Condividi su facebook
Condividi su twitter

La tragica storiella della casa ninfomane

di

Data

C’era una volta una bellissima villa che tutte le volte che il suo abbiente proprietario (un potente imprenditore televisivo molto impegnato anche in politica) apriva la porta e le entrava dentro, e dentro di lei iniziava a muoversi, cominciava a godere come una pazza:

C’era una volta una bellissima villa che tutte le volte che il suo abbiente proprietario (un potente imprenditore televisivo molto impegnato anche in politica) apriva la porta e le entrava dentro, e dentro di lei iniziava a muoversi, cominciava a godere come una pazza: orgasmi su orgasmi, sconquassanti brividi di piacere a invadergli il tetto, le pareti e il pavimento di ogni stanza, ogni corridoio, ogni balcone e ogni scala che aveva al suo interno, non certo poche. I momenti più strazianti per la casa, naturalmente, erano quelli che coincidevano con le assenze del proprietario, assenze spesso anche molto lunghe; infatti, fu proprio durante una di queste che la povera villa andò incontro alla propria tragica fine. Erano mesi ormai che il politico imprenditore non rientrava, e la crisi d’astinenza da sesso della casa cresceva ogni giorno di più. La tristezza e la più nera afflizione non ci misero molto a impadronirsi di lei e ad annidarsi in ogni suo fessura, ogni suo angolo, ogni suo anfratto, ogni suo mobile. La nostra casa comunque cercò in tutti i modi di resistere e reagire, aggrappandosi disperata a quegli ultimi scampoli di speranza e positività che riusciva ancora a trovare dentro di sé. Tornerà il mio proprietario, ripeteva sempre a se stessa, sì sì tornerà da me e riprenderà a rientrarmi dentro come suo solito, e io tornerò finalmente a godere come prima! Ma alla fine, per la nostra villa non ci fu niente da fare e da godere, e il suo inevitabile e tragico destino si consumò una notte, sul tardi, in modo molto semplice e rapido: le sue fondamenta si lasciarono vincere definitivamente dall’angoscia, e lei si lasciò cadere giù, così, come fosse di cartapesta. Fine della storiell… ah che diavolo! Ma quale fine! E che schifo di narratore sono! Ho scordato di raccontarvi una cosa importantissima, fondamentale e di certo la più tragica! Vabbè lo faccio ora in poche righe, e scusatemi: praticamente quella notte, proprio mentre la casa veniva giù, destino volle che il proprietario tornasse, e che si trovasse in quel preciso istante (con al seguito il direttore di un noto tg di una delle sue reti televisive, qualche manager e talent scout del mondo dello spettacolo e molte, belle ragazze tra i diciassette e i vent’anni) davanti la porta di casa, con la chiave già infilata dentro la serratura. Fu una strage. I pompieri li ritrovarono tutti, tutti, sotto un cumulo di macerie e senza vita. Ecco, ora lo posso dire: fine della storiella.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'