Condividi su facebook
Condividi su twitter

Verde smeraldo

di

Data

Antonia sorrise a se stessa nello specchio e controllò il trucco. Le rughe sottili intorno agli occhi non erano così brutte, pensava, e nemmeno quelle delle labbra che aveva coperto con un rossetto chiaro. Lo sguardo era pulito e ancora pieno di curiosità.

Antonia sorrise a se stessa nello specchio e controllò il trucco. Le rughe sottili intorno agli occhi non erano così brutte, pensava, e nemmeno quelle delle labbra che aveva coperto con un rossetto chiaro. Lo sguardo era pulito e ancora pieno di curiosità. Da ragazza aveva catturato l’attenzione di molti uomini. Uno di questi le aveva scritto in un biglietto che la trovava bella, perché sorrideva con la bocca e con gli occhi, e che la amava. Si chiamava Enzo e sarebbe stato per quasi quarant’anni suo marito.
Antonia tirò un sospiro. Tra meno di dieci minuti sua figlia sarebbe venuta a prenderla e l’avrebbe accompagnata all’appuntamento. Un’ombra si insinuò tra i pensieri. Erano passati cinque anni e la sua casa era troppo grande e vuota. Era stata un’idea di sua figlia quella dell’agenzia e lei aveva detto prima di no, con decisione, poi, in uno dei tanti pomeriggi in cui le ore passavano lente e la solitudine calava come inchiostro nero nel cuore, aveva pensato che forse poteva provare. Conoscere qualcuno. Un uomo.
Lui l’avrebbe riconosciuta dal vestito. Verde smeraldo. Lo infilò e sentì il cotone di raso scivolare sulla pelle abbronzata e sulla linea abbondante dei fianchi. Orecchini di perla e scarpe con poco tacco, voleva stare comoda. Andò verso lo specchio, ma stavolta si guardò senza convinzione, si riavviò i capelli irrigiditi dalla recente messa in piega e pensò che non era obbligata. Che avrebbe preso un caffè, come si fa con un’amica, e poi via.
Angelo arrivò al bar sul lungomare con venti minuti d’anticipo. Magari avrebbero potuto fare una passeggiata dopo il caffè. C’era una piacevole frescura al tavolino dove si era seduto, sotto un grande albero di magnolia. Si sistemò di spalle al mare per essere certo di vederla arrivare. Un vestito verde smeraldo. Pensò che una donna che sceglie un vestito di un bel colore acceso doveva essere una sicura di sé. Sperava fosse bella.
Per lui era il primo appuntamento fissato dall’agenzia. La ragazza gli aveva detto che questa signora sembrava perfetta per lui. Non fece domande. Pensò a quello che aveva scritto sulla scheda, all’interesse per i viaggi, le passeggiate, il cinema, la lettura e poi cos’altro?
Dal mare arrivava a tratti un odore di alghe e salsedine. Si passò una mano sui pochi capelli bianchi, accavallò le gambe allungandosi un po’, pensando di aver scelto l’abbigliamento giusto. Pantaloni blu, scarpe color sabbia e camicia celeste. Sua figlia non ne sapeva niente. Meglio così. Lo avrebbe come minimo aggredito. “La mamma è morta da un anno e mezzo e già pensi di trovarti un’altra? Che pena”. Ma che ne sapeva lei della sua vita, che a stento lo chiamava una volta la settimana?
Eccola. Impossibile non notare quel vestito, quel colore. Era a pochi metri. Lui si alzò e fece un cenno lieve con la mano. Lei sorrideva, ma più da vicino si vedeva chiaramente che si trattava di un sorriso tirato. Troppo vecchia, pensò Angelo, e trattenne il suo disappunto. Il vestito era molto bello, le stava bene, ma le forme erano abbondanti. Troppo. Sbuffò appena, sperando comunque che lei non se ne fosse accorta.
Una bella stretta di mano, asciutta e fresca. Piacere, Angelo. Alto, il viso abbronzato, pieno di rughe. Pochi capelli, peccato. Non le erano mai piaciuti gli uomini stempiati o, peggio, calvi. Antonia sentiva ancora un leggero affanno per aver accelerato il passo dopo averlo visto. Ricordava le parole della ragazza dell’agenzia “Sembra l’uomo perfetto per Lei”. Sorrise fra sé. L’uomo perfetto. Angelo aveva iniziato a parlare, si vedeva che era uno abituato a stare al centro dell’attenzione, ma lei si era subito distratta. Ancora lo scrutava. Non lo trovava bello, affatto. Eppure la voce era calma e nel modo di parlarle aveva qualcosa di rassicurante. Sperò non si accorgesse che lei non stava seguendo nemmeno una parola del suo discorso. Sentiva la sua voce, guardava la sua granita di limone e pensava:
“Perché no?”.
Ad Angelo piaceva parlare di sé e capitava ormai così di rado di fare nuove conoscenze. Le raccontò della sua vita prima della pensione. Faceva il direttore di banca. Poi le parlò della figlia, avvocato, che aveva sposato un medico di Brescia e viveva lì, con il marito e i loro due figli. Stava per descriverle i suoi nipoti, ma si bloccò. Li vedeva pochissimo e, in realtà, non li conosceva. Gli sembrava che stessero venendo su come la madre, freddi e ostili, ansiosi fin dal primo giorno di vacanza dal nonno di ripartire e di tornare su a casa loro. Guardò Antonia, che si era appoggiata allo schienale della sedia e aveva accavallato le gambe. Lei gli sorrise più rilassata e strinse appena gli occhi. Che bel sorriso, pensò Angelo. Non era una bellezza, di quelle che noti subito, però quel vestito verde faceva risaltare la pelle abbronzata delle braccia e delle gambe e i suoi occhi, color nocciola, erano limpidi, quasi trasparenti.
