Il commissario Ralph e lo strano caso del cameriere Beniamino

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“Ma non è possibile che tutti hanno sempre sto pomodorino in bocca. Qualunque schifezza cucinano basta che ci mettono il “pomodorino” e diventa un piatto radical chic… fanno un merluzzo,

“Ma non è possibile che tutti hanno sempre sto pomodorino in bocca. Qualunque schifezza cucinano basta che ci mettono il “pomodorino” e diventa un piatto radical chic… fanno un merluzzo, e ci metto il pomodorino, fanno il pane carasau e ci metto il pomodorino, fanno una pasta con i pomodorini e ci metto il pomodorino… guardate che il pomodorino nel cappuccino è davvero disgustoso!”.
Ralph parlava animatamente al telefono in collegamento diretto con il programma di cucina “Cuoco amico” in onda su Rete Romanufalastupidastopomeriggo e si lamentava per le pessime ricette descritte.
“Guardi signora che noi non abbiamo mai parlato di pomodorini a colazione col cappuccino, si confonde…”;
“Signora?!? Io?!? Un commissario di polizia?!? Il più maschio dei maschi? Questa è la gocciola che fa traboccare il naso. Da ora seguirò solo Masterscem su canale non me lo ricordo”. Ralph scaraventò il telefono contro il muro, si tolse il grembiulino che indossava sotto il suo impermeabile e si sciolse i bigodini che portava senza motivo. Il telefono che aveva lanciato contro il muro era però un telefono con i fili e naturalmente gli tornò indietro come una fionda, andando a colpirlo in piena fronte tramortendolo. Iniziò a rianimarsi dopo svariate ore, sentendo una vocina nel cervello che diceva: “commissariooooooo, commissariooooo, sono Sciplini, mi sente”… Ralph udendo la voce di Scilpini ritornò immediatamente in vita: “Sciplini, ma mi chiama a casa?!? Un’urgenza?!? Un ristorante a Trastevere?!?! Ci sono i ristoranti a Trastevere? Non lo sapevo… vengo subito.” Ralph nella fretta si rimise il grembiule da sopra l’impermeabile, si mangiò un bigodino e si versò il cappuccino al pomodoro sulla testa. Puzzolente come un dado star salì in groppa alla sua ‘600 e volò verso Trastevere. “Trastevere, mia madre non mi ci faceva mai andare. Diceva che era pericoloso. Ma ora sono un uomo, e ci vado! E poi lei è morta”.

