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La scrittura delle sit-com sta sostituendo la letteratura?

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La domanda è retorica e provocatoria: la risposta è ovviamente no.

La domanda è retorica e provocatoria: la risposta è ovviamente no.

Però “sapiens haeresim”, ha il sapore dell’eresia come dicevano i giudici del Sant’Uffizio, non è provato che sia eresia ma dell’eresia ha il sapore, e detto fra noi, è un sapore di verità.

Fuor di metafora mi sembra sia vero che la scrittura di molte sit-com americane sia di livello molto alto. Ah, già, di quello stiamo parlando, dell’America. Ma si sa, in America succedono cose che poi dopo dieci anni succedono da noi. Molti sono stati i commenti positivi ad esempio su “Mad Men” una serie televisiva americana della quale è stato detto che pur ambientata a cavallo fra i ’50 ed i ’60 dice sull’America di oggi molto più di quanto non facciano altre serie ambientate nella contemporaneità. Un solo esempio: molti dei personaggi appena entrano in ufficio, verso le dieci di mattina si preparano costantemente e con estrema semplicità un bourbon on the rocks, fumando la quarta o quinta sigaretta della giornata, discutendo se è il caso o no di assumere una segretaria “negra”, e usano esattamente questa parola e senza alcun problema, meglio, senza nemmeno il sentore di un problema di “correttezza politica”, anzi si sentono molto liberal e democratici. Stamo parlando di una America di 40 anni fa, non secoli e questi sono TUTTI comportamenti semplicemente inconcepibili nell’America di oggi, e da anni. L’esempio citato è solo un esempio di costume come molti inseriti qua e là, altri e più significativi sono gli elementi di riflessione, certo.

Conoscete Lena Dunham? È l’ideatrice di “Girls”, serie di cui ha curato la sceneggiatura e la regia di molte delle prime puntate, nelle quali recita praticamente nuda in molti episodi facendo sesso, essendo bassina, di fianchi ampi, non particolarmente bella (per non dire bruttina) tatuatissima e con i tatuaggi sbagliati verrebbe da dire. E sia chiaro, trovo sia una grande attrice e autrice e la sit-com sia ottima (siamo arrivati alla quarta serie) e appunto spregiudicata quanto innovativa. Solo mi chiedo quanto rappresenti la realtà delle giovani donne newyorkesi di oggi. A quel che dice “Donna” di Repubblica è estremamente fedele, ma ovviamente tutto dipende dalla attendibilità del magazine di Repubblica. Ma che la serie sia scritta molto bene è fuor di dubbio. E ripeto, innovativa è dir poco, oltre ad essere puntuale e rigorosa.

Di nuovo: la sceneggiatura sta sostituendo la letteratura nella rappresentazione della quotidianità e della realtà? E di nuovo no, per forza. Ma se compito della letteratura è (anche) questo, forse oggi come oggi ci riescono meglio gli sceneggiatori. Almeno quelli americani.

Avete visto “L’Oriana” sulla RAI? Miniserie televisiva italianissima di pochi giorni fa, una bio-pic-fiction (= uno sceneggiato televisivo biografico) su Oriana Fallaci. Che dire? Non granché mi pare. Ma gli sceneggiatori sono Rulli e Petraglia, non solo due notissimi e sperimentatissimi sceneggiatori, ma praticamente l’ultima “coppia” di grandi sceneggiatori italiani. Voglio dire: sanno scrivere loro, avete presente “Matti da slegare” e “La Meglio Gioventù”? Loro. È vox populi che gli sceneggiatori americani, almeno quelli televisivi,  scrivano meglio e siano strapagati per questo. Quelli italiani si lamentano di lavorare poco, essere pagati poco, di contare poco. A occhio poco rappresentano la società italiana, mi pare, diversamente dagli screen-writers americani. Del resto una puntata di una serie di successo viene seguita da milioni di spettatori. E di critici: in America la critica televisiva e cinematografica ha molto più potere che in Italia e se un “pilot”, l’episodio iniziale di una serie non incontra pubblico o consenso critico, la serie non decolla anche se di solito sono scritte le prime 10-15 puntate: è successo per il pilota di “The Man in the High Castle” di Philip K.Dick, titolo italiano “La Svastica sul Sole”.

Del resto in Italia ogni anno vengono pubblicati oltre 60.000 titoli, a quel che dice l’AIE. Di questi diciamo la metà sono narrativa, diciamo la metà di autori italiani, ossia 15.000 titoli l’anno: fanno oltre 40 titoli al giorno. Non so voi, ma non mi pare di essere sommerso da grandi esempi di buona scrittura.

Se siete curiosi, le  10 Serie TV più amate dagli americani secondo “Entertainment Weekly” sono :

– NCIS (CBS)
– The Big Bang Theory (CBS)
– The Walking Dead (AMC)
– Scandal (ABC)
– Game of Thrones (HBO)
– The Good Wife (CBS) e The Blacklist (NBC) – parimerito
– Modern Family (ABC)
– Blue Bloods (CBS)
– Criminal Minds (CBS)

E qui troverete i link a 528 differenti serie televisive, americane e non, comprese quelle indicate. Fate vobis.

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