Condividi su facebook
Condividi su twitter

La candidatura al Premio Strega di Zero Calcare e lo Snobismo Dei Lettori

di

Data

La storia della candidatura di Zero Calcare al Premio Strega. E non solo.

Sotto troverete diversi link che potranno chiarirvi le idee su cosa sia il Graphic Novel e quale sia la storia della candidatura di Zero Calcare al Premio Strega, fatevene una opinione da soli.

Personalmente trovo interessante l’idea e bravo Zero Calcare, sono un ex-appassionato di fumetti (ho venduto 10 anni fa una collezione di 3000 pezzi…) che per altro non leggo più, e senza un vero perché: non sono un pentito, se mai uno “stancatosi”.

Che il fumetto sia una forma d’arte popolare, di massa, più o meno raffinata, è cosa che è da decenni sotto gli occhi di tutti e non mette conto di intervenire in materia: è genere in quanto “medium” ed a sua volta diviso in generi letterari. Certo era più di moda negli anni 70 ed 80, oggi molto di meno, ma è proprio oggi che un autore di fumetti viene candidato al più prestigioso premio letterario italiano (in realtà per a seconda vlta, anche l’anno scorso era successo), in quanto “forma di narrativa non in prosa” e cito dal sito del Premio Strega. Definizione fra l’altro che ha portato a candidare quest’anno anche un cantante, Vinicio Capossela.

Forse è un disordine creativo di quelli che sotto il cielo annunciano futuri progressi, forse è solo confusione che annuncia disastri, anche questo non mette conto di essere approfondito qui.

Mi interessa attirare la vostra attenzione sul termine Graphic Novel, “romanzo grafico”. Ho sempre dato per scontato che il termine fosse nato per un tocco di snobismo da parte degli autori. Non l’oggetto narrativo in sé, quello c’è sempre stato, almeno dagli anni 60. Ad esempio “La Ballata del Mare Salato” la prima avventura di Corto Maltese di Pratt è stato pubblicato negli anni 60 sul “Corriere dei Piccoli” a puntate, ma subito dopo in volume rilegato dalla Milano Libri perché era evidentemente una storia complessa e articolata, forse il primo graphic novel italiano. E prima ancora Eisner negli Stati Uniti aveva dimostrato cosa si poteva fare, letterariamente parlando, con il fumetto.

Ma dato che la critica non ama troppo le forme di arte popolare ho sempre pensato che il termine fosse stato adottato con entusiasmo dagli autori che dicevano “Ah, ma io non faccio solo fumetto, io faccio graphic novel”. Esattamente sulla falsariga di quegli autori di noir/giallo e fantascienza che dicono esattamente la stessa cosa.

Secondo me sono snob, nel senso che sono autori che vorrebbero essere altro da quello che sono ma non possono. Parlando però con Marco Scali, uno sceneggiatore ed un esperto di fumetti, ho scoperto invece che non sono gli autori ma i lettori ad usare di più quel termine. In altre parole, nessuno fra gli autori che lui conosce e per quel che ne sa in generale nell’ambiente, dice di fare graphic novel, anzi: dicono tutti di fare fumetti.

Sono i lettori che dicono di leggere graphic novel e non fumetti, appunto perché il fumetto è per costoro, arte più bassa. Lo snobismo a questo punto si annida fra di loro, nel pubblico e non fra gli autori. In parte anche fra gli addetti ai lavori, editori soprattutto, ma almeno lì c’è un’ottima giustificazione commerciale: se va di moda dire questo lo vendo così e lo vendo di più.

Quindi ci sono lettori che un po’ si vergognano di leggere fumetti.

Il che però è ben strano. Che il fumetto racconti anche storie complesse, ricche e belle, con stili diversi, con forti impronte autorali, storie che reggono il confronto (soprattutto nella fascia alta) con gran parte della narrativa che si trova in libreria è cosa evidente ai più ormai da decenni. È cosa assodata, almeno dal 1965, dal primo numero di Linus, nel quale era ospitata nelle prime pagine una mini-tavola rotonda di autori quali Oreste del Buono, Umberto Eco ed Elio Vittorini e scusate se è poco.

Insomma, l’uso del termine è un grosso progresso o un ulteriore segno di minorità intellettuale? Gli autori dicono di “fare fumetti” e non se ne vantano ma non se ne vergognano certo, scrivono anche ottime storie, recuperano un valore culturale che forse si era appannato negli ultimi anni; mentre il pubblico si nasconde dietro un’etichetta fighetta perché forse si vergogna di dire che consuma cultura pop(olare).

Intanto zero Calcare partecipa allo Strega. Che non vincerà mai, è ovvio, ma tant’è, le 80.000 copie vendute nei primi tre mesi di uscita basteranno a gratificarlo, anche perché gli acquirenti di quelle copie non sono probabilmente i lettori di Topolino o di”Lancio Story”.

Ma a proposito esiste ancora “Lancio Story”?

 

Qui una buona definizione/presentazione del concetto di Graphic Novel

Qui una intervista a Zero Calcare

Qui un video su di lui e subito sotto l’intero fumetto:

Qui il sito del Premio Strega

Qui una presentazione di Linus

Qui info su Lancio Story

Dal sito del Premio Strega:
“…Un altro cambiamento importante consiste nell’apertura agli autori non italiani che scrivono nella nostra lingua e alle forme di narrativa non in prosa. In precedenza il regolamento ammetteva libri “di narrativa in prosa di autore italiano”, salvo occasionali eccezioni come quella del graphic novel una storia di Gipi lo scorso anno o la partecipazione dell’autore albanese Ron Kubati nel 2008.”

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'