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La dissolvenza in chiusura di Robert Mckee

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Il finale della Bibbia degli sceneggiatori, Story di Robert Mckee edito da Omero Editore. Dove, con una metafora, si capisce come si coniugano talento e studio.

Di seguito il finale della Bibbia degli sceneggiatori, Story di Robert Mckee edito da Omero Editore. Dove, con una metafora, si capisce come si coniugano talento e studio.

Avete seguito Story fino all’ultimo capitolo e così avete indirizzato la vostra carriera in una direzione che spaventa molti sceneggiatori. Alcuni, temendo che la consapevolezza di come fanno ciò che fanno possa menomare la loro spontaneità, non studiano mai il mestiere. Preferiscono invece procedere con un insieme di abitudini inconsapevoli, scambiandole per istinto. Il loro sogno di creare opere forti e meravigliose, uniche nel loro genere, non si realizza praticamente mai. Eppure investono giorni lunghi e duri perché indipendentemente da come la si percorra, la strada dello sceneggiatore non è mai liscia; e poiché sono dotati di tanto in tanto i loro sforzi ricevono un applauso. Ma nel profondo del loro essere sanno che stanno solo turlupinando il proprio talento. Sceneggiatori del genere mi ricordano il protagonista di una favola che mio padre amava raccontare:

Nella foresta, a una certa altezza dal terreno, un millepiedi passeggiava sul ramo di un albero con le sue mille paia di gambe che avanzavano ondeggiando senza sforzo. Dalla cima dell’albero alcuni uccelli canterini guardavano verso il basso, affascinati dalla sincronizzazione del passo del millepiedi. «È un talento sorprendente quello», cinguettarono gli uccelli. «Hai più zampe di quante riusciamo a contarne “Ma come fai?». E, per la prima volta nella sua vita, il millepiedi rifletté sulla cosa. «Sì», si meravigliò, «come faccio ciò che faccio?». Nel voltarsi per guardare indietro le sue zampette setolose inciamparono all’improvviso l’una nell’altra, intrecciandosi come rami d’edera. Gli uccelli risero mentre il millepiedi, confuso e preso dal panico, si accartocciò in un nodo e cadde sul terreno sottostante.

Anche voi forse potete provare a volte questo panico. So che di fronte a una scarica di intuizioni persino lo sceneggiatore più esperto può perdere l’equilibrio. Fortunatamente la favola di mio padre era in due atti:

Là sul terreno il millepiedi si rese conto di essere ferito solo nell’orgoglio. Lentamente e con cautela, arto per arto, si disincagliò da se stesso. Con pazienza e duro lavoro studiò, esercitò e mise alla prova le sue appendici, finché non fu di nuovo in grado di stare in piedi e camminare. Ciò che un tempo era istinto divenne conoscenza. Si rese conto di non doversi più muovere al solito ritmo lento e meccanico. Era in grado di camminare lentamente, procedere impettito, impennarsi, persino correre e saltare. E allora, come mai in precedenza, ascoltò la sinfonia degli uccelli canterini e lasciò che la musica gli toccasse il cuore. Ormai padrone di migliaia di zampette ricche di talento, prese coraggio e, a modo proprio, danzò a lungo una danza meravigliosa che sorprese tutte le creature del suo mondo.

Scrivete ogni giorno, riga dopo riga, pagina dopo pagina, ora dopo ora. Tenete Story a portata di mano. Fatevi guidare da ciò che vi apprendete, finché sarete naturalmente padroni tanto dei principi quanto del talento con cui siete nati. Fatelo, nonostante la paura: sopra ogni altra cosa, oltre all’immaginazione e alle capacità, ciò che il mondo vi richiede è il coraggio, il coraggio di rischiare il rifiuto, il ridicolo e il fallimento. Mentre procedete nella vostra ricerca di storie belle e significative, studiate in modo riflessivo, ma scrivete audacemente. Allora, come l’eroe della favola, la vostra danza sorprenderà il mondo.

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