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Colpo di testa

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In verità non era stata tutta colpa dell’uomo che poi avrebbe scoperto chiamarsi Achille Bregoli, se Giovanni si era ritrovato sulla prima pagina dei giornali. Si era svegliato di buon umore Giovanni, quella mattina, perché era un mese e mezzo che non vedeva Claudia.

In verità non era stata tutta colpa dell’uomo che poi avrebbe scoperto chiamarsi Achille Bregoli, se Giovanni si era ritrovato sulla prima pagina dei giornali.

Si era svegliato di buon umore Giovanni, quella mattina, perché era un mese e mezzo che non vedeva Claudia. Chiudendo la valigia si era chiesto se fosse il caso di portarsi dietro anche il libro per l’esame di viticoltura, ma poi aveva mandato affanculo l’esame e con un colpo secco alla cerniera si era messo a trascinare la vecchia Samsonite per il corridoio. Se tra lui, la Samsonite e la porta non si fosse opposto nulla; se la valigia, e lui con lei, avesse attraversato la porta, preso l’ascensore e imboccato la via della stazione cinque minuti prima, probabilmente Giovanni non si sarebbe trovato sulla prima pagina dell’Adige. Ma così non fu. Perché tale Egidio, studente fuori corso in Matematica e suo coinquilino, si era palesato in mezzo al corridoio e adducendo degli errori nel conteggio mensile delle bollette lo aveva trattenuto per farsi restituire tre euro e quarantacinque centesimi. In ascensore Giovanni pensò che Egidio avrebbe dovuto mettere tanto scrupolo matematico negli studi e magari infilarsi i tre euro e quarantacinque centesimi su per il sedere, ma di certo non poteva pensare che l’errore nel conteggio mensile della bolletta fastweb avrebbe messo in moto una tale sequenza di eventi da fare di lui un ricercato.

Fatto sta che, valigia in mano e biglietto per l’Eurostar in tasca (seconda classe in offerta), Giovanni si era fatto di corsa i circa cinquecento metri che separavano il suo bilocale dalla stazione. Lì, con ben venti minuti di anticipo e il binario già annunciato, Giovanni aveva fatto una scoperta che lo aveva lasciato un attimo interdetto e un attimo dopo in preda a una lunga serie di imprecazioni che comprendevano molti santi e anime defunte. Perché il biglietto Eurostar (seconda classe in offerta) riportava, come era giusto che fosse, la tratta Trento-Roma, carrozza 7-posto 14c, ma, molto meno giustamente, la data del giorno dopo. Con diciotto minuti di tempo e il binario già annunciato Giovanni si disse che poteva, probabilmente sì, avrebbe potuto cambiarlo, pagare una differenza e sedersi ugualmente sulla carrozza 7-posto 14c, come era giusto che fosse.

Così Giovanni smarcò una mamma con bimbo, due turisti con zaino ed era giusto giusto per piazzarsi davanti la biglietteria quanto un distinto signore anziano, che poi avrebbe scoperto chiamarsi Achille Bregoli, spostò il cordone che delimitava la fila e con noncuranza si pose davanti all’addetto ai biglietti.

“Un regionale per Bolzano”, annunciò secco.

“Sei euro e quaranta”, rispose secco l’addetto ai biglietti.

Così il Bregoli, che all’epoca per Giovanni era solo il-fottuto-vecchio-che-mi-ha-fregato-il-posto, tirò fuori compostamente sei euro e quaranta in banconota e spicci e li spinse sotto la feritoia.

È aumentà el bigliet, ah… el bigliet l’aumentè sempre ma i treni li è sempre quei…”, iniziò il vecchio con la calma degli anziani che parlano troppo poco e quando lo fanno devono raccontarti la loro vita dai tempi dei giochi in canonica.

“Eh sì, è sempre peggio…”, confermo l’addetto ai biglietti.

“Scusi ho il treno che par…”, provò ad azzardare Giovanni ma il vecchio continuò, con la spavalderia di chi ha campato ottant’anni e dunque ha ben il diritto di rompere le palle al prossimo.

“Io ci ho lavorato quarant’anni a Bolzano, sa! Ero appuntato dei Carabinieri, io. E mai una volta che il treno avesse fatto ritardo, e miga el costeva sei ero e quaranta al bigliet!

“Eh, sì, ha ragione… che vuole, qui più paghem e mem ciapem”, confermo l’addetto ai biglietti.

“Eh, e non c’era il bar in stazione, la mia Teresa il pane col burro mi metteva nella borsa, pane fresco e burro delle nostre malghe, non quei cornetti surgelati che ci sono adesso… e miga el costeva sei ero e quaranta al bigliet!

“Eh, era diverso, tutto più ordinato, el buro de malga pò…”, confermo l’addetto ai biglietti, che forse pensava che in un mondo di macchinette automatiche il suo operato fosse utile solo agli stranieri e ai vecchietti rincoglioniti.

