Condividi su facebook
Condividi su twitter

Il giapponese senza R

di

Data

La storia di Tnachy, un giapponese cinquantenne con il cuore di un bambino che nella vita ha un sogno: visitare Roma. Solo che per falo gli manca qualcosa… Un racconto di Elena Sofia Franchi.

Tanchuanchua era un ricco imprenditore giapponese, residente a Tokyo, single, e con tante corteggiatrici. Ma come ogni persona anche lui aveva dei sogni nel cassetto: andare a Roma, visitare tutti i suoi fast-food, tutti i suoi monumenti e tutti i suoi locali notturni. Tanchy, per abbreviare, aveva una 50ntina d’anni e se li portava tutti.

Ma se li portava solo fisicamente perché dentro era ancora un tenero e vivace bambino che voleva esplorare e scoprire cose nuove. Così un giorno Tanchy decise di fare un viaggio a Roma, la sua città dei sogni, e di partire in quell’istante. Velocemente preparò la valigia, e dato che ci teneva molto all’ordine  e anche alla sua parola, prese due beauty-case in cui infilò tutte le lettere dell’alfabeto, ma per essere ancora più preciso divise le vocali dalle consonanti e sistemò ogni gruppo nell’apposito astuccetto.

Prese la sua limousine e chiese, anzi ordinò al suo autista di portarlo all’aeroporto “wascoinchuanchua”, il più frequentato nella città. L’auto allungata lo parcheggiò davanti a questa immensa struttura, che sembrava cadergli addosso, e sfrecciando ripartì. Tanchy continuava a sentire di aver dimenticato a casa qualcosa, ma cosa? Il giapponese lasciò perdere e si mise in fila per fare il biglietto di imbarco, ma quando si trovò faccia a faccia con la commessa questa gli chiese: ”Signore dove è diretto?”, e lui molto sciolto rispose, “a Oma”, lei lo guardò strano ed in quel momento Tanchy si ricordò cosa aveva dimenticato: la R. Cavolo, questo sì che era un bel problema, come avrebbe fatto a parlare con i romani?

Se non diceva il nome giusto della città non lo avrebbero fatto imbarcare, così si guardò intorno in cerca di una soluzione e ad un certo punto spuntò una lampadina dalla sua testa, aveva avuto un’idea: aveva in mente di rubare la R alla scritta del fast-food “buRger king”. Uscì dalla fila per l’imbarco e si arrampicò sull’insegna e stacco la R, se la mise in tasca e si rimise in fila pronto a realizzare il suo sogno.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'