzione più comoda, conveniente, sicura o popolare.
Tu cerchi spesso, troppo spesso, le scorciatoie. Il che può determinare ansie e quindi mancanza di serenità. Guai quindi a chi ti dice come fare le cose nel modo giusto!
Tu non sei cattivo, lo so bene. Ma non sei nemmeno così buono ed umile come vorresti far credere a tutti.Tu spesso dici frasi come “intendiamoci, è solo il mio parere”, perchè sei, appunto, umile, ed onesto. Ma poi guai a contraddirtelo quel parere!
Ma di questo non mi importa, sii te stesso. Ma fai attenzione all’essere convinto. Nessuno ti convincerà mai se tu non vorrai. Fa in modo di capire bene “di che cosa vuoi essere convinto?”.
Perchè se per sbaglio vuoi essere convinto di una cosa che poi, al dunque, non ti convince tanto, ti ritroverai ad essere sedotto dalla persona sbagliata ed a fare quello che non vuoi. E comunque, dai retta, sii sereno!
Vuoi lottare per una vita migliore per te ed i tuoi cari? Fallo. Vuoi chiuderti in una torre d’avorio, linda e pinta e pulita, con dentro cibo ed amici e non pensare a nulla? Fai anche questo, tanto il cibo finirà…Vuoi partire per un viaggio che non avrà mai fine, che non avrà mai ritorno? Perchè no? Fallo.
Ma fallo con serenità.
Pensa a cosa vuol dire non essere sereno. Vuol dire essere nervoso, agitato, turbato, inquieto, affannato, cupo, imbronciato, irrequieto, ansioso, angosciato.
Mi dirai: non è detto che se non sono sereno io sia necessariamente tutte queste cose.
Ti sono amico e te lo voglio dire: stai mentendo a te stesso. Se non sei sereno, tu sei o sarai fra poco anche tutte queste cose.
Sii sereno! Conviene. E’ più divertente. Tanto vale.
Un mio amico dice sempre: che la morte ci trovi vivi. E’ un uomo saggio che vive in mezzo alla morte dato che il suo compito è proprio quello di cercare di salvare chi sta morendo, è un medico. Ed è una delle persone più serene che io conosca. Una sera mi ha raccontato della morte di una giovane donna, una bellissima ragazza di sedici anni, morta di un male fulmineo ed implacabile. Era un essere umano che aveva dinanzi a sè tutta la vita e che nel giro di poco tempo è morto lasciando nel dolore famiglia ed amici e purtroppo, pare, nessun amante. Ma lui mi ha raccontato che lei prima di cadere nel sonno da cui non si sarebbe più risvegliata, vedendoselo vicino al letto, gli ha sorriso.
Non sa perchè, lei non ha parlato. Può essere perfino che già delirasse o che lo abbia scambiato per qualcun altro, anche se in effetti negli ultimi giorni prima della morte era lui quello che gli stava più vicino. Ma lui mi ha detto che era convinto che lei fosse morta serenamente.
Io gli ho chiesto come si sentiva lui. E mi ha risposto: triste come non mai; vedo morire gente in continuazione sul mio lavoro, ma normalmente, la maggior parte è gente anziana, com’è nella natura delle cose. A volte però vedo morire dei giovani e più raramente, una donna giovane e bella come lei. E allora mi viene da piangere ancora di più. Poi però penso che ho altro da fare e qualcun altro da salvare, così mi tiro su e continuo. E quando riesco a salvarne uno, e succede ed anche spesso, quando riesco, lo so benissimo, solo a rinviare un momento inevitabile, non dico che mi senta dio, ma che mi sento bene, sì, questo sì.

(Fine Prima Parte. Segue…)

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