A dieci minuti esatti alla partenza del treno, dopo un’ulteriore conferma di quanto fosse buono il burro che comprava quella buonanima di Teresa, Giovanni trovò il coraggio di farsi avanti, ignorare i tabù della buona educazione (che gli anziani sono pur sempre anziani) e picchiettare sulla spalla del signore poi noto come Achille Bregoli.

“Scusi. Ma ho il treno, sono di corsa e devo…”

“Stia calmo, lei! En po’ de bona educaziom, ah”, gli rispose quello punzecchiandogli il petto con il bastone.

Lo vedelo”, disse il Bregoli riponendo lentamente il biglietto dentro il portafoglio e poi, con altrettanta celerità, il portafoglio nella tasca interna della giacchia, “Miga l’era così per noi, se mi manchevo de rispet me pare co la zintura el me le deva, e pure mio figlio sa, l’ho cresciuto come si deve! Adesso fa la guardia di finanza a Genova, ma anche lì non è come a Bolzano…”

Il treno Eurostar, proveniente da Bolzano e diretto a Roma Termini, arriverà al binario due. Sono previste fermate nelle stazioni di…

“Sono di corsa, scusi, devo cambiare il biglietto. Mi cambia il biglietto!”, disse Giovanni mettendo le mani avanti, in una preghiera all’addetto ai biglietti e al protettore di tutti i pendolari.

“Giovane, non ti permettere, sai!”, quasi urlò Achille Bregoli. “Come te permetè ti! Mi som sta quarant’ani carabigner, e quelli come te li cacciavo dalle stazioni a calci nel sedere!”
“Devo passar…”, Giovanni provò a smarcarsi, l’ultimo tentativo in zona Cesarini.
“COME TI PERMETTI, TU!”, gli si parò davanti il vecchio, come un terzino in area di rigore, “MI SOM STA QUARANT’ANI CARABIGNER, E LA BUONA EDUCAZIONE È IL MINIMO…”

Il treno Eurostar, proveniente da Bolzano e diretto a Roma Termini, è in arrivo al binario due. Sono previste fermate nelle stazioni di…

Colpo di testa.

Andò così.

E non metaforicamente, non calcisticamente parlando.

Tra lui e il gentile addetto ai biglietti c’era solo la faccia a tutto schermo del vecchio poi meglio noto come Achille Bregoli, e Giovanni fece quello che più tardi i giornali avrebbero definito “una vile aggressione”, gli diede un colpo di testa. Una testata.

Il collo diede lo slancio e la fronte di Giovanni si trovò a baciare la fronte dell’ex appuntato Bregoli. E fece male. A Giovanni di sicuro, perché indietreggiò barcollando. Il vecchio rimase con un filo di saliva che colava dalla bocca, la faccia rossa e gli occhi giganti come quelli di un pupazzo scadente dell’autogrill.

Giovanni guardò il vecchio, guardò il bigliettaio, e si mise a correre.

Con la Samsonite sulle spalle, per meglio coprirsi dagli altrui sguardi (e sia mai ci fossero telecamere), corse per i giardini.

Smarcò uno o due tossici attoniti, tagliò per vie laterali, si nascose cinque minuti dietro l’angolo di casa sua, per sicurezza, e poi osò salire a rintanarsi in camera.

Egidio non chiese nulla, evidentemente tutti i conti erano a posto.

Nel pomeriggio, con il cappuccio della felpa calato in testa, andò all’internet-point di Amir e lì comprò un biglietto per l’Intercity notte. Usò la carta di suo fratello.

Alle dieci di sera era di nuovo alla stazione, ma non con la Samsonite, sarebbe stato troppo riconoscibile, recuperò invece il vecchio zaino da campeggio degli scout. Salì sul treno e passò la notte con tre ragazzi napoletani, un tipo che sembrava un commesso viaggiatore e una donna di centocinquanta chili che russava come un trombone. Nessuno lo fermò.

La sera dopo, sdraiato vicino a Claudia, al buio e con la sola luce del computer scoprì di essere un ricercato.

“Anziano aggredito alla stazione”, intitolava l’Adige. “Sono ancora in corso le ricerche del ragazzo autore della vile aggressione alla stazione di Trento. Achille Bregoli, ex carabiniere in pensione, è stato malmenato perché si rifiutava di lasciare il suo posto nella fila della biglietteria. La Polizia non dispone di immagini video, ‘Ma contiamo di giungere ugualmente a una soluzione’, ha dichiarato…”

Giovanni pensò che aveva ragione suo padre, che laurearsi in Viticoltura ed Enologia era una stronzata, che fare agraria a Roma andava benissimo. Fanculo ai verdi pascoli, all’aria pulita e ai treni puntuali. Che Iddio benedica il traffico e lo smog. E se la metro alla prossima pioggia fosse diventata un acquapark chi se ne frega. Avrebbe noleggiato un gommone.

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