Condividi su facebook
Condividi su twitter

L’altra metà del suo mezzo discorso

di

Data

david accusa caterina di essere borghese, figlia di papà, di avere avuto più possibilità nella vita. più orizzonti. le dice che è cambiata. che fino a un paio di anni prima era più spontanea, più naturale.

david accusa caterina di essere borghese, figlia di papà, di avere avuto più possibilità nella vita. più orizzonti. le dice che è cambiata. che fino a un paio di anni prima era più spontanea, più naturale. che prima beveva il vino a occhi chiusi e mangiava il formaggio con le mani. che invece ora a lui pesa sempre più il suo nuovo modo di essere. il suo modo di essere piccola e caustica. prima era un gioco divertente quando si guardavano negli occhi e lei lo graffiava. ora è un logorio, perché lei lo guarda dall’alto e lo graffia ancora ma non con le unghie. l’accusa di essersi divertita per un po’ a fare la groupie per lui ma che ora che ha sentito puzza di soldi a Milano non è più quella di prima e fa la snob e torna da lui sempre meno.

caterina accusa david di essere ottuso e fermo. gli rinfaccia che a quasi 25 anni deve smettere di pensare di averne 17 e che i suoi amici hanno quasi tutti finito l’università o sono a buon punto. lui invece ancora fa stridere quella chitarra alle feste e alle sagre per due spicci e non è kurt cobain che può andare in giro vestito da maledetto. che quei capelli non vanno più di moda da un secolo. che il mito, in lui, non c’è. che anche lui è cresciuto in quel buco di valle e che la recita non funziona più e ha stancato tutti. anche i suoi amici. che si è rotta di doverlo scarrozzare in giro con la sua macchina, come fosse la madre, alle prove e ai concerti, e che se si trovasse un lavoro forse ogni tanto le potrebbe anche fare un regalo vero invece di regalarle solo canzoni non finite. che magari ogni tanto se la potrebbe scopare anche su un paio di lenzuola pulite, tanto per cambiare.

david le dice che è una stronza, che lei sa benissimo da dove viene lui. la sua storia. che era stato chiaro sin dall’inizio e che lei si dimostra solo una bambina a dirgli quelle cose, a rinfacciare, a fare leva sui soldi. che si è rivelata per la stronza che è. che si sente una figa perché pesa 15 kg, perché si veste come Lana Del Rey (che non sapeva neanche chi fosse finché non gliel’aveva fatta conoscere lui) e perché ascolta musica strana (che anche quella le passa lui). che è lei quella che sguazza nel mito di se stessa ma che in verità è solo una scema, una povera scema che è stata fortunata a darsi un tono stando con lui ma che tutti pensano che sia una stronza. che lei è un bicchiere d’acqua montata, montata da quella stronza ingioiellata di sua madre. che compatisce quel povero diavolo di suo padre che deve sopportarsi due zoccole isteriche del genere dentro casa e che lo capisce se si fuma due pacchetti al giorno. che il giro che lei ha preso a Milano è pieno di merda e di bamba e che sarà contento quando i suoi bocconiani cominceranno a passarsela come un boccione di vino del contadino, quello da due soldi.

caterina gli dice che lui non è l’unico sulla terra cui sia morto un genitore quando era piccolo. che non è l’unico la cui madre sia esaurita. che non è l’unico che si è cresciuto da solo. e che ci sono tanti modi di rovinare un’infanzia che lui neanche si immagina. che certi genitori è meglio se muoiono. che se lui avesse le palle riuscirebbe ciò nonostante a fare qualcosa della sua vita. che se fino adesso lui è ancora a piede libero è perché lei l’ha tenuto sempre con la testa a posto, fuori dai guai, perché lei gli ha risolto i problemi e salvato le palle cento volte. che lui non ha capito un cazzo di lei. che pensa di amarla e invece guarda solo a se stesso. che lei pensava che lui avesse capito. che lui avesse intuito chi era lei veramente. che lo avesse sentito lo sforzo che faceva lei per farsi avvicinare da lui, per non sentirlo come una minaccia. che lui avesse capito le sue cicatrici sotto la pianta del piede. che giocare con le sigarette quando scopavano per lei non era solo un gioco.

david le dice che non capisce di cosa stia parlando. che ogni volta che litigano lei se ne esce con questo mezzo discorso delle sigarette e delle cicatrici sotto al piede che non significa un cazzo, manco fosse stata in guerra. che tira fuori la storia delle sigarette come se non fosse stata lei a volerlo, come se quando si sono conosciuti lei le cicatrici non le avesse già. e che questa volta ha esagerato a tirare fuori i cazzi della famiglia di lui. che è meschino e debole da parte sua e che lei si sta finalmente rivelando per la stronza viziata che è veramente e che meglio tardi che mai. che può andare affanculo lei, i suoi giochini da troia malata, le sue urla isteriche, la sua macchina, il suo telefono, le sue borse, i suoi vestiti, i suoi amici scoppiati e la sua cazzo di bocconi.

caterina gli dice che lui gli fa pena. che non capisce un cazzo. che l’altra metà del suo mezzo discorso, lui, se le volesse veramente bene, gliel’avrebbe tirato fuori già da un pezzo. che le cicatrici sotto i piedi di lei raccontano una storia che lui non ha mai avuto le palle di leggere. che lui è un sadico di merda perché quei giochini piacciono anche a lui. lo accusa di essere egoista e presuntuoso e di essere lui il vero viziato fra loro due, perché si è viziato da solo, dandosi sempre un alibi, nascondendosi dietro i suoi guai. che lei invece i suoi guai li ha dovuti affrontare tutti i giorni, a pranzo, a cena. e ogni sera, al bacio della buona notte, per anni e da anni. che la madre di lei non è stronza ma solo cieca e ipocrita, perché non si è mai accorta di quello che succedeva due stanze più giù nel corridoio e che suo marito l’ultima sigaretta della sera non la spegneva nel posacenere. oppure che se ne è accorta e che non ha avuto le palle di far nulla. che lui lo sa che ogni volta che lei scopa con lui non può chiudere gli occhi e deve tenere la luce accesa, che lo deve guardare sempre, negli occhi, per ricordarsi che è lui sopra di lei e non qualcun altro. che lui è uno stronzo egoista che dopo due anni ancora non ha capito un cazzo. che se veramente le volesse bene non si accenderebbe una sigaretta ogni volta che si avvicinano insieme a un letto. e che suo padre non è un povero diavolo. che suo padre è IL diavolo, e che è riuscito a ingannare anche lui.

david non dice niente. caterina piange. david si accende una sigaretta. caterina lo guarda. david le passa la sigaretta accesa e le dice che a lui il diavolo non l’ha mai ingannato e che stavolta può spegnersela da sola sotto al piede e che quando ha finito può prendere i suoi problemi da fichetta e tornarsene affanculo da dove è venuta. caterina prende la sigaretta e fa un tiro, poi gliela ripassa e stende una gamba verso di lui.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'