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Giù al faro

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Entrare in un faro di notte può essere un’esperienza fantasmagorica. Se non hai paura.

È una calda notte di agosto. Sereno cammino lunga la riva e con il mio orecchio sinistro ascolto le onde del mare infrangersi sulla riva resa umida dall’onda precedente. Gli stabilimenti chiusi sono intervallati uno dall’altro da spicchi di spiaggia libera. Non c’è nessuno, sono isolato. Raggiungo l’ultimo stabilimento e decido di tornare indietro, ma eccolo lì a circa cinquanta metri.
Da lì proviene una luce abbagliante che in continuazione cambia direzione, proviene dall’alto. Arrivo sul punto e mi accorgo che ai piedi di quella luce si trovava un faro.
Figo il faro! Mi dico. Mi avvicino incuriosito.
Ai piedi del faro c’è un’enorme porta di legno, vecchia e rovinata. Penso sia chiusa e invece come la tocco la maniglia si apre. All’interno guardo in alto e vedo un’enorme scala a chiocciola che mi avrebbe portato in cima e che possedeva al suo interno un enorme vuoto. Questo enorme vuoto mi metteva sempre più paura man mano che salivo.
In cima cerco di non guardare in basso. C’è un’altra porta scortecciata. La apro e penso che di lì a poco mi godrò dall’alto lo spettacolo del mare di notte.
Non trovo nessuno all’interno. Un po’ mi aspettavo di trovare almeno il guardiano. Mi avvicino all’enorme vetrata e il mio sguardo penetra attraverso quel muro trasparente e si va a infrangere contro un buio inquietante. Vedo giusto ciò che illumina il cono di luce proiettata dal faro.
Dal basso sento dei rumori che si avvicinano. Il rumore di un mazzo di chiavi che a ogni passo va a sbattere sulla gamba. Cerco un posto per nascondermi. Riesco a trovare uno spazietto tra la porta e un barile.
Vedo entrare quest’uomo con un cappuccio e giacca gialli. È un momento dove mi metto talmente paura che potrei scoppiare. L’uomo viene verso di me ma fortunatamente si ferma per prendere una bottiglia. Torna verso la porta socchiusa. Ma succede qualcosa che non m’aspettavo. Non usa la maniglia e trapassa la porta continuando a camminare normale. Terrorizzato aspetto una decina di minuti, quando non sento più il mazzo di chiavi decido di scendere in fretta per fuggire dal faro. Mentre scendo di corsa una voce mi chiama. È lui, il suo volto cadaverico mi fissa qualche gradino dietro di me e io in preda al panico mi blocco a metà scalinata. Dai suoi piedi fuoriesce un gas e dalle sue braccia vene spaventose. Mi comincia a inseguire e io riprendo a correre giù sempre più velocemente. Arrivo alla porta, provo ad aprirla ma è chiusa. Quella vecchia porta sempre aperta era la mia unica via d’uscita. Sono spacciato.
Capisco però una cosa. Lui è un fantasma e come trapassava gli oggetti forse avrebbe trapassato anche me. Il fantasma si fa avanti e prova a colpirmi. Non ci riesce. Ci rimane un po’ deluso. Mi metto davanti alla porta e lo istigo a lanciarmi contro tutto quello che trova. Provocato lui lancia un barile. Mi sposto appena in tempo. La porta di legno vecchio si spacca in due e io fuggo.
Non credo che metterò mai più piede in un faro.

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