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“Sottomissione”, Houellebecq, Orwell e la Fantascienza (e Baricco…)

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Anche se è stata una scelta, è un difetto. Fantascientificamente parlando quello che Houellebeqk dice non è possibile fra soli 7 anni, senza una preventiva catastrofe di qualche tipo (bellica, ecologica, finanziaria, sociale).

Che genere (*1) di letteratura (*2)? N.1 (una rubrica di Massimo Mongai (*3)

Per chi ancora non lo sapesse Islam vuol dire “sottomissione”, ed è sottinteso “alla volontà di Dio”. È anche il titolo dell’ultimo romanzo di Houellebecq pubblicato il 7 gennaio in Francia ed uscito il 15 in Italia. Non ho letto il romanzo ma solo le molte anticipazioni che circolano su carta e in rete fin da prima di Natale e le relative critiche e recensioni dopo che è uscito. Può essere che il romanzo sia più o meno buono, ma non di questo vorrei parlare. Qui troverete solo alcuni dei link ad articoli sull’argomento e sull’autore: “Panorama“, “Minima et Moralia“,  Il Fatto Quotidiano, Wikipedia sull’autore, Wikipedia sul romanzo.

Fatevene una opinione da soli, è cosa buona e giusta e comunque inevitabile (tutti ci facciamo comunque delle opinioni, e giustamente da soli; ma vale la pena di documentarsi un po’, semmai con quelle degli altri, e oggi con la Rete questo è anche troppo facile).

Sottomissione è perfetto per iniziare con questa rubrica un discorso sulla letteratura di genere, sui suoi molti possibili significati, e su alcuni stilemi di ogni specifico genere. Che poi se i generi non sono molti, gli stilemi invece sono caterva. Cominciamo però con la Fantascienza, decisamente my cup of tea.

Sottomissione è un romanzo di Fantascienza?

Considerando solo la estrema importanza che gli stanno dando i critici letterari di alto bordo, decisamente no. Lorsignori non si occupano della letteratura di genere (altrimenti detta da loro stessi paraletteratura, subletteratura ed altre simili definizioni di solito sminuenti; non ostante questo venga negato da parte degli appassionati dei generi, che sostengono che ormai i generi siano stati sdoganati dalla critica; e non è vero) se non come fenomeno sociale, materia grezza e plebea. Intendiamoci, se vogliono fare così, facciano pure, niente da dire, a ciascuno il suo. Diversamente da molti altri scrittori ed appassionati di genere e di FS in particolare io non sento nessun bisogno di difendere la FS o il genere in genere. Ripeto: facciano pure liberamente i critici maistream e denigrino, o peggio non parlino affatto del genere, nulla quaestio.

Ma Sottomissione è ambientato nel 2022, così come 1984 era ambientato nel 1984 pur essendo stato scritto nel 1948. Entrambi i libri parlano di una situazione a dir poco distopica (e ringraziatemi perché non mi dilungo a raccontarvi quanto, come, perché e perché sì e no questa parola nasca nella, sia imperniata e ruoti intorno alla FS!). (*4)

Sia chiaro: 1984 è un grande romanzo ed occupa notoriamente ed a parere di tutti un posto d’onore all’interno della letteratura inglese e in lingua inglese. Ciò nonostante è sicuramente un romanzo di fantascienza: è perfettamente e coerentemente rispettoso di ognuna e tutte le regole del genere.

Lo fa anche Sottomissione? Non lo so, non l’ho letto, lo leggerò se qualcuno me lo regala dicendomi, caspiterina! leggilo che è bellissimo! Ma dev’essere qualcuno di cui mi fido molto perché da quel poco che ne so, non mi convince…

Perché a occhio H. mi pare un po’, come dire, non solo e non tanto non rispettoso delle regole del genere, ma proprio un po’ opportunista. Intendiamoci: scriva (e legga) ognuno ciò che può, sa e vuole, anche H. può usare stilemi fantascientifici come gli pare, anche male, anche in modo opportunistico.

Ma appunto! Anche se è stata una scelta, è un difetto. Fantascientificamente parlando quello che lui dice non è possibile fra soli 7 anni, senza una preventiva catastrofe di qualche tipo (bellica, ecologica, finanziaria, sociale). Nessun editore o editor di FS accetterebbe un periodo di tempo così breve fra l’oggi e la futura distopia. Serve tempo per ribaltare tanto la realtà, non dico decenni ma insomma, siamo lì. Lustri almeno, tre-quattro.