Dopo sessanta giri a vuoto sulla tangenziale riuscì a capire che la tangenziale in effetti non centrava niente con la strada che doveva fare per raggiungere la sua destinazione e trovò finalmente Trastevere seguendo un torpedone di suore devote di Santa Carbonara dirette in Vaticano, ma che prima passavano per piazza Trilussa alla ricerca di una qualche reliquia a forma di pancetta affumicata. Ralph finalmente arrivò all’indirizzo comunicatogli da Sciplini: Il ristorante “da Gigino il Sozzone der Quartierino”, specialità brodo di gabbiano di Malagrotta; ben 1752 vaffanculo su Trip Advisor. Uno dei commenti più dolci era “Ma va a morì ammazzato tu e tutta la tua generazione. Mai magnato così de merda”, un altro diceva “in un posto der genere nun ce farei magnare manco il cane mio. E lui si nutre quotidianamente solo della mia merda, che ha casa nun tenemo il cesso. Non so che ce mettono nella zuppa, ma dopo che me la so magnata ero talmente strafatto che me so ingroppato quella tritura palle di mia suocera. Aò, spero solo di non averla messa incinta”.
Ralph fu particolarmente colpito da quel commento colorito; in effetti il ristorante non aveva un aspetto molto invitante: le finestre erano sprangate, il mobilio fatiscente e c’era puzza di cammello morto ovunque. Nella sala centrale un solo tavolo con due persone, entrambe con la testa nel piatto. Entrambe senza vita. Ralph stava riflettendo profondamente, cercando di assimilare la scena assurda alla quale stava assistendo, quando: “Commissario!”; la voce di Sciplini giunse improvvisa come una goccia di pioggia a Gioia Tauro. Ralph immerso nei suoi pensieri si girò di scatto pensando a un attentato e sferrò un calcio nelle palle a Sciplini, degno di uno che per mestiere tira calci nelle palle ai passanti. Sciplini vomitò parte della sua prostata e con voce rotta dal pianto disse “Dottore, sono io, Scilpini… ma lei come si è vestito… buongiorno comunque”… “buongiorno un paio di palle” tuonò Ralph, “le sembra questo il modo di sbucare all’improvviso?!? Avrei potuto farle del male, lo sa?!?”; “lo so, lo so”, rispose Sciplini lacrimando sangue; “comunque mi vuole dire che è successo?!?” si innervosì Ralph; “un po’ di pazienza Commissario, ho subito un leggero trauma all’interno coscia e…”; “ho capito Sciplini, allora descrivo io con il mio occhio indagatore a cui non sfugge nulla: abbiamo due persone morte, un uomo e una donna, lui molto più giovane di lei. L’uomo si coglie che è un bastardo perché è pieno di tatuaggi e tiene le unghie sporche da fare schifo. La donna, anche se non si vede la faccia, trasuda cattiveria da quei capelli ricci e stopposi. Probabilmente sono morti avvelenati da poco, anche se ci vorrebbero delle analisi… Sciplini, ma che fa?!?! Apprezzo il coraggio, ma è pericoloso!”; Sciplini stava bevendo il brodo da uno dei piatti con estremo gusto; “coraggio? Ma no dottore, io avevo semplicemente fame…certo il retrogusto di cadavere non è che sia molto buono. Comunque i cadaveri sono qui da almeno una settimana e questo brodo era un brodo di gabbiano, solo che si è decomposto e ora sa di rapa scaduta. Inoltre ormai il viso dei due si è incollato al fondo del piatto. Per staccarli ci vorrà del solvente”; “bene, ottime deduzioni, Sciplini, ma il brodo, oltre a fare schifo che ci sta la testa di uno morto dentro, sarà pure avvelenato, smetta di mangiarlo!; “avvelenato?!? Ma commissario, i due sono morti accoltellati. Non vede che hanno un coltello di 40 centimetri ficcato sulla schiena?”; “ah… certo che me ne sono accorto! A me non sfugge nulla. Comunque la smetta di mangiare e mi dica con chi posso parlare. Ci sarà un cuoco, dei camerieri…”; “si dottore, sono di là in cucina. Ci sta un cuoco e altri due lavoratori. Sono lì da quando sono arrivato e non vogliono uscire per niente al mondo. Non si fidano. Comunque sto brodo fa schifo, i commenti su Trip Advisor lo dicevano che non è un granché sto posto. Lei li ha letti commissario?”; “si li ho letti, li ho letti, ma adesso non è importante, pensiamo piuttosto a come possiamo conquistare la fiducia del cuoco”; “commissario, io comunque in verità sento un po’ di mal di pancia… forse sto bordo…”. Sciplini si andò a chiudere nel gabinetto e dalla sala si potevano ascoltare rumori degni della cavalcata delle valchirie di Richard Wagner. Ralph pensava al da farsi e girava avanti e indietro nella sala grattandosi le ascelle, quando passando davanti lo specchio si accorse di avere ancora addosso il grembiule. “Idea, posso fingermi un cuoco! Anzi, uno che vuole imparare, un apprendista cuoco! Anche se, pensando ai commenti di Trip Advisor sono più bravo io”. Ralph bussò con dolcezza alla porta semiaperta della cucina ed entrò discreto, vestito con il suo impermeabile marrone e un grembiulino da cucina. “E’ permesso, sono un giovane cuoco; sto cercando il maestro Gigino, voglio fare uno stage e imparare i suoi segreti…”; da dietro un pentolone gigante uscì un omino alto un metro e una banana, con due baffi da sparviero e un cucchiaio di legno tra le mani 30 centimetri più lungo di lui. “Prego” disse il maestro Gigino” è sempre bello che i giovani vogliano imparare. Si accomodi. Le presento i miei collaboratori. Mio figlio Beniamino, il cameriere, e il signor Cacasenno, il commis di cucina… quello che sparecchia e mette le posate”. Beniamino sembrava un bambino, con il corpo però di un trentenne; il cappello non celava del tutto l’incipiente stempiatura, aveva le unghie lunghe e sporche e un tatuaggio di una rosa sulla fronte che si estendeva poi su le braccia scoperte. Ma non diceva una parola e si muoveva dietro il padre ripercorrendo i suoi passi come un ombra. Cacasenno era non solo silenzioso, ma anche immobile, ma un commis di cucina ci vuole sempre e lui era lì con le posate tra le mani pronto ad apparecchiare qualunque cosa. La poca pelle che aveva scoperta era nera, ma il resto era tutto celato da una veste bianca, capelli compresi.
“Venga giovane, stavo preparando proprio il mio famoso brodo al Gabbiano di Malgrotta. È davvero fortunato”; “sì” disse Ralph “ho letto su Trip Advisor che questo è il suo piatto più famoso”…  alla parola Trip Advisor il cuoco Gigino guardò di traverso il commissario, mentre Beniamino si fece la pipì sotto; “non ci interessa Trip Advisor a noi grandi cuochi. Venga, si avvicini al bancone. Vieni anche tu Beniamino. È un bravo ragazzo Beniamino, solo che non si lava le unghie e ha questa passione per i tatuaggi. Chissà da chi ha preso”.

