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Il commissario Ralph e l’uomo col bastone

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“Allora, seguitemi. Così, piegate le braccia, piegate il bacino, alzate le gambe, allungate il collo, stirate il coccige, mostrate il sedere… ” Ralph quella domenica mattina di maggio aveva deciso di dedicarsi a uno dei suoi passatempi preferiti: l’aerobica!

“Allora, seguitemi. Così, piegate le braccia, piegate il bacino, alzate le gambe, allungate il collo, stirate il coccige, mostrate il sedere… ” Ralph quella domenica mattina di maggio aveva deciso di dedicarsi a uno dei suoi passatempi preferiti: l’aerobica! Aveva acceso la TV su Gym Channel e stava seguendo le indicazioni di una improbabile maestra alta 2 metri, bionda, con l’accento svedese e un campanaccio da mucca legato al collo; “ora divaricate le gambe, divaricate le braccia, divaricate il fegato… ”; Ralph non era molto convinto di quegli esercizi, ma la prova costume incombeva e lui non poteva permettersi di mostrarsi in spiaggia con i suoi svariati chilogrammi di troppo. Così si era alzato di buon mattino, aveva indossato impermeabile e scaldamuscoli, e aveva iniziato a fare gli esercizi; “ora giù, flessioni, solo con la mano destra, la mano sinistra dietro la schiena”… in quell’istante, come sempre… driiiiinnn, driiiinnn… “che diamine, anche la domenica mattina, indovina un po’ chi sarà?”, Ralph tolse la mano sinistra dal pavimento e rimanendo senza appoggio cadde con il muso sul pavimento spaccandosi l’intera arcata dentaria. Dopo aver ingoiato due molari, quattro canini e due gattini rispose al telefono “brondo… ghi… gono io… di Diplini, ho la gocca ghiena. Ho gachito, un’egherghenza, gengo sughito in gommiggariato”.
Ralph rassegnato a perdere la pace domenicale infilò la dentiera e in scaldamuscoli e impermeabile corse al commissariato. A piedi. “E sì, ho portato la macchina a lavare una settimana fa. Se lo sapesse mia madre, lei non mi faceva mai portare all’autolavaggio. Diceva che i lava auto sono dei ladri. Speriamo non se ne accorga. D’altra parte come farebbe, è morta!”

“Allora Sciplini, che succede? Cosa abbiamo qui?”, “non lo so commissario… aspettavo lei. C’è una persona, una donna, tale Desirè Puccini, che deve fare una denuncia. Dice che è grave. Io non sapevo se farla entrare o meno… ho paura delle donne”, “ok Sciplini, io mi metto alla scrivania, lei si sieda qui, fianco a me, e ora faccia entrare questa persona”, “dottore, ma perché indossa la dentiera da Dracula che di solito usa a Carnevale?”, “Scilpini, non faccia domande inopportune e piuttosto si preoccupi di far entrare questa terribile signora Puccini”.
Entrò una signora bella, alta, con i capelli ricci, e due occhiali da sole grandi come due ombrelloni. Appena entrò fece cadere il vaso cinese dal valore di 3 euro e 50 centesimi che Sciplini aveva regalato al suo capo dopo il suo viaggio di nozze a Marostica; “signora Puccini, la prego di non distruggere il mio prezioso arredamento, guardi dove mette i piedi”, “sono cieca” rispose la signora; Ralph ingoiò i canini da Dracula mentre Desirè si accomodava sulla sedia accostata da Sciplini. I due poliziotti si accorsero immediatamente che da sotto gli occhiali di Desirè scorrevano gocce di sangue fresco; “ma lei piange sangue!” si riprese Ralph; e Sciplini: “ma allora lei è la Vertigine Maria!!!” Sciplini si gettò in ginocchio e cominciò a gridare e cantare “miracolo miracolo!!! O Santa vertigine, prega per noiiii”, “Sciplini, ma la smetta! Ma quale Santa Vertigine, ma possibile che lei crede ancora alla Santa Lentigine. E perché non credere allora a Maria Teresa di Calcutta e alle Tartarughe Minchia?”, “le tartarughe minchia non esistono?!? e chi ci proteggerà adesso gli onesti cittadini dai delinquenti?”, “la polizia magari?!?!” rispose Ralph infuriato come un vampiro con la dentiera di plastica; “mi scusi per la digressione Signora Puccini, ma in quest’ufficio si perde spesso il filo del concorso”, “si figuri Commissario, fossero questi i problemi. Comunque avrei una certa urgenza nel dirle quello che mi è successo. Posso?”. Senza attendere risposta Desirè si tolse gli occhiali; al posto degli occhi due buchi neri, e rivoli di sangue secco che venivano giù; Sciplini si mise a vomitare nel cestino delle cartacce, mentre Raplh si eccitò pensando a che poteva fare con quei buchi.
“Commissario, io fino a ieri ci vedevo benissimo, poi stamattina, dopo aver passato la prima notte con Andrea, il mio uomo, mi sono svegliata così, senza occhi, immersa nel buio. E sono venuta qui per cercare una spiegazione. Non l’ho detto ad Andrea. Ho avuto paura”; “io le avrei consigliato di andare prima ad un pronto soccorso, comunque lui adesso dove è? Lo portiamo qui e lo interroghiamo. Capiremo immediatamente cosa è successo”, “l’ho lasciato a casa mia, dormiva ancora. Via di Passo Corese 9, III piano”, “corriamo Sciplini… Sciplini? La toglie quella testa dal cestino su, andiamo.”