Antonia sapeva ascoltare e parlava poco. Quando suo marito e sua figlia vivevano ancora con lei erano loro a riempire il silenzio con le chiacchiere e le frequenti discussioni. Quando poi la polemica accendeva gli animi, lei veniva chiamata in causa come giudice, al quale si chiedeva di schierarsi e lei, ovviamente, non lo faceva mai. Da quando era rimasta sola, la casa faceva sentire la sua voce, nel ronzio del frigorifero e nei rumori ovattati dei vicini. Per questo lei teneva quasi sempre la tv accesa, a basso volume, per compagnia.
Angelo le chiese se le piaceva la campagna. “Molto” rispose lei e lui le disse di avere una piccola casa, costruita poco a poco nel corso degli anni, con un po’ di terreno intorno, dove a tempo perso coltivava qualcosa e aveva anche piantato dei fiori. Da lì si vedeva il mare, non era molto lontano. Nelle giornate di scirocco il vento ne trasportava l’odore e lui le disse che, in quei giorni, restava fuori sul patio per respirarlo tutto, insieme al profumo della terra e dell’erba fresca.
Antonia si era avvicinata ad Angelo sporgendosi in avanti e, con il mento sulla mano e il gomito poggiato sul tavolino, lo ascoltava adesso con attenzione. Riusciva a vederla quella casa che lui le stava descrivendo con entusiasmo. Pensò che le sarebbe piaciuto andarci. Angelo, in pantaloncini e maglietta, coi pochi capelli scompigliati dallo scirocco, avrebbe raccolto un’insalata, qualche pomodoro, una melanzana e lei avrebbe preparato il pranzo. Nel pomeriggio sarebbero scesi in spiaggia e dopo il tramonto, quando l’acqua del mare diventa più calma e calda, avrebbero fatto il bagno insieme. La sera avrebbero cenato fuori e poi sarebbero tornati a casa e, rimanendo fuori sul patio a chiacchierare, lui le avrebbe sistemato lo scialle sulle braccia perché non prendesse fresco.
Sentì un leggero calore sul viso, distolse lo sguardo e gli chiese se voleva fare due passi sul lungomare. Lui sembrò contento della proposta. Si alzarono e lei, nel girarsi per prendere la borsa appesa alla sedia, si incastrò con una scarpa in una mattonella rialzata e, sbilanciata in avanti, per poco non cadde a terra.
Angelo vide Antonia che, alzandosi, quasi cadeva e subito le fu vicino e le strinse un braccio per sostenerla. Lei diventò tutta rossa e si appoggiò a lui, poi scoppiò a ridere. “Oddio, che figuraccia” disse. Angelo rise con lei e non le lasciò il braccio. Adesso le era molto vicino e ne sentiva l’odore. Non aveva messo alcun profumo. Odorava di sapone. Sapeva di buono. La sua pelle era così liscia e, a contatto con la morbidezza del suo braccio, per un attimo pensò di voltarsi e di baciarla. Sarebbe stato così naturale. E invece la guardò mentre entrambi ancora sorridevano e le disse “Hai davvero un bel sorriso. E poi sorridi anche con gli occhi”.
Antonia abbassò lo sguardo e sentì una stretta al cuore. Suo marito le diceva così, quando erano giovani, prima di baciarla, prima di fare l’amore. Guardò le mani di Angelo, un po’ tozze e con le unghie ingiallite dalla nicotina. Quelle mani l’avrebbero cercata, toccata. E allora no. Non poteva. A casa, di fronte allo specchio, mentre si preparava, aveva pensato che sarebbe stato bello essere ancora desiderata, che ne aveva tutto il diritto. E adesso quella situazione le sembrò insensata, alla sua età poi. Dalla gola sentiva salire le lacrime agli occhi, ma fu pronta a ricacciarle indietro, insieme alla rabbia, perché per lei era troppo tardi.
Con delicatezza si staccò da Angelo che ancora le teneva il braccio e gli disse “Mi ha fatto piacere conoscerti, ma adesso purtroppo devo andare”.
Lui la guardò smarrito “Già te ne vai? Ci rivediamo?” chiese con un po’ d’ansia. “Non lo so” rispose lei senza guardarlo. Angelo aprì la bocca e cercò fra i pensieri la frase giusta, ma non riuscì a dire altro. Si strinsero la mano e lei se ne andò.
Era sabato e il lungomare si era affollato di famiglie, passeggini. Due giovani, appoggiati alla ringhiera di ferro, si baciavano. Il tramonto era vicino e il mare ne assorbiva lento i colori. Angelo decise che l’indomani sarebbe andato nella sua casa in campagna. Sospirò pensando che sarebbe stato così bello andarci con Antonia. Riusciva a vederla, lì sul patio, mentre osservava i fiori. Avrebbero preparato insieme il pranzo e poi nel tardo pomeriggio sarebbero andati al mare e magari avrebbero fatto il bagno e lui le avrebbe avvolto l’asciugamano intorno al corpo morbido per asciugarla e non farle prendere freddo e poi chissà.
Angelo distingueva ancora il verde smeraldo del suo vestito fra la gente, poi lei svoltò l’angolo e non la vide più.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'