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Nanni Schiffl-Deiler: “Le foto sono di notte perché ho voluto ricreare l’atmosfera che i giovani hanno dovuto affrontare durante il loro cammino”

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Il ragazzo è in piedi, di notte, sul bordo di una strada, di fronte a un alloggio precario. Una sistemazione temporanea in un quartiere degradato di una grande città. L’unica luce sembra essere quella dei fari delle macchine che lo sfiorano.

Between – In sospeso

Mostra fotografica di Nanni Schiffl-Deiler

Il ragazzo è in piedi, di notte, sul bordo di una strada, di fronte a un alloggio precario. Una sistemazione temporanea in un quartiere degradato di una grande città. L’unica luce sembra essere quella dei fari delle macchine che lo sfiorano. Il ragazzo è lontano da casa, è in fuga. Nel suo paese di origine ha lasciato guerra e oppressione, ma anche famiglia e amici. È solo. Cerca di studiare, di lavorare, di integrarsi. Non è un invasore, è un rifugiato. È un ragazzo in sospeso, tra un mondo e un altro.

“Le foto sono di notte perché ho voluto ricreare l’atmosfera che i giovani hanno dovuto affrontare durante il loro cammino” dice Nanni Schiffl-Deiler nel corso della presentazione della mostra, “le location sono tutte scomode, sono i loro luoghi, i luoghi che li accolgono in Europa”.

Nanni Schiffl-Deiler

Eva, Hossein, Michael, Mohamed, Morteza, Naeim, Silsila, Yippee, le ragazze e i ragazzi al centro del progetto di Nanni Schiffl-Deiler sono giovani, giovanissimi. Schiffl-Deiler non si limita a ritrarli, è lei che li accompagna, che dà loro la possibilità di esprimersi, di mettere in mostra le loro sensazioni attraverso la fotografia. Cerca di renderli il più possibile visibili in un mondo che si accorge di loro solo quando fanno qualcosa di sbagliato. “Ho capito che i giovani, i bambini, ancor più se non conoscono la lingua, hanno una grande capacità di comunicazione non verbale”, di qui l’idea di coinvolgerli in un workshop di fotografia. “La mostra è pensata come un trittico” dice Schiffl-Deiler  “le mie foto, le foto scattate dai ragazzi e i testi, i loro pensieri che fanno da didascalia, accompagnati dagli articoli della Dichiarazione dei diritti dell’uomo”. La Dichiarazione è stato solo uno dei punti partenza di Schiffl-Deiler. “Ho cominciato a lavorare con i testi perché ero stufa di sentire che la migrazione è solo di tipo economico. La scopo della migrazione è anche cercare rifugio, e la fotografia deve suscitare empatia, deve contribuire a restituire personalità all’individuo”.

E la cosa più sorprendente è che le parole delle ragazze e dei ragazzi migranti sono per la maggior parte incentrate sul tema della felicità.

Foyer del Goethe-Institut di Roma, via Savoia 15, fino al 9 aprile.

Lunedì: 14-19; da martedì a venerdì: 9-19; sabato: 9-13. Ingresso libero.

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