I due poliziotti salirono sulla gazzella della polizia e partirono a tutta velocità verso Via di Passo Corese. “Sciplini conosce la strada?”, “certo, è verso la stazione della metro di Arco di Travertino. Dove sta il kebabbaro buonissimo”, “il kebbabbaro Sciplini? Ma lei non è vegetariano?”, “il kebab è carne?… ”, “certo Sciplini, è agnello”, “l’agnello è carne?”, “vabbè Scilpini, ho capito che è meglio non addentrarsi nel discorso. Comunque che ne pensa di mettersi la cintura?”, “dottore, ma siamo in servizio, posso evitarla la cintura… ”. “Sciplini, lei deve dare il buon esempio! Metta la cintura e metta pure il casco. E smetta di correre come un pilota di Zermula uno, ha superato già tre volte i 40km/h!!!”, “ma dottore, così ci impiegheremo una settimana per arrivare ad Arco di Travertino. Vabbè, ingannerò il tempo mangiando una crocchetta di pollo”, “una crocchetta di pollo?!? Ma non abbiamo appena detto che lei è vegetariano?”, “il pollo è carne?”, “e poi metta entrambe le mani sul volante!!!”; lo sterzo, divenuto scivoloso per l’olio del pollo, divenne incontrollabile: Sciplini perse il controllo dell’auto che sbandò paurosamente, come un maiale con i pattini sul ghiaccio, e sfondando il guardrail precipitò dalla tangenziale finendo sull’autobus 85, diretto per fortuna proprio ad Arco di Travertino. Nessuno si fece male e i due poterono arrivare ad Arco di Travertino dopo aver girato tutta Roma. In più Ralph costrinse anche Sciplini ad infliggersi la multa perché erano senza biglietto e a tirar giù a mano il loro veicolo dal tettuccio dell’autobus.
Eseguite le operazioni di recupero della macchina, i due salirono su all’appartamento indicato dalla signora Puccini e bussarono con forza: “signor Andrea, ci apra, è la polizia, dobbiamo farle qualche domanda. Su, non ci faccia usare le maniera forti”; si sentì a stento una voce dall’ interno “un secondo, mi sto vestendo”, “Signor Andrea, apra subito”; nessuna risposta. “Dobbiamo buttare giù la porta” disse Ralph “ci serve un ariete”, “ho un’idea” disse Sciplini. L’appuntato corse giù dal palazzo e tornò in men che non si dica con in mano un oggetto strano; “Sciplini, ma ha rubato l’intero pezzo di Kebab al commerciante di sotto?!? E che ce ne facciamo? Mica è un cane che dobbiamo attirarlo qui fuori!”, “ma lei ha detto che le serviva un ariete, ho pensato, agnello, ariete, sempre la stessa famiglia è, no?”, “ma Scilpini il kebab non ha le corna! Vabbè, dia qui”; Ralph scaraventò con violenza il kebab contro la porta dell’appartamento di Andrea; la porta si frantumò con la stessa facilità con la quale si frantumano le palle degli uomini in un negozio di scarpe da donna. Davanti i loro occhi Ralph e Sciplini si trovarono Andrea completamente nudo… “ma Andrea, lei non ha il pisell… e ha un bastone nel cul…” Ralph e Scilpini erano paralizzati dallo stupore “non provi a scappare!!!”, Andrea tentò la fuga attraverso la porta distrutta, ma scivolò sull’olio del kebab, facendo un volo dal pianerottolo del suo piano direttamente nell’auto dei poliziotti.
Così Ralph (in impermeabile, scaldamuscoli e dentiera da Dracula) Scilpini (con in mano il kebab) e Andrea (nudo e tramortito) si recarono lentamente in commissariato per interrogare il presunto colpevole e farlo incontrare con la sua donna.