Ralph si approssimò al bancone, che era alto 30 centimetri, e si mise in ginocchio. In otto secondi Cacasenno aveva messo su quel tavolo 18 coltelli diversi, 62 forchette, un trapano e uno sturalavandini. Poi era tornato a sedersi. Beniamino era dietro il padre e si grattava la rosa sulla fronte. “Bravo con i coltelli quel Cacasenno” pensò Ralph “ed è anche piuttosto strano… chissà che non abbia a che fare con l’omicidio”.
“Allora giovane cuoco, adesso prendiamo il gabbiano fresco.”; “dove sta, maestro?” chiese ingenuo Ralph; in quell’istante un gabbiano precipitò morto sul tavolo con un coltello ficcato nel petto. Ralph si girò verso Cacasenno che aveva usato un imbuto come cerbottana e aveva lanciato il coltello oltre il buco nel soffitto stroncando il povero gabbiano di passaggio. “Sa giovane cuoco qual è il segreto di un buon brodo al Gabbiano?!?”. “Io lo so, io lo so” irruppe Beniamino che parlava per la prima volta, “dato che il sapore del gabbiano fa schifo ci sbricioliamo dentro dell’anfetamina. Così il cliente neanche si accorge di quello che si mangia. Se non stai un po’ fatto ti accorgi che la zuppa è na schifezza tale che non la daresti a mangiare neanche al cane, e figurati che il mio cane mangia solo merda”; “Beniamino fai silenzio!” si innervosì il cuoco Gigino.
“Cani che mangiano solo merda? Dove l’ho letta questa schifezza… e poi quei tatuaggi che ha Beniamino, e quelle unghie sporche…” riflettè Ralph e con un gesto veloce degno di una zucchina che rotola afferrò il cappello di Beniamino e scoprì la sua testa: aveva i capelli bianchi e stopposi come la vecchia assassinata nella sala. Ralph aveva ormai capito tutto e uscì dalla cucina, tornando di corsa al tavolo del delitto; alzò dal piatto il viso dell’uomo più giovane. “Sciplini, vienimi ad aiutare! Il piatto è attaccato al volto dell’uomo!”. Nessuna risposta giunse dall’appuntato ancora chiuso in bagno, ma solo i soliti rumori di trombe e cannoni. Ralph mise un piede sul petto del morto e tirò quanto più forte poteva il piatto. Riuscì a staccare il piatto che volò via colpendo in pieno Sciplini che in quel momento usciva dal cesso dimagrito di 48 kg e con una coda di carta igienica che gli usciva dal culo.