E davvero serve anche una catastrofe, non fosse altro perché vuol dire all’origine “capovolgimento” (*5) e troppe potrebbero essercene: con tutte le centrali nucleari che ci sono in Francia! Su questo povero pianeta siamo tutti sotto scacco di tempeste di tutti i tipi da quelle dei ribaltamenti eco-metereologici veri e propri a quelle finanziarie. Il 2014 è stato l’anno più caldo da più di 100 anni e negli ultimi 7/8 anni nel mondo occidentale sono stati distrutti più posti di lavoro di quanti ne siano stati creati nei precedenti 30; per non parlare della ricchezza reale distrutta nei crolli di borsa! Ché un crollo di borsa è una reale distruzione di ricchezza reale, materiale, è come se venissero fisicamente bruciati milioni e milioni di tonnellate di merci di tutti i tipi. Uno spreco sgradevole ma soprattutto pericolosissimo; e il futuro che ci aspetta a prenderlo davvero sul serio, è un incubo!

Perché H. non ha fatto uno sforzino a inventarsi una catastrofina?

Ma perché bisogna saperlo fare! Non sono mica buoni tutti, soprattutto a voler essere originali, il che però è più un obbligo del mainstream che non del genere. Il genere ama, esige il ricorrere di situazioni, stilemi et similia.

H. avrebbe potuto prevedere nell’ordine: un crollo generalizzato e pesante dell’economia mondiale perché la Cina vende sul mercato il 20% del debito pubblico degli Stati Uniti che possiede da anni; oppure una serie di catastrofi ecologiche connesse al fracking, il nuovo metodo di estrazione dello shale-gas; in Francia poi ci sono più di 50 centrali nucleari, basterebbe una catastrofina-ina in una sola per creare una situazione sociale ed umana da incubo; l’impoverimento generalizzato e crescente già in atto dal 2008 potrebbe provocare futuri scontri razziali-religiosi feroci e la città più musulmana di Francia e d’Europa, Parigi, potrebbe diventare un minicaliffato di 10.000.000 di abitanti, stile le signorie del Rinascimento, dove si elegge, appunto, un sindaco musulmano, che comunque sarebbe una rivoluzione e governerebbe su quasi il 20% dei francesi e si sa, essere sindaco di Parigi è ottimo trampolino per la presidenza; oppure i Tedeschi escono dall’Euro e fanno affari strettissimi ma da soli con la Russia e l’economia Francese insieme a quella di tutto il sud Europa va a picco (e da noi torna il Papa Re, perchè no?); il clima si incarognisce, inverni in Europa a meno 30 gradi sottozero ed estati sopra i 50, morti a milioni, catastrofi sociali conseguenti e migrazioni di massa dal terzo mondo dove il clima è peggio; con arrivo massiccio dell’Ebola, ovviamente (!); oppure il nord della Francia viene invaso dalla seconda potenza militare europea, la Svezia, in fuga dalla nuova era glaciale: essendo sostanzialmente quasi tutti atei agli svedesi non importa nulla dei musulmani, nel caos generalizzato occupano di nuovo la Normandia ed il sud dell’Inghilterra, ma lasciano Parigi agli arabi. Il tutto però nell’arco di almeno 30 anni ed anche tutto chiarito, documentato, dipanato nelle cause come nelle conseguenze. I letterati alti la fanno troppo facile. Pensano che in fondo che ci vuole?, si sa, il genere è paraletteratura, un trucchetto, una parola qui una là, basta poco, basta una scusa…

Nossignori. Anzi, no, signori, il genere è cosa seria.

Intendiamoci H. puo farlo, è liberissimo anche di disprezzare tutte le regole del genere (che non si offende, figurarsi). Però George Orwell non l’ha fatto. Non so se O. fosse un vero lettore di FS (cioè: accanito) ma di sicuro ha scritto un bellissimo e coerentissimo romanzo di genere fantascientifico: abbastanza lontano dal tempo in cui scriveva, con relativa catastrofe nucleare e le adeguate conseguenze del caso. Fra l’altro aveva di sicuro letto il poco noto Callocaina di Kathrine Boye, scrittrice svedese, lesbica e suicida nel 1940: lui non ne ha mai parlato ma non può non averlo letto; quel romanzo completa 1984 ed era a sua volta perfetta fantascienza.

