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Quant’eri bello, Nanni, quando eri sfigato

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Un assaggio dei lungometraggi diretti e interpretati da Nanni Moretti, un regista che al di là di tutto è diventato un documento vivente dell’Italia dagli anni ’70 a oggi

Esce domani, 16 aprile, il nuovo film di Nanni Moretti, Mia madre, e ne stiamo già  leggendo e ne leggeremo presto ancora di più, di tutti i colori. Vale la pena quindi farsi una ripassata di tutti i suoi lungometraggi, assaggiando qualche immagine e qualche trailer. In fondo Moretti ci accompagna dagli anni ’70, è una bella tradizione italiana quasi come la pastiera o la carbonara. Tra l’altro ha anche il merito di aver prodotto un film che raccontava la realtà del nostro paese come era allora, come è oggi e come purtroppo probabilmente sarà domani: Notte italiana di Carlo Mazzacurati.

Io non mi perdevo un’uscita dei film di Nanni il primo giorno al primo spettacolo del cinema che immaginavo fosse il più vicino a casa sua, non so se fosse vero. Ho gridato “Palla” con tutta la mia generazione insieme al protagonista di La messa è finita.  Ho amato le sue pellicole, soprattutto quelle prima di Caro Diario. Mi sono emozionato durante la cavalcata in vespa all’idroscalo con il Kӧln Concert di Keith Jarret, ma il resto mi lasciò freddino, come i film successivi e quelle dichiarazioni adorate dai social network e dagli intellettuali immaginari, tipo D’Alema dì qualcosa di sinistra, e che lui avrebbe fatto parte sempre di una minoranza… Bah. Nanni Moretti vinse la Palma d’Oro a Cannes e cominciò a diventare un monumento. Quando in Habemus Papam ci fece vedere dei cardinali che bambineggiavano invece di essere in lotta per il potere, mi sembrò molto lontano da me. Cosa che lui potrebbe giustamente commentare con un “E chi se ne frega”, perché dicono sia scorbutico. E qui, forse, sta il punto dolente almeno per me.

Finché eri uno sfigato come tutti noi solo molto più bravo, caro Nanni, la supponenza e il cattivo carattere messo in scena nei tuoi film ci hanno fatto tenerezza e perfino simpatia. Ci riconoscevamo in quella che sembrava la nostra stessa reazione alla stupidità del mondo. Da quando sei entrato a far parte della schiera di quelli che vengono santificati dai media, insomma da quando sei un idolo di Fabio Fazio, non te li perdoniamo più. Insomma, da un po’ di tempo ti trattiamo come trattiamo un Bertolucci, un Sorrentino, un Salvatores, un Pupi Avati. Forse è il destino di ogni autore di successo.

Ecce Bombo (1978)

Sogni d’oro (1981)

La messa è finita (1985)

Palombella rossa (1989)

Caro diario (1993)

Aprile (1998)

La stanza del figlio (2001)

Il Caimano (2006)

Habemus Papam (2011)

Mia madre (2015)

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