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Elogio del lavoro duro

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Ma che cosa è mai successo in una società come la nostra, tanto da far diventare un valore stare senza far niente e guadagnare?

Non ti sopporto. Dico proprio a te. Tu che cerchi la gloria e vorresti guadagnare molto e lavorare poco. Mio nonno ti avrebbe definito debosciato e tu un tempo ti saresti offeso. Invece se oggi ti chiedo se accetteresti di vivere bene senza lavorare, sono sicuro che risponderesti subito di sì. Sdraiato a bordo piscina con una limonata in mano e gli occhiali da sole tutto il giorno, mentre la tua rendita in banca aumenta. Debosciato. Ma che cosa è mai successo in una società come la nostra, tanto da far diventare un valore stare senza far niente e guadagnare? Non lo so e nemmeno me ne frega niente.

Ma tu vorresti fare un lavoro creativo, dici. Magari per poter dire, come facevano i giornalisti una volta, che quello che fai “è sempre meglio di lavorare”. Allora ricordati che il lavoro creativo comunque è fatto per gli sgobboni.

Enrico Valenzi ed io siamo due sgobboni (ma Enrico di più, nessuno è capace di fare il suo carico di lavoro, secondo me). Anche Luigi Annibaldi e Lucia Pappalardo sono due sgobboni (Luigi, tanto per dire, non si alzerebbe mai dal suo computer benevolmente chiamato Palancone).

Tutti i nostri allievi pubblicati sono sgobboni, comprese signore e signorine garbate come Tea Ranno, Simona Baldelli e Ilaria Palomba. Quando scrivono corto, come Flavia Ganzenua, non è per accidia, magari passano otto ore su una pagina, tolgono una virgola e poi la rimettono e sono soddisfatte (come diceva di sé quello sgobbone di Flaubert).

E i conigli che frequento tutte le mattine alla radio? Antonello Dose e Marco Presta sono i primi ad arrivare al lavoro la mattina e la notte si telefonano tra loro per parlare delle notizie che diranno il giorno dopo alla radio. Quando dico che sono i primi dico che il loro lavoro per il Ruggito del coniglio di Radio2 comincia generalmente alle sei e un quarto. E non finisce mai. È un gran lavoratore Giancarlo Ratti. Lo è Max Paiella. Fa le notti scrivendo musica alla tastiera del suo pianoforte il maestro Attilio Di Giovanni. Non è da meno Paola Minaccioni. Non ti lasciano mai a piedi, non mancano mai una consegna, si fracassano magari gli zebedei pur di finire. E se non sai cosa sono degli zebedei fracassati sei già sulla cattiva strada. Debosciato.

Mi dirai: se anch’io facessi il lavoro loro, allora sì che sarei un gran lavoratore, ma sto alle poste, al banco pegni, a dove cavolo ti pare, è per questo che non mi va di lavorare. Bene, come vuoi. Ma ricordati una cosa, quello che secondo me è il più grande di tutti nel Novecento, Italo Svevo, lavorava come bancario e non pensare che la Banca Union di Vienna permettesse tante pause caffè.

Insomma, questo è l’elogio del lavoro duro e dello sgobbone creativo, se vuoi entrare nella società di chi può dire con orgoglio che quello che fa “è sempre meglio di lavorare”, preparati a una vita di fatica.

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