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Never Ending

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Il caso della pagina mancante stava diventando di interesse nazionale, e oltre. Quello che inizialmente era sembrato il dissenso contrariato di un manipolo di lettori, si era gonfiato al punto da coinvolgere le testate nazionali, le autorità e anche una televisione straniera.

Il caso della pagina mancante stava diventando di interesse nazionale, e oltre.
Quello che inizialmente era sembrato il dissenso contrariato di un manipolo di lettori, si era gonfiato al punto da coinvolgere le testate nazionali, le autorità e anche una televisione straniera.
Il best seller del momento, che in poche settimane aveva svettato nelle top ten delle vendite, il giallo, il thriller – boh!, l’opinione pubblica sul punto era divisa – tanto atteso, dello scrittore pluripremiato e rivelazione dell’anno prima, era andato in stampa, e finito in mano a milioni di trepidanti lettori, privo dell’ultima pagina.
In pratica, non si sapeva come finiva.
La legittima frustrazione dei lettori, dapprima manifestata solo con qualche timido interrogativo su forum di appassionati, poi con maggiore consistenza da parte di qualche blogger specializzato, aveva finito col montare sulla carta stampata internazionale.
Le ipotesi formulate per spiegare la sparizione del finale del romanzo, nel frattempo definito anche noir moderno, erano state immediatamente spiegate come un colpaccio del marketing aggressivo dell’Editore, già in passato protagonista di campagne spregiudicate al limite dell’etica. Non senza qualche ragione, atteso il risultato dell’operazione, che aveva trasformato il fatto – che poteva banalmente ascriversi a un errore della tipografia nell’impaginazione – in una vera bomba mediatica di cui si stava interessando tutto il mondo.
Dal canto suo, l’Editore, trincerato dietro un formale no comment, sottaceva un sostanziale sgomento per l’accaduto, di cui, non solo non era stato consapevole, ma che certamente non aveva orchestrato secondo la maliziosa ricostruzione di alcune tendenziose voci, mentre folle di fan inferociti assediavano le librerie. Inoltre, non c’era traccia dell’Autore, divenuto irreperibile.
La vicenda rappresentava un giallo nel giallo, e apriva questioni in ogni direzione. Se da un lato la cronaca si era inizialmente concentrata sulla sparizione dello scrittore, circostanza presto relegata in trafiletti rassicuranti dell’ufficio stampa, le reazioni del mondo della cultura, di gran lunga più interessate a dare forma e significato al singolare evento letterario, avevano scatenato un dibattito interplanetario che si arricchiva di giorno in giorno di notizie, ipotesi, interpretazioni e spiegazioni.
Tra le opinioni più autorevoli, il “New York Times” aveva sottolineato che l’apparente escamotagecommerciale, come volgarmente definito dai detrattori della giovane e brillantissima penna, rispondeva al contrario a una deliberata scelta stilistica, fortemente innovativa, paragonabile – quanto a straordinarietà – solo all’Ulisse di Joyce.
Un tantino polemicamente col colosso statunitense che preannunciava la nascita di una nuova corrente letteraria del genere che aveva già battezzato never–ending, in Europa, il più tradizionale “Le Monde” aveva di molto ridimensionato il fenomeno, ammettendo che sì, si trattava di una simpatica e graziosa trovata per intrattenere il lettore, specie se americano, aveva scritto con un certo cipiglio, ma che precedenti analoghi erano presenti nella letteratura francese sin dall’800 (ça va sans dir).
Il “Whashington Post”, invece, con un approccio decisamente più concreto, sentenziò che la risposta al mistero si trovava alla pagina 111 – come in tutti i romanzi del genere: quale?, c’era da domandarsi – e che chiaramente, nella fattispecie, l’autore dell’omicidio non poteva che essere legato alla storia della cugina Mildred, dopo la sua vacanza alle Antille olandesi.
Intanto nella casa editrice aumentava lo scompiglio: se da un lato le vendite del libro avevano toccato punte inimmaginabili, e i diritti erano stati acquistati simultaneamente in 94 Paesi, dall’altro c’era la reale scomparsa dell’Autore, introvabile, e l’altrettanto reale – e più grave – sparizione del finale del romanzo, dal file originale andato in stampa. Dello scrittore, invece, l’Editore non era granché preoccupato: niente fa vendere di più che la morte di uno scrittore. Meglio se in circostanze tragiche, drammatiche o misteriose. Da questo punto di vista, pensò, siamo stati baciati dalla fortuna.