“Ecco, il suo uomo, Desirè” iniziò Ralph “uomo poi, ma lo guardi, le sembra un uomo?”, “sono cieca Commissario”, “ah… è vero. Comunque signor Andrea si sieda, se ci riesce, e ci racconti come mai è così… strano… e cosa è successo alla sua donna per cui non ha più gli occhi. Lei puzza di colpevolezza da un miglio, e la fuga ne è la prova! Lei signora, piuttosto, desidera un po’ di kebab?”, “sono vegetariana”, “pure… allora, parli Andrea, ci illumini”. “Si commissario… Desirè, adesso vi racconterò la mia storia, del perché sono così e cosa è accaduto. Mettetevi comodi, armatevi di pazienza e…”, “aspettate, vado e vengo” interruppe Sciplini, e in un attimo tornò indietro con un cesto pieno di popcorn; “Sciplini, ma mica siamo al cinema!” si innervosì Ralph “e poi ha messo i popcorn nel cestino della carta straccia dove ha vomitato meno di un’ora fa!”, “ah… non ci avevo pensato”, “posso avere dei popcorn?” chiese Desirè, “ma lei non era vegetariana?” rispose Sciplini; “adesso basta” irruppe Ralph “Andrea, ci racconti questa storia!”; “con piacere commissario. Ma mi permetta di farlo in terza persona. Mi sentirò più distaccato”, “faccia come vuole, la può raccontare anche col plurale maesticazzis, basta che si sbrighi!!!”

