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La storia dell’orso, graphic novel di Stefano Ricci

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Animaloide. La parola, mai sentita prima, è di Goffredo Fofi, saggista, giornalista e intellettuale, che introduce la presentazione de La storia dell’orso, graphic novel di Stefano Ricci, bolognese trapiantato in Germania. Animaloide.

Animaloide. La parola, mai sentita prima, è di Goffredo Fofi, saggista,  giornalista e intellettuale, che  introduce la presentazione de La storia dell’orso, graphic novel di Stefano Ricci, bolognese trapiantato in Germania. Animaloide. Credo se la sia inventata sul momento e dovrebbe essere qualcosa di complementare alla parola umanoide. Fofi le utilizza entrambe per descrivere i personaggi di Ricci, animali in forma di uomini o uomini in forma di animali.

Ricci parla del suo libro, delle sue tecniche, con la cantilena del dialetto emiliano e con una abilità di raccontatore di storie che ipnotizzano il pubblico della libreria, nel cuore di Trastevere. La fuga di Bruno, l’orso, e la rincorsa delle memorie autobiografiche dell’autore, vissute un po’ nei panni del coniglio barelliere Stefano, un po’ sui sedili di un treno che corre dal mar Baltico a Amburgo, attraverso i paesaggi fluidi del finestrino. I boschi della Pomerania che qualche volta si trasformano in quelli delle colline bolognesi. Sfoglia il libro mentre racconta dell’orso, del nonno, degli zii, della sua musa tedesca Anke. Ci mostra molte tavole. I disegni e le didascalie non sempre vanno d’accordo, non sono sincronizzati sulla stessa storia, ma sono destinati a legarsi solo nel finale. Il tratto confuso rende alla perfezione la scorrevolezza dell’universo di Ricci, i viaggi, le fughe. Fofi parla dell’imprecisione dei sogni, cita Kubin e l’espressionismo, il cinema muto, film come Il gabinetto del dottor Caligari, Il Golem e Metropolis, è affascinato dalle immagini virate del libro. Io, più semplicemente, le trovo molto poetiche e alla fine mi sento anch’io un po’ animaloide.

Mi godo la bellezza dei vicoli e delle piazze di Trastevere, una passeggiata imprevista tra San Cosimato e Santa Maria, pensando a quale animale potrebbe rappresentarmi. Non fa freddo. È ancora presto per la folla di romani e turisti alla ricerca di un parcheggio e di una trattoria per la cena, incontro solo gli abitanti del rione che rientrano a casa, come me. L’orso fa venire voglia di ricordare, di scrivere.

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