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– Allora, come andiamo? – dice il dottor Finzi a Luca – sono passati ormai… – si gira verso il calendario – se non sbaglio almeno dieci giorni dall’intervento, che mi dice? Come procede?

– Allora, come andiamo? – dice il dottor Finzi a Luca – sono passati ormai… – si gira verso il calendario – se non sbaglio almeno dieci giorni dall’intervento, che mi dice? Come procede?
– Benissimo dottore – risponde Luca. – Sono scomparsi i mal di testa e non ho più avuto episodi di materializzazione, neanche nominando più volte lo stesso oggetto. Dottore non mi sembra vero, questa è la fine di un incubo, ho svuotato la casa da tutte quelle cose che ne riempivano ogni angolo e ora sono finalmente in grado di parlare liberamente, non come quella volta in ufficio, che per dire in uno scatto d’ira ai miei colleghi: “Siete tutti dei coglioni”, riempii la stanza di veri testicoli umani; oppure qui da lei in occasione della prima visita, si ricorda, quando era scettico e credendomi pazzo mi prese in giro e io m’incazzai e le dissi che era uno stronzo, e che questo poi si materializzò puntuale proprio sulla sua scrivania, sotto il suo naso con tanto di puzza e mosca satellite? Dottore, lei mi ha ridato la vita e io non smetterò mai di ringraziarla.
C’è però un piccolo particolare di cui volevo parlarle; dal giorno dell’operazione non sono più riuscito ad andare di corpo.
– Vede Luca – dice il dottore – questo tipo di problema è frequentissimo dopo un’operazione, lo stress accumulato e anche l’anestesia possono dare di questi problemi, io non me ne preoccuperei troppo. Prenda qualche lassativo e si metta tranquillo, non dimentichi che lei ha subito un intervento al cervello, eviti di stressarsi e se dovessero esserci dei problemi non esiti a chiamarmi.

Trascorsero alcuni mesi e a dispetto di enteroclismi e lassativi, Luca continuava a non andare di corpo, passando intere giornate sul water nella speranza di potersi liberare. Un giorno, a seguito di un tentativo evacuatorio più intenso del solito, Luca avvertì una fitta lancinante alla tempia, che gli fece gridare:
– Cazzo, cazzo, cazzo, che male.
Subito dopo si udì un flebile gorgoglio provenire dal profondo dell’addome di Luca, poi un violento spasmo viscerale quasi lo sollevò dalla tazza, e il gorgoglio si trasformò in tuono. Poi il corpo di Luca si rilassò e subito dopo si sentirono tre distinti:
– Ploff, Ploff, Ploff.
Luca abbassò lo sguardo, aprì le gambe per vedere all’interno del water e con stupore vide qualcosa di veramente bizzarro: nell’acqua limpida, sul fondo della tazza, tre piccoli peni nuotavano in circolo rincorrendosi l’un l’altro come pesciolini rossi. Luca preoccupato tirò l’acqua, prese il telefono e ancora seduto sul water, chiamò Finzi.
– Pronto dottore, sono Luca, volevo dirle che l’intervento non ha funzionato, anzi ha peggiorato la situazione. Non solo continuo a materializzare le cose che nomino, ma ora le cago pure… Sì certo che ho visto l’orologio…
– Ploff.
– e anche se sono le due di notte, lei dottore ha il dovere di aiutarmi e deve farlo subito. Sono terrorizzato, ho appena cagato un Rolex e chissà cos’altro potrà uscirmi.
– Stia calmo – disse il dottor Finzi – resti dov’è e soprattutto eviti di nominare oggetti, mi dia solo il tempo di arrivare; a proposito, dov’è che abita?
– In via della Penna ventuno, rispose Luca…
“Ploff”, e una stilografica andò nel cesso a far compagnia all’orologio.
– Quando arrivo a chi devo citofonare? – disse Finzi.
– Non suoni – disse Luca – apra lei stesso, troverà una chiave…
– Ploff.
– Sotto il sasso…
– Ploff.
– Vicino al fico d’india.

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