Andrea alcuni mesi or sono si recò presso una palestra di arti marziali/yoga/tai chi e tutte quelle stranezze orientali, con il solo obiettivo di fare il filo ad una ragazza che in quella scuola faceva l’istruttrice di autoerotismo femminile. Aveva frequentato diverse lezioni nei diversi corsi, ricevendo ogni sera però un rifiuto dall’istruttrice, che si definiva indipendente e autosufficiente e non aveva alcun bisogno di un uomo al suo fianco o da qualche altra parte. Intanto però Andrea era diventato piuttosto bravino nelle varie discipline nelle quali si esercitava; ad esempio, nelle lezioni di yoga, aveva imparato a fare la posizione dell’albero Vrksasana così bene che il cane dell’istruttore, un pastore maremmano di 70 kg, gli pisciava sempre sulla gamba. Aveva ormai quasi desistito nei suoi intenti amorosi e si presentò piuttosto svagato all’ultima lezione di yoga. Quel giorno l’istruttore aveva deciso di fargli usare un bastone di legno per aiutarsi negli esercizi: gli alunni si stendevano con la schiena per terra, con un bastone dietro il dorso e una pallina da tennis sull’ombelico, per avere la postura più corretta possibile e migliorare la respirazione. Andrea non aveva fatto con la dovuta attenzione quell’esercizio, e alla fine dell’ora di lezione si sentì strano. Andò a farsi la doccia, e tutti nello spogliatoio lo guardavano perplessi, ma lui non ci fece caso più di tanto, anche perché ormai aveva chiuso con quella scuola e poco gli interessava del giudizio altrui. Tornò a casa, si spogliò per mettersi il pigiama, si guardò nudo allo specchio, e solo allora fece l’incresciosa scoperta: il bastone usato per l’esercizio gli si era infilato nel culo. Provò in tutti i modi a staccarlo, ma niente da fare: olio, tenaglie, preghiere a San Giuseppe, ma non c’era nulla da fare. Provò con una sega elettrica, ma dopo essersi tagliato un polpaccio a metà rinunciò; provò a sforzarsi come se dovesse defecare, ma la cacca gli uscì per le orecchie: fu tutto inutile. “Oh Dio” pensava “dovrò vivere tutta la mia vita con un bastone ficcato su per il culo. Ma come faccio? Non potrò più mostrarmi in giro! E come farò adesso a conquistare una donna? Devo trovare una soluzione al più presto! Credo mi servirà un medico. Sperando di evitare figure di merda”. Andrea si vestì con un pantalone speciale e andò dall’unico medico di cui poteva fidarsi e che sapeva sarebbe stato discreto: il vecchio pediatra di famiglia, Luigi Cieconi, che forse non era bravo come il dottor House, ma almeno non lo avrebbe preso in giro e sicuramente lo avrebbe aiutato.

Quando Andrea si recò allo studio di Ceconi non fu accolto con particolare riverenza: “chivalà, chi sei? Non compro fazzoletti dai negri io, vattene via”, “ma dottor Ceconi, sono io, Andrea Calimeri, non si ricorda? Sono stato suo paziente anni fa. E poi non ho i fazzoletti e non sono negro…”, “ciao Andrea, perdonami, non ti avevo riconosciuto, che bello rivederti, come stai, fatti abbracciare”, “dottore, sta abbracciando il suo scheletro da esposizione… ma dottore sicuro che non dovrebbe portare gli occhiali?”, “Andrea chi è il medico qui? Su, dimmi, cosa ti senti?”. Andrea non se lo fece dire due volte, e abbassò i pantaloni: “ecco dottore, questa è la mia pena!”, “oh, Dio, ma è assurdo, mai vista una cosa del genere, così disgustosa. Ma cosa vuoi che faccia?!?”, “ma dottore, non lo so, me lo stacchi, o quanto meno lo seghi, lo tagli, non lo so, decida lei”, “e no, seghe no, io non le faccio ste cose. Te lo taglio se proprio vuoi. Ma sei sicuro?”, “certo, non lo voglio più questo bastone, non lo sopporto più, mi da solo noie, e si infila ovunque, la prego dottore, lo stacchi!”, “allora vado…”, “vada”… il dottor Ceconi prese la sua cesoia di precisione e tagliò in maniera netta e veloce: il pene di Andrea volò via come un uccellino azzurro precipitando direttamente nella tazza del cesso. “Dottore… ma… cosa ha fatto? Mi ha tagliato il pene!!!”, “ma te hai detto che io dovevo…”, “ma io parlavo del bastone che ho ficcato su per il culo, ma non lo ha visto!?!?”, “ma da qui… non ci avevo fatto caso… vabbè, comunque non è poi cosi grave: Andrea è anche un nome da donna, quindi va bene, e poi… ho capito bene?!? un bastone su per il culo… hahahahahah”. Il dottor Ceconi iniziò a ridere come una iena che si è sciolto l’Aulin nella Sprite e Andrea fuggì via umiliato e sempre più disperato. E ora oltre che un bastone su per il culo, non aveva neppure il pene.