Ray Bradbury ad esempio anche lui a volte non ha rispettato tutte le regole del genere. Cronache Marziane non è FS. È bello, ben scritto, interessante ma non è FS. Ve lo può confermare qualunque vero lettore di FS. E del resto era lui il primo a dirlo: Cronache… non è FS mentre Farenheit 451 sì, e nel Fandom siamo tutti d’accordo. Però anche se non è FS Cronache… è ben scritto. Le cosmicomiche di Calvino non è FS, anche qui fu lui il primo a dirlo, insieme sempre al coro dei veri lettori di FS. Mentre lo sono diversi racconti di Primo Levi, oh se lo sono. Andateveli a leggere. Ma non serve andare tanto lontano, anzi: leggete l’intervista a pagina intera su Republica del 12 gennaio a Jo Walton, per il suo Le mie Due Vite, fantascientificamente e femministicamente correttissimo. Gli stilemi di fantascienza vanno di moda, gli scrittori mainstream li usano tutti. Ma male.

Sono un purista? Ni. È che rispettare le regole del genere è moooooolto più difficile di quanto H. non sappia o non creda. E se lo si fa il prodotto libro viene fuori meglio strutturato: è solo una questione di buon artigianato.

Troppo poco tempo, niente catastrofe, troppo poco plausibile quindi, così sono buoni tutti.

Ma poi non in Francia! Loro la Rivoluzione l’hanno fatta per davvero! Loro hanno sovvertito (per noi e l’Occidente tutto) l’ancien regime, hanno rotto quella specie di sharia che era letteralmente l‘alleanza fra trono e altare: i re (e quindi i nobili) erano tali per diritto divino. E tutto questo è proprio quello che il mondo islamico non ha fatto ancora e forse non farà mai. Facciano loro, sia chiaro, come vogliono, nessun giudizio di merito, ma così è. Tutto il resto lo ha detto Voltaire: non condivido quello che pensi ma darei la vita per permetterti di continuare a farlo, non proprio un atteggiamento islamico. E più di 250 anni fa. E diceva sul serio, lui e da allora i suoi discendenti culturali. Non a caso il fascismo è nato da noi, paese mooooolto più cattolico e meno laico della Francia. Si sa, loro gallicani sono.

Dopo una catastrofe epocale europea e planetaria, nell’arco di qualche decennio la Francia potrebbe anche diventare islamica, o se per questo buddista o completamente giudaizzata o totalmente atea e mettersi a parlare svedese ed a portare le mutande fuori dai pantaloni per verificare che il cambio obbligatorio della biancheria 4 volte al giorno sia effettuato regolarmente (*6). Basta che il cambiamento sia costruito e documentato velocemente ed elegantemente ma passo-passo ed in modo convincente; e poi anche detto con un po’ di infodumping, ossia una telefonata al lettore, la cosiddetta spiega.

C’è poco da fare, la spiega serve, è essenziale. Come nei gialli: alla fine qualcuno che cuce tutto e te lo dice proprio chi è l’assassino serve e solo per un motivo: lo vogliono i lettori! Il genere non è MAI criptico, o ambiguo, o con più finali e sensi, o suscettibile di varie interpretazioni, pirandelliano! Se l’autore vuol scrivere tutto ciò può benissimo farlo, ma allora non è genere quel che sta scrivendo. Uno ed un solo finale, è una delle regole. Non piace? Bene, ma allora, di nuovo, non è genere. E allora serve attenzione ad usare gli stilemi del genere, se non si è capaci, meglio non farlo. Non so se H. ci ha messo la spiega, ma mi ci gioco tutto che non lo ha fatto perché così com’è non c’è spiega plausibile che regga: sarebbe un arrampicarsi sugli specchi con lo stridore delle unghie delle dita sul vetro.

Ha fatto a tirar via. Cosa che un vero autore di genere non si può permettere.

Fatemelo ripetere: un autore “alto” può scrivere quello che vuole, un autore “di genere” no, ha delle regole da rispettare e non sono solo quelle del congiuntivo italiano, che pur essendo una giungla in confronto è una passeggiata sotto un cielo sereno. Il genere è molto più rigoroso del mainstream.

