Data

L’universo ti bombarda? Vuoi scrivere una storia, ma ce n’è di così tante da non riuscire a scegliere soggetti, tempi, frasi? Bene. Scrivi una storia senza storia.

Congestione da storie.

Ti svegli, ti vesti. Esci.

Cappuccino e mezza brioche.

Leggi il giornale. La prima pagina. Tutti i titoli e gli occhielli.

Sfogli. Salti le robette di governo. Arrivi alla cronaca, ai fatti, i commenti dei lettori, le rubriche, la pagina di cultura.

Ti porti dietro una storia che non ti riguarda.

Il Pubblico Ministero chiama a testimoniare Draghi, Monti e Tremonti, nel processo Fitch.

Auschwitz ieri, oggi questo.

Percorri il corso, zona pedonale. Le serrande sono aperte, i negozi in vetrina.

Non piove.

Un angolo, due abiti da sposa insieme.

Arrivi in ufficio e accendi il computer.

Suona un tizio. Sale. È piccolo, magro, una giacca marrone.

Non riesce a pagare la fornitura della luce.

“So de mois ca m chiamn, m stann a mnacce’, iou’ nan teng sold. Ma ci le tneiv pchè nan l’aveiva dei? Mic m’ pioic a mai chessa situazioin. Vacc a fadghei dalli nouv all’undc, la matoin. M poig peur u vigghiett d l’autubss ogni noiu. Cio pozz fei? Lour tenn a rasciaun, ma nan’a mett ind’a r condizionun d fadghei”.

Che significa:

“Mi chiamano da due mesi a casa, mi minacciano. Io non ho soldi. Se li avessi avuti, perché non avrei dovuto pagare? Lavoro dalle nove alle undici, la mattina. Compro anche il biglietto dell’autobus ogni giorno. Cosa posso fare? Loro hanno ragione ma ci devono mettere nelle condizioni di lavorare”.

Tu gli dici di stare tranquillo, di non disperare. Chi reclama fa il suo lavoro. Lui dovrà fare ciò che potrà.

Il tizio se ne va. Ti lascia la giacca marrone, la sua storia.

Continui a scrivere cose d’altri.

Squilla il telefono e rispondi perché la segretaria è in bagno, mangi una caramella per compensare l’energia che cala. Mezza mattina trascorre. Poi un’altra mezza.

Pausa pranzo.

Torni a casa.

Tuo fratello è un po’ cupo. Viene ancora a mangiare dai tuoi, dove vai anche tu.

Che hai?

Un po’ scazzato. Niente di grave.

Storia di passaggio.

Tuo padre non sente. Dici una parola, lui capisce un pezzo, l’altro lo aggiunge, a piacere.

La vecchiaia. Brutta storia.

Parlano, commentano, la tv, il piatto di orecchiette. Troppo dolci, un po’ salate. Meglio secche. Olio per favore.

I Simpson. Guardi i Simpson. Ascolti i dialoghi.

Fantareale.

Digestione.

Storia quotidiana.

Leggi Mag’o. E’ uscito ieri.

Niente shoah, niente Auschwitz. Introduzione fresca.

No noia. Un treno e gli occhi rossi di Lolita. Storie della settimana.

Doccia veloce.

A lavoro. Di nuovo.

Ufficio vicino. Dieci minuti, a piedi.

Si fa la siesta.

L’amoroso ti chiama.

Mi vogliono trasferire. Un altro stato.

Il lavoro nobilita l’uomo.

C’è crisi.

Strana storia.

In ufficio, tre tunisini.

Prendi i dati, raccogli i fatti.

È caduto. Si è fatto male.

Di dove siete?

Mangiate tajine di verdure?

Si, buono.

Accento francese, odore di Marocco.

Marakesh, la conosci. Bella storia. Passata.

La collega. Attenta. Calo di zuccheri. Mangia cioccolata.

Non sta bene.

Vai nel cesso, con lei. Aspetti che si riprenda.

Che storia.

Quasi finito.

È buio.

Lavoro terminato.

Un gelato per cena.

Pigiama.

A letto.

Una storia, scegli una storia.

Vuoi scrivere.

No.

Tutto detto, sentito, scritto.

Sei distrutta.

Lo dici.

Leggi.

No.

Troppe storie.

Non c’è più da dire.

Originale.

Innovativa.

Fresca.

Letteraria.

Non va bene.

Delirio.

Finito.

Nessuna storia.

Cancella.

Dormi.

Dormi.

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