Disperato Andrea vagava per la città riflettendo sul come potesse riuscire a farsi togliere quel maledetto bastone. Passò per il prato di Villa Lazzaroni e il suo sguardo fu attirato da una cosa: i cani. Vedeva i padroni giocare con gli animali in modo molto semplice: i padroni tiravano un bastone e i cani lo inseguivano felici, lo stringevano fra i denti affilati e poi lo riportavano indietro. E poi il proprietario del cane per riprenderselo doveva tirare con estrema forza, altrimenti il cane non mollava l’agognato bastoncino: faceva parte del gioco. Andrea non ci pensò due volte: si spogliò nudo come un cane e iniziò a correre per il prato gridando “cagnolini, ecco il vostro bastone, su prendetelo!”; in un attimo Andrea fu inseguito da un’orda di cani assatanati di qualunque taglia razza e religione; “che grande idea, adesso azzanneranno il bastone, poi giocheremo a tiralo e così sicuro si staccherà!”. Andrea correndo e girandosi verso i cani iniziò a preoccuparsi: erano più di ottanta, tutti randagi e con le zecche che saltavano da l’uno all’altro cane; avevano gli occhi iniettati di sangue e la bava lunga fino alle zampe. “Forse non è stata una brillante idea… sti cani me sembrano tutti infoiati… aiutoooo”; cercò di correre ancora più forte per seminare le bestie assetate di sangue, cercando disperatamente una qualunque via di fuga. Vide il retro di un ristorante aperto e ci si infilò dentro, chiudendo la porta appena in tempo sul muso del capo branco… Andrea potè vedere la sagoma del muso del cane spiaccicata sulla porta e capì di essersi salvato il culo, bastone compreso, veramente per un pelo. Vide da una finestrella il ristorante pieno di clienti e capì che non poteva uscire nudo nella sala se non voleva essere arrestato. Si accorse che era nel magazzino delle pulizie e che c’erano i vestiti da pulitore. Li indossò e uscì con indifferenza. Appena fuori il capo cuoco lo fermò. “Eccoti, dove eri finito?!? su prendi la scopa… ah eccola… ma come l’hai messa? Vabbè, comunque su, c’è da pulire tutta la sala B che stanno arrivando i nuovi clienti. Su, fai presto!”. Andrea fece buon viso a cattivo gioco e si mise a lavorare, pregando che quella giornata finisse al più presto. Dopo un po’ entrarono in quella sala un nugolo di cameriere preposte a preparare i tavoli e la sua attenzione fu immediatamente attirata da una bellissima ragazza: una delle cameriere del ristorante, Desirè appunto. Andrea si innamorò di colpo e si fece assumere dal ristorante come pulitore: non ebbe problemi al colloquio e d’altronde potendo usare due scope contemporaneamente era piuttosto bravo; ma chiaramente il suo unico obiettivo era la bella Desirè.

La invitò a cena per 186 volte consecutive, con bigliettini, sms, messaggi in codice morse, serenate, interrogazioni parlamentari, e alla fine Desirè decise di accettare. Cenarono a casa di Andrea, che da bravo maschio, imbotti il pasto di Desirè di anfetamina e Vicotin. Desirè, drogata come un quattordicenne ad Ibiza, accettò di andare a letto con Andrea, anche se per essere più sciolta, buttò giù un litro di candeggina per pavimenti. Andrea invece era alquanto preoccupato: come avrebbe fatto a nascondere i suoi “piccoli” problemini? “Andrea, suuuu, vieni a letto”… Andrea ascoltava dalla cucina la voce soave di Desirè; “si, eccomi, però chiudi la luce, che mi vergogno”, “ooo, dolce timidone… non vuole farmi vedere il suo bel pisellone. Eccoti qui, ma fammi toccare… oooo, come è lungo, e liscio, dai, su… ohhh… ma che bello… uuuu”; il rapporto per Desirè fu molto soddisfacente, ma, per quanto strafatta, si accorse che Andrea non era del tutto soddisfatto; così si rivolse dolcemente al suo partner: “dai Andrea, ti faccio finire io, mettimelo in bocca”; Andrea non sapeva bene che fare, ma pensò che quel bastone in bocca non sarebbe stato pericoloso e bastava non spingere troppo a fondo per evitare di soffocarla o peggio di farla vomitare. Andrea così salì a cavalcioni sulla testa di Desirè e provò a spingere… era tutto buio, e si accorse appena di aver colpito qualcosa di morbido… gli aveva già staccato un occhio. Desirè, che aveva preso più antidolorifici di un malato terminale, non si accorgeva di nulla; “dai Andrea spingi”… “aspetta Desirè, che non vedo bene, ecco, attenta, spingo”, e a Desirè saltò via anche l’altro occhio. Dopo un pò Desirè si addormentò profondamente, e la mattina dopo…