H. sa rispettare le regole della FS? Ma certo che sì. H. è davvero anche uno scrittore di FS, il suo penultimo romanzo, La possibilità di un’isola è perfetta Fantascienza: ambientato in un futuro remoto, il personaggio principale è il clone di un umano vissuto ai tempi nostri eccetera eccetera. Sopra c’è il link a wiki con trama e tutto: ripeto, pura fantascienza; certo un po’ noioso, ma questo è un giudizio personale…

Sottomissione lo è molto ma molto poco, quasi per niente. È un romanzo di fantapolitica come dice Baricco in un articolo su Repubblica uscito il 20 marzo, e sottolinea come questa sia la parte meno convincente del libro. Ha ragione: perché non è correttamente e coerentemente di genere.

Dulcis in fundo?

In uno degli articoli linkati c’è una affermazione significativa “… così le tematiche della destra entrano nell’alta letteratura”. Il che vuol dire che normalmente non ci sono, cioè le idee di (estrema?) destra non hanno cittadinanza nell’empireo dell’alta letteratura? A occhio lo penso anche io. Ma allora la FS può essere alta letteratura? L’autore di quell’articolo ne sono sicuro negherebbe questa possibilità.

Ma neanche nella FS hanno spazio idee di destra. Adesso non voglio dire che sia vero l’antico assioma tutto italiano che vuole la FS di sinistra e il Fantasy di destra (però i campi Hobbit li hanno inventati Fini ed i suoi amichetti negli anni ’70 non Adriano Sofri e Lotta Continua), anzi, per gli Americani si sa, Tolkien era roba da hippies (che però proprio politicizzati non erano e del resto erano filo-utopisti quindi reazionari, dato che ormai lo si sa, l’Utopia essendo un mondo perfetto non tollera cambiamenti ergo è letteralmente reazionaria: visto che ogni cambiamento è in peggio i cambiamenti vanno repressi). Però è vero che non esistono molti autori di FS che siano dichiaratamente di destra. O meglio ce ne sono, ma praticamente solo in America e poi di destra in America vuol dire talmente tante cose che praticamente non vuol dire altro che non di sinistra. Per molti Italiani Clint Eastwood è un fascista, per gli americani è solo un repubblicano e nemmeno tanto di destra.

Insomma anche se va molto di moda, parlare del futuro per parlare dell’oggi è solo una delle anime della FS e nemmeno la più importante o significativa, anzi, è fra l’altro la stessa teoria dei noiristi, che dicono “ah, ma il mio non è solo un romanzo giallo/di FS”.

Ma questa è roba da criptoproustiani.(*7)

Altre due considerazioni da dessert. H. chiama il futuro presidente musulmano della laicissima Francia Mohamed Ben Abbes, ed è come se lo chiamasse Mario Rossi o Russo, poteva forse scegliere un nome un po’ più accattivante ed originale, un “Issa” qualcosa (Issa vuol dire Gesù), oppure Jacques Ben Abbes, faceva più melting pot. Certo, di nuovo una scelta personale. O forse un errore. E poi cita come perfetto esempio di sottomissione l’Histoire d’O!

Non so che dire, se non: che ci azzecca? La sottomissione di O. è tutta e solo erotica: per chi non lo conoscesse Histoire d’O è un romanzo erotico al limite del porno uscito negli anni ’60 nel corso del quale la giovane fanciulla in fiore, alta, borghese e bellissima O. accetta, per amore e delirio erotico, qualunque cosa il suo amante le voglia fare o far fare, e senza contratto, altro che le 50 Sfumature di Grigio. Ma va in giro con i piercing ai capezzoli, incatenata e nuda, non coperta dal chador. Leggetelo, in fondo è ancora divertente, solo che sia chiaro, farsi incidere a fuoco le iniziali del suo amante sulle natiche è la minore delle forme di sottomissione cui la ragazza si presta. Ecco, se mai vedo le francesi sottomettersi (ad ogni buon conto solo per un po’ e vestite solo di Chanel n.5, fino a che non ribaltano il gioco) a comportamenti di questo tipo piuttosto che indossare il chador e rimanere a casa, rinunciando al lavoro, per accudire i loro maschi, tutte cose che H, fa fare alle francesi tutte nel suo romanzo. Davvero: che c’entra la sottomissione erotica di O con l’Islam? Come può H. inserire questa considerazione nel romanzo? Si è fumato qualcosa fuori mercato?

Ma sempre ognuno scriva quel che vuole, sempre e comunque!

In buona sostanza, egregio signor Baricco questo però è il punto: la parte fantapolitica che l’ha convinta di meno del romanzo di H. è così a causa del suo non rispetto delle regole della Fantascienza. Le avesse rispettate, il romanzo sarebbe venuto meglio: più convincente.