Non che fosse un reale problema, si era detto l’Editore, compiacendosi anzi del fatto che l’incidente della pagina scomparsa – ancora oscuro nella sua natura – si era comunque trasformato in opportunità, benedetto Henry Ford e le sue massime motivazionali! In effetti, aveva ammesso, mai prima di allora la società aveva ricevuto tanta attenzione, tante richieste e tanto spazio mediatico non pagato. Senza contare l’aumento dei fidi delle banche, gli inviti a convegni e tavole rotonde, la partecipazione a talk show appositamente creati per discutere del finale del libro.
Qualcuno sosteneva perfino che si era trattato di un vero e proprio sabotaggio nei confronti del giovane astro nascente della letteratura mondiale, che infatti era svanito nel nulla, aggiungendo tinte fosche ed un alone di mistero alla vicenda, che altro non fecero che aumentare la pubblicità involontaria all’opera.
Il “Guardian” in Inghilterra aveva addirittura indetto un concorso, invitando i lettori a scrivere il proprio finale del libro, scatenando una pioggia di versioni che quotidianamente pubblicava, suscitando ulteriori commenti, critiche, interpretazioni, che si allargavano con un progressivo effetto domino.
Mentre rifletteva compiaciuto, ma al tempo stesso preoccupato, della svolta insperata presa dalla sua carriera, l’Editore esaminava le note della segreteria, ovvero liste interminabili di nominativi di soggetti da chiamare, vedere, contattare, tra cui spiccava un nome, ripetuto un numero irragionevole di volte.
Poi se l’era ricordato: quel giovane che era venuto per la posizione junior nel marketing… simpatico, ma l’aveva liquidato velocemente, anzi, era stato perfino un po’ sgarbato, mollandolo su due piedi nel suo ufficio, senza neanche offrirgli un caffè, ma era scoppiato un putiferio, c’erano le interviste, la conferenza stampa per l’anteprima del libro – la punta di diamante della stagione – e poi il ragazzo non aveva esperienza. Inoltre gli era apparso un po’ troppo sicuro di sé, potrei sorprenderla, aveva detto, con quell’aria da saputello tipica dei giovani freschi di laurea: figuriamoci, con quello che stava passando, ormai nulla poteva sorprenderlo, e un ragazzino tutto regole e teoria non avrebbe potuto far altro che essere di intralcio.
Intanto anche la Warner Bros si era fatta avanti per realizzare un film sul romanzo.
L’Editore, a questo punto, considerava del tutto marginale qualsiasi conseguenza, anche di tipo legale, che la vicenda, semmai fosse emersa, avrebbe potuto avere sulla società e soprattutto sulle sue finanze, compresa la morte dell’Autore. In questa ultima ipotesi, che in verità accarezzava con quasi religiosa speranza, si augurava che il cadavere venisse ritrovato non prima di qualche mese, affinché l’afflato emotivo – che con un po’ di fortuna avrebbe collocato il giovane talentuoso Autore prematuramente scomparso, direttamente nell’Olimpo, tipo James Dean, nei secoli dei secoli – si diffondesse universalmente come un’epidemia, garantendo una nuova ondata di successo e, conseguentemente, una cascata di milioni nel proprio bilancio.
Preso dalle piacevoli fantasie sui suoi personali ed imperituri trionfi, lesse con una punta di autocompiacimento la notizia secondo cui ben quattro romanzi del genere never–ending, erano in uscita nel prossimo mese, e che ormai tutte le società concorrenti avevano inserito il nuovo tipo letterario nel proprio piano editoriale. Ma si sa, è il primo che entra nella storia: Coca Cola ne è un esempio!
Con lo stesso sorriso si accinse quindi ad aprire la corrispondenza, per lo più note di interesse per il romanzo, la cui forza attrattiva non accennava a diminuire, fin quando si trovò tra le mani una lettera del giovane aspirante junior del marketing: non demorde! L’aprì con un sospiro:
Gentile Editore, La invito ad esaminare con attenzione il documento allegato.
Incuriosito, voltò la pagina e, per quanto sbarrati, non poté credere ai suoi occhi: l’ultima pagina del romanzo, ai piedi del quale un post–it:
Ora mi assume?
Quando l’Editore incontrò l’ormai neoassunto junior, aveva solo un dubbio: che fine avesse fatto l’Autore.
L’ho ucciso, aveva risposto l’altro.
E perché mai?
Be’, era l’unico che sapeva come andava a finire il romanzo.

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