“Ed ora eccoci qua commissario, questa è la mia storia, questa è la verità”. Sciplini stava piangendo come un bambino che per natale ha ricevuto una cravatta marrone regimental e per soffiarsi il naso usava la carta da parati dell’ufficio di Ralph; il commissario per la tensione si era mangiato tutto il Kebab, tutti i popcorn e tutta la collezione di fermacarte di rame regalatagli da Sciplini dopo il suo secondo viaggio di nozze a Bruzzano Zeffiro. “Allora commissario, mi vuole arrestare?”, “mah, non so… Desirè, guardiamoci dritti negli occhi… ”, “dottore, sono cieca, e non ho gli occhi”, “ehm, scusi, dicevo, lo so che Andrea l’ha drogata, poi l’ha penetrata con un bastone che aveva usato due ore prima per pulire i cessi mischiandole chissà quale malattia venerea, poi l’ha resa cieca per sempre ma… non è stata colpa sua, è successo così”; Desirè aveva la bocca aperta, stupita di fronte a ciò che stava accadendo; “commissario” disse Sciplini “senza occhi e con la bocca aperta Desirè sembra una palla da bowling, vero?”, “Sciplini, la prego, non faccia battute stupide e non distraiamoci… Andrea, tu vuoi ancora fare strike nel cuore di Desirè?”, “dottore” intervenne Sciplini “dice a me di non essere inopportuno e poi…”, “vabbè Andrea, mi ha capito. Vuole stare con Desirè anche se è cieca?”… la tensione in ufficio era altissima: Sciplini per allentarla si era messo a fare delle formine pornografiche ritagliando la carta da riciclo, mentre Ralph si era messo a giocare a freccette con l’attrezzatura che gli aveva regalato Sciplini di ritorno dal suo terzo viaggio di nozze a Casavatore. “Bhe” parlò sottovoce Andrea “se lei vuole, io si, vorrei stare con lei. In fondo, sono innamorato”; e Desirè rispose “io, bhe, dove lo trovo un altro che mi prende senza occhi, per me è si”; “Perfetto! Siamo tutti d’accordo! Desirè e Andrea, andate e moltiplicatevi… se ci riuscite: avete la mia benedizione! Aspetto le partecipazioni. Andate, siete liberi”.
I due “innamorati” si alzarono dalle loro sedie con circospezione, increduli per quello che stava accadendo. Andrea girandosi verso Desirè fece cadere la statuetta della Venere di Cremona che Sciplini gli aveva regalato di ritorno dal suo quarto viaggio di nozze a Pavia; “ragazzi, va bene l’amore, ma fate attenzione” si lamentò Ralph col sorriso di Dracula. Desirè e Andrea uscirono dall’ufficio mano nella mano e Ralph e Sciplini li sentivano parlare sottovoce: “Andrea, comunque niente male quel bastone, mi raccomando, non togliertelo”, “si Desirè, ci mancherebbe, è grazie a lui che ti ho incontrato; tu poi, con quegli occhi… dai, qualcosa ci inventiamo”.

“Ha visto Sciplini” chiosò Ralph “basta poco, e l’amore trionfa. A proposito… ha mai pensato che i suoi matrimoni non funzionano perché fa dei viaggi di nozze di merda?”
Ralph tornò a casa, con il sorriso amaro di Dracula e di chi riesce ad accontentare tutti tranne se stesso. Lo accolse nella sua solitaria dimora la voce calda della madre: “Ralph, passata una buona domenica? Adesso ti rimetti a fare gli esercizi? Perché non fai quello per la postura… quello con il bastone!”, “no mamma, quello con il bastone proprio no. Oggi proprio no”.

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