Babbo Natale va a caccia

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Quel giorno la caccia era andata malissimo, e Babbo Natale stava rientrando dal bosco triste, affamato, e a mani vuote. Era ormai a pochi metri da casa, quando intravide, poggiato su un ramoscello secco che fuoriusciva da una siepe tutta innevata, un bel passerotto grassottello.

Quel giorno la caccia era andata malissimo, e Babbo Natale stava rientrando dal bosco triste, affamato, e a mani vuote. Era ormai a pochi metri da casa, quando intravide, poggiato su un ramoscello secco che fuoriusciva da una siepe tutta innevata, un bel passerotto grassottello. Quella visione lo fece rinsavire subito, ma da buon cacciatore quale era, Babbo Natale mantenne la calma, i nervi saldi, e fece quello che doveva fare con massima lucidità: tolse il fucile dalla spalla, si stese a terra nella neve, centrò nel mirino l’uccellino e sparò. Fu a quel punto che da dietro la siepe innevata si alzò la renna Rufus, e il passerotto, spaventato dall’improvviso movimento, volò via dal suo ramificato corno destro. Babbo Natale capì in un istante il tragico errore commesso, ma ormai era troppo tardi, e Rufus era già disteso a terra in un lago di sangue e senza più vita. Babbo Natale, nella più totale disperazione, corse subito verso l’animale e gli si inginocchiò vicino.
– Rufus! Rufus! – gridò, piangendo come un bimbo. Poi iniziò ad accarezzarlo. La testa, il collo, la pancia. E più l’accarezzava, più si rendeva conto della morbidezza della sua carne. I morsi della fame si rifecero sentire in un istante, e in un istante, scomparvero anche le lacrime dagli occhi.
– Rufus, Rufus, caro Rufus – sussurrò, iniziando a trascinare la renna verso casa e questa volta con un leggero sorriso sulle labbra – mi dispiace ma la fame è fame, e la slitta in fondo può essere trainata benissimo anche da otto renne invece che da nove.

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