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Interiora: la danse macabre del cinema indipendente

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È la notte di Halloween e, come ogni anno, il centro sociale più oscuro di Roma dà il via a Interiora, il festival horror indipendente arrivato alla quinta edizione.

Il Forte Prenestino è un labirinto di tunnel coperti di graffiti e candele sciolte. Occhi enormi che paiono scrutarti, mani che sembrano uscire dai muri e bocche giganti pronte ad ingoiarti in un mix psichedelico di spray colorati, profumi etnici e maschere spaventose. La sala proiezioni è un antro buio, porta segreta per un altro mondo. Mi aspetta una scorpacciata di cortometraggi selezionati per la quinta edizione di Interiora, il festival dell’horror indipendente. Il tema è “La danse macabre”.

l’entrata del cinema

Sono una patita di film dell’orrore e di conseguenza una delle persone più difficili da spaventare, ma i corti presentati in questi due giorni sono stati per me una vera rivelazione: curatissimi dal punto di vista tecnico e intriganti dal punto di vista narrativo. Spaventare con un lungometraggio implica una serie di dinamiche come la suspence, l’empatia con i personaggi, numerosi colpi di scena ed un finale ad hoc. Per un cortometraggio ci vuole molto di meno. Bisogna essere efficaci, come un colpo di pistola diritto alla tempia, non bisogna dare tempo allo spettatore di pensare che… bang! Succede qualcosa di spaventoso che lo lascia a bocca aperta e col cuore in gola. La vera sorpresa è che questi film, a parte un paio di episodi gore molto interessanti come il nostrano “Life.love.regret” di Federico Scargiali, non hanno mostrato solo il lato splatter e sanguinoso dell’horror, ma hanno messo spesso al centro della storia i demoni dell’animo umano come ne “La lunga notte di Victor Kowalsky”di Stefano Poggioni che ci accompagna nell’ossessiva mente del protagonista in bilico tra sogno e realtà, follia e lucidità. I veri mostri, quelli che ci trascinano verso le oscurità più profonde, albergano la nostra mente e si nutrono delle nostre stesse paure. Spesso i veri mostri, siamo noi.  Tra i classiconi troviamo sempre gli zombie e gli scenari postatomici, ma anche qui i colpi di scena e le emozioni non mancano come in “La otra cena” di Albert Blanch Serrat, una storia d’amore che, si può dire, strappa letteralmente il cuore. I bambini sono spesso i protagonisti come nel geniale “Tuck me in”, di Ignacio F. Rodó, che dura il tempo di un colpo di scena, affilato come una lama, o l’onirico “Timothy”, di Marc Martínez Jordan,  che cavalca l’onda del tema dei pupazzi animati che piacciono tanto ai bambini ma che agli adulti trasmettono un inspiegabile brivido di inquietudine.

Tra le pellicole in gara abbiamo visto una buona concentrazione di registi spagnoli che negli ultimi tempi si stanno guadagnando il primato di nuovi maestri dell’horror spaziando dallo splatter ad un più raffinato noir psicologico. Pochi, ma molto interessanti, i film italiani, tra cui spiccano “Questione di sguardi” di Luca Alessandro e Luigi Nappa e “La Nuit Americhèn” di Federico Greco. Il primo è una storia instrospettiva di fobie, irrazionalità e tenebre, mentre il secondo è un corto che potrebbe essere benissimo un lungometraggio con Gianmarco Tognazzi come protagonista e una trama solida che ironizza su un certo tipo di horror all’italiana low budget che col cinema vero ha poco a che fare.

scena tratta da “Nuit Americhèn”

Due giorni di odio, follia, vendetta, oscurità, orrore, amore, morte, senso di colpa lacerante, pietà, il tutto condito da ironia macabra e grottesca, sangue e crudeltà q.b.  32 cortometraggi e quattro premi. Quest’anno per l’assegnazione dei premi più tecnici, Interiora si è avvalsa della collaborazione di studenti e professori della Scuola Cineteatro di Roma. Il Premio Incubo alla migliore regia è andato  al cortometraggio cipriota “The Immortalizer“, di Marios Piperides, una corsa contro il tempo nella Cipro nel 1870. Il premio Bela Lugosi per la migliore interpretazione è stato assegnato al belga “Lilith” diretto da Maxim Stollenwerk, accompagnato dalla menzione speciale per “Prohibido arrojar cadáveres a la basura” di Clara Bilbao che si è aggiudicato all’unanimità anche il Premio Interiora. La menzione speciale, assegnata da Moveorama, partner del festival, è stata assegnata a “Questione di sguardi” di Luca Alessandro e Luigi Nappa. Consiglio la visione di tutti i film agli appassionati del genere che, come me, non rimarranno delusi. Il mio preferito? Mi ha colpito “Alexia” di Andrès Borghi, argentino, che strizza l’occhio all’estetica degli horror coreani. Tutti parliamo della vita ai tempi di facebook, ma nessuno ci aveva ancora parlato della morte in relazione al social network più famoso del mondo. Non è che una parte di noi rimarrà intrappolata nella rete, per sempre prigioniera di quel maledetto profilo?

scena tratta da “Alexia”

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