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Mango: morte di un musicista

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fonte: repubblica.it
Domenica 7 dicembre Giuseppe Mango è stato colpito da un infarto durante un concerto ed è morto davanti agli occhi dei fans. Suo fratello lo ha seguito due giorni dopo. Una morte triste, ma poetica che colloca il musicista nell’olimpo di coloro che non saranno mai dimenticati.

Il Pala Ercole di Policoro (Matera) è gremito di gente. Mango sta eseguendo “Oro”, uno dei suoi maggiori successi. E’ seduto alla tastiera, suona le prime note, incomincia a cantare. Il pubblico lo segue con i cori. Spensierata emozione e divertimento. Poi il buio. “Scusate”, dice al pubblico, con voce sofferente. E’ disorientato. Smette di suonare. Alza il braccio. Non si sente bene. Appoggia le mani sulla tastiera. Note cupe e stonate rimbombano tra i bisbigli del pubblico. Un roadie corre in suo aiuto. Mango si accascia. E’ un infarto a portarselo via, davanti agli occhi dei fans, sul palco.
Di certo non avrebbe mai immaginato che quello sarebbe stato il suo ultimo concerto. Immagino l’adrenalina prima di salire sul palco, il cuore che batte forte e lo stomaco che si contorce. Lunghi respiri. Il calore del pubblico ripaga sempre: ogni ansia, paura o insicurezza svaniscono quando si sentono gli applausi e si percepisce che ogni nota suonata è un’emozione per tutte quelle sagome controluce, pubblico pagante con nome, cognome e sogni. Neanche loro avrebbero mai immaginato di assistere così all’ultimo atto di una vita che hanno ammirato. Di solito si legge sui giornali la morte di un personaggio pubblico, i telegiornali gli dedicano un servizio, diventa una notizia da condividere su facebook, poi più nulla. Le guerre, le tasse, la cronaca nera spazzano via tutto e si torna a parlare di altro. In questo caso, invece, la morte di Mango è riuscita a portarsi via qualcosa di ognuno dei presenti a quel concerto. L’alone che si crea intorno ad un musicista famoso è stato offuscato miseramente da una realtà che è arrivata come uno schiacciasassi a distruggere tutto, a spegnere i riflettori e a scardinare l’immaginario. Chiunque sia mai salito su un palco sa che per un artista quel momento è tutto: passione, amore, rabbia, gioia, soddisfazione, è la prova tangibile della sua esistenza nel mondo, è tutta la sua vita. Per questo penso che questa sia la morte che ogni artista vorrebbe, sul palco, tra l’affetto dei fans, mentre sta facendo ciò per cui è nato. Mango è l’ultimo di una serie di musicisti che sono spirati on stage, basti pensare al sassofonista di Elio e le storie tese colpito da un’emorragia celebrale durante il concerto di Natale del 1998, o Dimebag Darrell, ex chitarrista dei Pantera, ucciso sul palco da un fan deluso proprio l’8 dicembre di dieci anni fa. Ricordo che ero in università a lezione e si era sparsa la notizia. Avevo provato un senso di vuoto e vertigini. Deve essere simile a quello che hanno provato i fans presenti all’ultimo concerto di Mango. Oggi la notizia che il fratello del musicista, suo stretto collaboratore, è a sua volta morto di infarto ha lasciato tutti sgomenti. Certi legami sono troppo forti per spezzarsi e la Morte lo sa.

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