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Aggressione al Qube, è l’omosessualità a far notizia

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Aggressione al Qube, è l’omosessualità a far notizia. I media parlano di omofobia, ma è ancora giallo sulle violenze subite dal talent scout Angelo Gerardo Leggieri e dall’amica araba. Intervista ad Angelo Gerardo Leggieri.

Non sono ancora chiari i motivi che hanno spinto alcuni adolescenti a picchiare Angelo Gerardo Leggieri, 35 anni, e l’amica araba lo scorso martedì 17 febbraio nella discoteca Qube di Roma, ma per i media si tratta di un’aggressione puramente omofoba.
Noi abbiamo deciso di provare a far chiarezza sulla vicenda intervistando i due ragazzi, vittime di tali violenze, i quali si sono resi disponibili nel raccontarci la verità sull’accaduto.

Determinati nel denunciare il fatto, entrambi hanno cominciato a descrivere con assoluta precisione le dinamiche dell’aggressione. “Eravamo al Qube per la serata di carnevale, precisamente il martedì grasso di Muccassassina, quando sono stato fermato da due ragazze per fare alcune foto. Per l’occasione ero vestito da mago”, spiega Angelo, “avevo con me una bacchetta e indossavo degli occhiali con i led. Mi stavo mettendo in posizione per lo scatto quando ho sentito qualcuno da dietro sfilarmi la bacchetta: era un ragazzetto che aveva tanta voglia di prendermi in giro. In un primo momento mi sono limitato a riprendermi l’oggetto senza dare tanta importanza a quel gesto stupido, poi, però, lo stesso ragazzo ha continuato a darmi fastidio e da lì la situazione è degenerata. Ho provato a difendermi, ma c’era altra gente che mi è venuta addosso. Erano, credo, in cinque o sei e mi colpivano da ogni lato. Ho ricevuto colpi di bacchetta in testa, spinte, calci ed è probabilmente durante un volo di circa un metro che le mie costole si sono rotte”.

Al contrario di quanto è emerso dalle notizie date in questi giorni, Angelo non è stata la sola vittima dell’aggressione: questo gruppo di adolescenti non ha risparmiato neanche la sua amica araba che, una volta accortasi di ciò che stava succedendo, ha provato ad aiutare il ragazzo. “Io mi sono accorta di tutto quando ho visto che gli stavano levando gli occhiali con i led. Ho provato ad intervenire, ma sono stata scaraventata a terra più volte”. La stessa, poi, ha aggiunto “in quel momento ho visto l’uomo della sicurezza che guardava e non interveniva”.

Una vicenda, quindi, raccontata male e soltanto per metà, spiegano i due ragazzi, volta a strumentalizzare l’omosessualità di Angelo che non ci sta e commenta con le seguenti parole il modo in cui Tg e giornali hanno in questi giorni montato la notizia “i Tg hanno strumentalizzato la mia omosessualità. Hanno fatto vedere solo quello che più conveniva loro, montando il servizio con tanto di scritta ‘ragazzo gay/artista gay picchiato’. Ma il vero motivo per cui hanno iniziato ad aggredirmi non riguarda il mio orientamento sessuale. Per quanto mi riguarda, identificare una persona tramite la parola gay non è una cosa giusta. È attraverso aggettivi quali ‘alto’ oppure ‘biondo’ che dovrebbero descrivermi, ma con chi vado a letto sono affari miei”.
Poi interviene l’amica che aggiunge “hanno cominciato a dar fastidio per gelosia. Avevamo intuito che gli aggressori fossero amici delle ragazze con le quali Angelo stava facendo le foto. Magari si sono innervositi per questo”.

Accade tutto per dar fastidio ad Angelo, quindi, considerato, forse anche per il costume abbastanza vistoso, il bersaglio ideale. Soltanto successivamente sono partite offese quali “frocio di merda” o “araba di merda”. La ragazza, vittima anche di tali aggressioni verbali ha, infatti, spiegato come “passi in secondo piano il fatto che una donna araba venga picchiata, semplicemente perché fa più notizia un gay aggredito al giorno d’oggi. L’insulto ‘arabo di merda’ c’è da sempre e quindi non è una novità, mentre dire frocio di merda sì”.

I due ragazzi hanno ricevuto tanta solidarietà nel web, ma pochi sono stati gli aiuti concreti ricevuti. “Soltanto i membri dell’associazione Arcigay hanno offerto il loro sostegno”, spiega il talent scout, “anche se stanno seguendo la vicenda soltanto per la questione dell’omofobia. Avere il loro appoggio mi fa piacere, ma si sono resi disponibili per aiutare solo me”.
Il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, che dalla scorsa serata al Qube ha ottenuto vari finanziamenti, si è, invece, mosso poco e niente. “Hanno scaricato la responsabilità sul locale, e si sono fatti sentire soltanto dopo circa una settimana”, aggiunge Angelo, “quando poi la mia amica ha detto che preferiva non esporsi completamente, loro le hanno risposto ‘Tu fai come vuoi’. Questo perché lei, al contrario mio, è etero? Qui allora il razzista chi è?”

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