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Belle alla rovescia

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Era ferma nel giardino pieno di rose fiorite, strusciava i piedi come il giorno in cui era arrivata, impaziente aspettava che lui si rivelasse. Quando era entrata la prima volta nel castello abbandonato era molto incazzata, quell’idiota del padre aveva promesso al proprietario del maniero la compagnia di sua figlia;

Era ferma nel giardino pieno di rose fiorite, strusciava i piedi come il giorno in cui era arrivata, impaziente aspettava che lui si rivelasse.
Quando era entrata la prima volta nel castello abbandonato era molto incazzata, quell’idiota del padre aveva promesso al proprietario del maniero la compagnia di sua figlia; tre ne aveva di figlie il padre e non capiva perché aveva scelto proprio lei. “Tesoro del papà, solo una settimana, ho perso a carte con quell’essere mostruoso e questo è l’unico modo per pagare il  mio debito”.
Strusciava i piedi nell’atrio sporco mentre aspettava, come si conviene ad una dama, di essere accolta, si accorse che un mostro (non per modo di dire, ma proprio un mostro più animale che persona) la stava osservando di nascosto “Dai vieni fuori di lì non fare il timido” l’essere uscì dal buio alla penombra e per poco Belle non gli scoppiò a ridere in faccia. Era la cosa più ridicola che avesse mai visto, la caricatura di un uomo che imita un leone, malfermo sulle gambe, anzi sulle zampe posteriori, fingeva controllo del busto, un busto enorme e sgraziato, il tutto sormontato da uno sguardo da pecora smarrita … Belle maledì suo padre, ma cercò come sempre di capire cosa poteva guadagnarci; sicuramente il buonumore, mai aveva visto un essere così brutto e così patetico.
Il mostro si avvicinò  cercando di sorridere, ma il risultato fu penoso e inquietante, Belle continuava ad aver solo voglia di ridere, di fargli una foto e di metterla su fb taggando il padre con il commento “che me tocca fa”, invece puttana qual era gli accennò un sorriso, si avvicinò fino a sentire il respiro caldo e accelerato del mostro e piazzandosi una mano zampa sul seno gli sussurrò “Dai sbrighiamoci che se riesco a superare lo schifo magari ci divertiamo pure!”
Il mostro si ritirò nel suo antro buio mortificato mentre Belle continuava a fare smorfie sguaiate. In un angolo del suo cuore pensava, chissà perché, che avrebbe potuto conquistarla, ma mai avrebbe puntato sul sesso, quello che lei non sapeva e che il sortilegio di cui era vittima lo aveva offeso anche nell’erezione.
Si fece coraggio riuscì dal buio e le prese la mano, la portò, passando per lunghi e lugubri corridoi, nel grande salone dove aveva fatto imbandire la tavola come per un banchetto di matrimonio. Belle rimase folgorata da tanto sfarzo, sul tavolo tra piatti e posate d’argento troneggiavano vassoi colmi di ogni ben di Dio; capì al volo che poteva guadagnarci tanto da quel pasticcio in cui l’aveva cacciata il padre: questo mostro era una miniera d’oro! Goffamente la Bestia le sistemò la sedia sotto il sedere e lei volutamente lasciò che il profondo spacco della sua veste lasciasse in vista le gambe, la Bestia lo notò con dolore, una donna pronta per essere presa e un arnese che non funziona. Belle si ingozzava e organizzava come sottrarre alla Bestia qualsiasi avere, magari lo avrebbe sposato, senza nessun contratto prematrimoniale, e poi lo avrebbe avvelenato ereditando il castello e tutti i suoi soldi, si si lo avrebbe avvelenato e nessuno avrebbe potuto accusarla di nulla: quale dottore avrebbe potuto capire la causa della morte di mostro? Si ficcava gioiosa il cibo in bocca, in fondo doveva solo superare il ribrezzo, avrebbe potuto chiudere gli occhi e pensare al fatto che stava per diventare ricca e poi qualcosa le diceva che tra le gambe sicuramente il mostro avrebbe avuto di che soddisfarla. Buttò giù una pinta di vino come uno scaricatore di porto e asciugandosi la bocca con l’avambraccio lo guardò intrigante e più lei lo guardava così e più lui provava dolore; voleva solo che il sortilegio svanisse, voleva solo tornare uomo, libero e dotato di pene funzionante. Mentre la Bestia sognava ad occhi aperti, Belle si era trasferita sulle sue zampe e gli stava ravanando, completamente ubriaca, nelle mutande, si strusciava e mugugnava “fammi vedere la bestia, perdi il controllo e  uccidimi”; alzandosi di scatto imbarazzato  la fece rotolare a terra e le cadde sopra, lui bloccato dalla vergogna non capiva perché Belle continuasse a dimenarsi urlando “prendimi, prendimi”, ma non sentiva che sul suo pube non c’era rigonfiamento? Non aveva capito che nelle mutande non c’era nulla che si rizzava?

Con il terrore di essere scoperto scartò di lato e se la fece scivolare sotto, la blocco con una robusta zampa e ficcò il suo muso d’animale sotto la veste deciso a darle quel che lei si aspettava, ma non con quello che lei si aspettava.

Andarono avanti così per una settimana: sesso orale a direzione unica, lui nella speranza di farla innamorare, lei convita di farsi sposare. Man mano che i giorni passavano qualcosa cambiava nel castello, prima sparì la polvere e tutto rifletté la luce del sole; poi i rovi si aprirono lussureggiando di verde acceso, i tappeti e le tende ritrovarono i loro colori, l’ultimo giorno ricominciarono a fiorire le rose. Qualcosa era  cambiato anche nel mostro, il suo busto era meno sgraziato, le gambe erano muscolose e sempre meno zampe, l’incedere era regale e un paio di occhi scintillanti finalmente si vedevano oltre la peluria quasi scomparsa.
Come aveva detto la strega che aveva lanciato il sortilegio?
“La tua forma in umano non muterà se nessuno di te si innamorerà.
Offesa rimarrà la tua virilità finché qualcuno di esser posseduta da te non bramerà”
Lo vide scendere la scalinata bello e fiero come un re normanno e non poté non notare l’enorme rigonfiamento del basso ventre.
Gli fece un profondo inchino stando ben attenta a far straripare il seno dalla scollatura “mio signore permettetemi di saldare il debito di mio padre” genuflettendosi fin tanto da trovarsi con la testa giustappunto all’altezza della cintola del castellano. Chinò il capo in segno di rispetto di fronte a cotanto ben di Dio, con gli occhi lucidi di brama pregustava il futuro.
A lui faceva ancora male il collo, non ne poteva più, ma si concesse un piegamento per guardarla inginocchiata ai suoi piedi. Belle  si sentiva arrivata, sentì la mano scendere sulla sua testa, avvertì le forti dita serrarle i capelli, ora toccava a lei, che cazzo! Le stava tirando i capelli troppo forte, la stava alzando da terra e la trascinava verso l’uscita?!?
La buttò fuori come ci si libera delle briciole sulla tovaglia, sbattendola al di là del cancello.
“Di a tuo padre che non mi deve più niente!”
Lui non sposò Belle e non visse con lei lungamente in una felicità perfetta basata sulla virtù, ma se mai vi capitasse di farvi un giro nel mondo delle favole donne care andate a trovarlo, diversamente sarebbe difficile da spiegare.

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