Perché conoscere e rispettare le regole dei generi aiuta a scrivere meglio. Per questo i Viaggi di Gulliver e Il Prometeo Moderno (ossia Frankestein) sono la nascita della FS, non c’è dubbio. E Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde è pura fantascienza. Il ritratto di Dorian Gray invece è puro fantasy-horror.

L’Orlando furioso forse è fantasy? Se fosse in prosa anziché in versi, chissà.

Per dire.

Massimo Mongai

Note

(*1) Il vocabolario del mio Mac dice che genere vuol dire:

“s.m.

2. Ciascuna delle varie forme di espressione artistica, secondo i canoni della tradizione:il g. epico; g. strumentale

Di genere, di pittura o narrazione a carattere aneddotico, contrassegnata da una certa vivacità e abbondanza di particolari:un quadretto di g.

In cinematografia, raggruppamento di film che presentano nella trama caratteristiche essenziali comuni:g. drammatico, comico, avventuroso.

4. Il maschile e il femminile, intesi come risultante di un complesso di modelli culturali e sociali che caratterizzano ciascuno dei due sessi e ne condizionano il ruolo e il comportamento: studi di g.; consapevolezza di g. ( vedi anche gender).”

(*2) E sempre il vocabolario dice che letteratura vuol dire:

“ s.f.

1 L’insieme delle opere variamente fondate sui valori della parola e affidate alla scrittura, pertinenti a una cultura o civiltà, a un’epoca o a un genere: l. latina, provenzale, italiana; l. contemporanea; l. popolare, per ragazzi; corso, professore di l.; spec. in quanto oggetto di ricostruzione o d’indagine storico-critica:la storia della l. del De Sanctis

In origine, l’arte di leggere e scrivere o il complesso di conoscenze che ne derivano.

2 Secondo l’estetica crociana, quanto si ritiene principalmente frutto di una formazione tecnica ed erudita piuttosto che di un’intima commozione poetica o anche (estens.) quanto si ritiene viziato da astrattezza o da mancanza di spontaneità

Fare della letteratura su qualcosa, parlarne o scriverne in maniera retorica, ma senza costrutto…”

(*3) Massimo Mongai.

Io.

Di me Wiki dice

http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Mongai

È parziale ma corretto. Se volete sapere altro su di me, basta che cercate in rete, è quasi tutto vero.

(*4) distopia 1 ‹distopìa›

s.f.

La dislocazione di un viscere o di un tessuto dalla sua normale sede.

ETIMOLOGIA Der. del gr. tópos ‘luogo’, col pref. dis-2

DATA prima del 1892.

distopia 2 ‹distopìa›

s.f.

Rappresentazione di un futuro indesiderabile, caratterizzato da una società totalitaria, scientista e tecnocratica (contrapposto a utopia)

Forma letteraria che nel Novecento descrive tali società repressive e totalitarie, i cui rappresentanti più noti sono George Orwell e Thomas Henry Huxley.

ETIMOLOGIA Der. di (u)topia, col pref. dis-2

DATA 1997.

Aggiungo io che Huxley è autore di “A brave New World” altro epocale romanzo distopico. E di purissima FS.

(*5) catastrofe ‹catàstrofe›

s.f.

1 Esito o evento luttuoso, conclusione tragica, rovina; sciagura, disastro di particolare gravità che si abbatte su una comunità:il paese intero fu travolto nella c.; ha portato l’azienda alla c.

2 Secondo la terminologia aristotelica, la soluzione, di solito luttuosa, del dramma.

3 Evento che interrompe la continuità e l’ordine causale delle leggi fisiche, suscettibile di una descrizione secondo modelli matematici

Teoria delle catastrofi, elaborata dal matematico francese R. Thom (1923-2002), che si avvale di nozioni matematiche di carattere topologico per spiegare i fenomeni discontinui presenti nella natura e nelle azioni umane.

ETIMOLOGIA Dal gr. katastrophḗ ‘capovolgimento’

DATA sec. XVI.

(*6) Sì, è una citazione da “Bananas” di Woody Allen. W. e di che “genere” è secondo voi: comico o autorale? E Hitchcock?

(*7) Dicesi “criptoproustiano” di scrittori che vorrebbero essere francesi, ebrei, omosessuali, miliardari e vivere nell’ottocento. E famosi come lui.

Che genere (*1) di letteratura (*2)? N.1 (una rubrica di Massimo Mongai (*3)

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