I sospetti di Ralph erano confermati: il morto assomigliava spiaccicato a Beniamino ed aveva sulla fronte la stessa rosa tatuata: era suo padre. Ralph alzò il viso della vecchia dal piatto, che diversamente dal primo caso, si staccò immediatamente… “sarà per il fondotinta” pensò Ralph. Anche la vecchia somigliava a Beniamino: era la madre. Sciplini domandò a Ralph: “commissario, ma cosa sta succedendo?!?”. “Non cogli nulla Scilpini? Ricordi il commento su Trip Advisor?!? L’uomo che dopo aver mangiato il brodo era talmente strafatto che si era ingroppato la suocera? Eccolo, è lui. Il padre di Beniamino, il cameriere! Fanno le stesse battute, hanno gli stessi tatuaggi, le unghie sporche uguali. E poi il cuoco Gigino non gli somiglia per niente. E questa è la madre, incinta per colpa di quel brodo allucinogeno. Gli stessi capelli stopposi e ricci. Lei era rimasta incinta dopo quel nefasto pranzo. Per nascondere il bambino e non creare scandalo, lo hanno affidato al cuoco Gigino, col pretesto che fosse tutta colpa sua se fosse accaduta una cosa così terribile: un genero che mette incinta la suocera!!! Qualche giorno fa, dopo due anni, sono venuti qui a cena, per vedere come stava il bambino, e Beniamino li ha uccisi, accoltellandoli. Giusto?”. Ralph si rivolse al cuoco Gigino e ai suoi collaboratori, che si erano affacciati a testa bassa dalla cucina. “Tutto vero commissario. Tranne una cosa” rispose Gigino. “Proprio il giorno prima che i suoi genitori venissero qui, avevo stupidamente raccontato la verità a Beniamino, scatenando la sua sete di vendetta; ma prima che lui li accoltellasse, li avevo già uccisi io questi infami. Nel brodo avevo messo 830 fiale di Guttalax. Il medico potrà verificarlo, i loro stomaci e fegati sono scoppiati”; “non c’è bisogno del medico” disse Sciplini mantenendosi la pancia sofferente “ho assaggiato io il brodo, ed è effettivamente pieno di purganti”.
“Il medico potrà verificare anche che i quattro hanno il tetano. Li ho uccisi anche io. Le posate che hanno usato erano tutte arrugginite da fare schifo. Avevo sentito di nascosto la storia di Beniamino, e non potevo accettare una cosa del genere. Così, quando ho saputo che i suoi genitori erano qui, ho pensato di ucciderli. Lentamente”. A risuonare era una voce soave mai sentita prima. Era Cacasenno. Ralph gli si avvicinò, e gli tolse il cappello. Vennero fuori capelli d’oro lunghi e profumati e un viso color cacao da far perdere la testa; “ma… sei una donna?!?”, disse Ralph stupito con gli occhi a forma di culo di gallina; “e si, è una donna” ribadì altrettanto stupito Gigino. “Vabbè ragazzi”  sentenziò Ralph “tutti colpevoli, nessuno colpevole, altrimenti il processo non finirà mai: uno con i coltelli, uno col tetano, uno con l’avvelenamento; va a capire chi è stato il primo ad uccidere! Dai, chiamiamo l’impresa di pompe funebri e leviamo sto schifo da mezzo”; “ma commissario” protestò appena Sciplini, “forse dovremmo… capire meglio; e poi mi scusi, il commento su Trip Advisor è di 2 anni fa… Beniamino ha almeno 30 anni!”; “Scilpini, come sempre non capisce nulla: Beniamino è nato da una fecondazione tra una vecchia di 70 anni e suo genero. È normale che sia nato già di 30 anni, non crede?!? È scritto nella natura delle cose. Su Sciplini, vada a casa e non pensi a queste cose, che ha una faccia da schifo.”

Ralph prese in braccio Cacasenno, la caricò sulla sua auto e tornò a casa. Sulla porta l’accolse la solita voce: “Ralphuccio, dai apparecchia la tavola, che così mangiamo.”; Ralph rispose “no mamma, ad apparecchiare stasera ci pensa la mia amica. Tu riposa che è meglio”; “ma Ralph, io, noi…”; Ralph girò il quadro della madre verso la parete, chiuse le luci, ed entrò nel buio insieme a Cacasenno.

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